11 affascinanti ragazze ricordano il passato

11 affascinanti ragazze ricordano il passato.

Alcuni stabili di Torino ricordano il loro passato goliardico in vari modi.
Uno di questi, in via Principe Tommaso, oltre ad essere di notevole bellezza  presenta 11 bassorilievi femminili decisamente affascinanti che rappresenterebbero le 11 ragazze operanti nel casino al suo interno;  uno dei tanti postriboli che tra XVIII e XIX secolo accomunavano molte città europee.
Ma il mestiere più antico del mondo convive da sempre con la città nonostante religione, inquisizione e bigottismo.
Nel  1436, per cercare di arginare le donne di malaffare, un Ordinato cittadino  imponeva, con scarsi risultati, che le meretrici potessero esercitare solo nel quartiere di Porta Pusterla*; le ragazze continuavano ad operare ovunque incuranti dei problemi di igiene e di morale tipici dell’ antica professione.

Scrive Cibrario nella sua Storia di Torino:
In aprile 1470, il comune elesse alcuni savi, che insieme col vicario del vescovo e co’ frati procedessero alla riforma de’ costumi. […] ma poco frutto produssero, perché le donne mondane invadeano tutti i quartieri della città, e molti faceano aperta professione di vivere in concubinato, sebbene fin dal 1436 si fossero appigionate case del postribolo verso porta Pusterla, con legge: che le donne di partito vi dovessero rimanere; non potessero bere, mangiare, o dormire, né fallire di lor corpo in altro sito; uscissero di notte; né soli giorni di mercoledì e di sabbato avessero facoltà d’uscir di giorno per la città, divisandosi con una fettuccia sopra la spalla destra; andassero a messa a S. Dalmazzo, purché non ne passassero il campanile, e a S. Andrea, purché facessero la via lungo il muro. Ma questi ordini non erano osservati, onde in marzo 1482 si riformò: le donne mondane sfrattassero o si riducessero al postribolo fra tre giorni a pena della fustigazione; niuno fosse sì ardito di tener concubina a pena di dieci fiorini per ciascuna volta si cogliesse in fallo […].

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1568,  il cavaliere delle virtù.

Emanuele Filiberto I di Savoia da poco ha spostato la capitale del suo ducato a Torino e tra le varie misure che decide di adottare per la città alcune riguardavano proprio l’ antico mestiere: istituisce la figura del “cavaliere delle virtù” .
Il funzionario era responsabile del rispetto delle leggi riguardanti la professione ed era coadiuvato da  un chirurgo  responsabile  delle profilassi sanitarie necessarie per salvaguardare la salute delle ragazze e dei loro clienti. Inoltre nascono i primi postriboli legalizzati nei pressi di via Bonelli, proprio dove avevano la residenza i boia di Torino che a più riprese si lamentavano dei rumorosi vicini.
Col passare degli anni alcuni postriboli aprono i battenti nella contrada della Barra di Ferro (via Bertola) così definita perché vi era posizionata realmente una barra di ferro che delimitava la zona in cui le meretrici potevano operare. Le regole però non cambiavano! Le donne del settore erano obbligate a portare una fascia colorata al braccio quando circolano per le vie cittadine e potevano entrare solo in alcune chiese quando volevano assistere alle funzioni religiose.

11 affascinanti ragazze ricordano il passato.Nel corso del 1800 termina la ghettizzazione dei postriboli.
In vari luoghi sparsi per la città aprono più di quindici bordelli differenziati soprattutto in base alla tipologia della clientela, la stessa che assisterà alla loro chiusura nel 1958 sulle note della Calandra Street Blues.
Oggi non rimane più nulla che ricordi postriboli e case con imposte chiuse, ma passeggiando in zona San Salvario quelle 11 ragazze continuano ad osservare i viandanti affascinati da un  tempo ci siamo lasciati dietro, almeno in apparenza!


Porta Pusterla* quadrilatero oggi compreso tra via della Consolata, Via Giulio, Via Milano, Via Garibaldi

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