Quando il re nomina Alberto Nota segretario particolare, il mondo letterario si compiace ampiamente per la scelta. Di fatto, Carlo Alberto voleva dare un’impronta moderna e liberale alla corte torinese dando dimostrazione di tenere in grande considerazione le lettere e le arti, un modo aggraziarsi il panorama culturale italiano non essendo Alberto Nota un aristocratico.
Un’impronta innovativa anche dal punto di vista delle nomine a palazzo.

Su suggerimento del conte Luigi Provana, nel novembre del 1817 Alberto Nota viene nominato Secretario de’ Comandi di S.A.Sma e tutto sembra andare nel migliore dei modi fino al giugno del ’18 quando viene bruscamente licenziato. Quali siano le ragioni dell’esonero non ci è dato sapere, o meglio non esistono atti ufficiali che ne spiegano il motivo, ma alla corte tutti sanno tutto di tutti e si vocifera . . .  alcuni commentano l’accaduto adducendo a gelosie interne da parte degli aristocratici di corte che, screditandolo, hanno fatto si che il segretario fosse allontanato in breve tempo dal suo incarico.  È bene precisare che Alberto Nota, è nuovo dell’ambiente e quindi all’oscuro delle dinamiche aristocratiche di palazzo e dal canto suo non fa nulla per nascondere l’orgoglio per l’incarico assegnatogli, dispensa giudizi a destra e a manca, parla a ruota libera e probabilmente non è in grado di accorgersi di quanto ciò può essere pericoloso in un simile ambiente.

Ma, a quanto pare, c’è un’altra versione dei fatti.
Voci ben più maligne raccontano che il quarantenne, da sempre incline al fascino femminile, poco dopo il suo ingresso a corte, mette gli occhi su una giovane ed avvenente cameriera della principessa. Sorpreso in atteggiamenti che non lasciano dubbio alcuno, Alberto Nota cerca di negare l’evidenza dei fatti, ma la cameriera per evitare ritorsioni su se stessa mostra un biglietto dell’intraprendente amatore e le intenzioni del segretario vengono alla luce. Fin qui, nulla di particolarmente inaspettato in quelle che immaginiamo essere le dinamiche nelle corti ottocentesche, peccato però che sulla bellissima cameriera aveva posato gli occhi niente meno che lo stesso Carlo Alberto e in men che non si dica Alberto Nota viene allontanato da palazzo.

Alberto Nota, via Botero 9Alberto Nota, il commediografo.

A parte la piccola parentesi alla corte sabauda, Alberto Nota è conosciuto soprattutto per la sua attività di commediografo.
Nato a Torino il 14 novembre 1775, nipote del celebre Carlo Allioni illustre botanico di corte, si laurea a soli diciotto anni ed entra subito come volontario all’avvocatura generale del Senato di Torino, successivamente prende servizio presso la Corte Criminale di Torino per approdare poi al Tribunale di Vercelli; ma per lui il teatro ha un fascino senza eguali e lo rincorre per tutta la vita.

Non ancora trentenne inizia a comporre commedie. La sua prima opera L’oppressore e l’oppresso viene mandata in scena a Roma da una compagnia di second’ordine, pochi anni dopo La duchessa de la Vallière viene rappresentata a Torino e piano piano il suo nome diventa sempre più conosciuto e rispettato. Col passare degli anni passa alla commedia di carattere, ispirandosi a Goldoni e Molière ed arrivano le sue opere più importanti: La donna ambiziosa, L’ammalato per immaginazione, L’atrabiliare e la Lusinghiera,  il suo più grande successo, andata sulle scene a Torino con la compagnia della famosissima artista Carlotta Marchionni,

Nonostante il suo impegno costante in campo letterario, Alberto Nota non ha mai abbandonato l’impiego amministrativo. Dopo la breve parentesi a corte accetta diversi incarichi anche fuori Piemonte, ma la lontananza dal palcoscenico trasforma lo spirito dell’artista. Si incupisce, riesce a trovare conforto nei brevi periodi di vacanza che trascorre con gli amici e in quelle occasioni scrive alcune tra le opere migliori del suo repertorio La FieraLe Risoluzioni in amore.

Muore a Torino, dopo una piacevole serata passata nel suo amato teatro, il 18 aprile 1847.
In via Botero 9, una targa ricorda il luogo di nascita del commediografo torinese.

Immagine: Pubblico dominio, Wikipedia

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