Il grande sciupafemmine, Camillo Benso Conte di Cavour.

Il grande sciupafemmine, Camillo Benso Conte di Cavour.

Votato al celibato perché troppo occupato da altri pensieri, ‘sposato’ al re Vittorio e al regno sabaudo, Camillo Benso conte di Cavour, nato a Torino il 10 agosto 1810, pur essendo tutt’ altro che un bell’ uomo,  ebbe numerose amanti. Il conte sceglieva dame colte, raffinate, anche non necessariamente avvenenti,  ma certamente con una caratteristica sine qua non: dovevano essere sposate, così da non procurargli complicazioni sentimentali.
L’ elenco delle signore del bel mondo con cui si accompagnò è lungo, in Francia come in Piemonte: Clementina Guasco, Emilia Nomis di Pollone, Melanie Waldor e molte altre.
Ma furono il primo e l’ultimo amore ad impegnarlo di più, creandogli anche – forse – qualche rimorso.
Il ventenne Cavour, nel 1830, a Genova, conobbe Nina Schiaffino Giustiniani, moglie del marchese Stefano e tra i due nacque in intensa passione, ma poi il giovane ufficiale del genio fu richiamato a Torino e il rapporto divenne soprattutto epistolare. Si rividero solo  quattro anni più tardi e quando la nobildonna comprese che l’ex amante, oramai lanciato nella carriera politica, aveva smesso di  pensare a lei, si suicidò.

Il grande sciupafemmine, Camillo Benso Conte di Cavour.

Il conte di Cavour

Di avventura in avventura, mentre ormai il progetto dell’ Unità d’Italia stava prendendo concretezza, Cavour conobbe Bianca Berta di Valentino Servitz-Ymar, ballerina ungherese bella e spregiudicata, sposata al coreografo Domenico Ronzani e questa volta fu l’ austero piemontese a perdere la testa. Seguiranno cinque anni di incontri segreti, le lettere appassionate, piene di un ardore che Bianca seppe abilmente sfruttare. Con lei, il gelido Cavour conobbe la gelosia e allargò perfino i cordoni della borsa, elargendole cospicue somme di denaro, donandole una villa e riempiendola di regali. Il 17 marzo del 1861, il suo sogno si avverò, ma alcuni mesi più tardi il conte morì.
Bianca, accortasi improvvisamente che l’ aria di Torino era diventata pesante, vendette la villa e se ne tornò a Parigi con un nuovo amante. Sarebbe morta in miseria due anni più tardi.

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