Nato a Cordoba da emigrati Piemontesi in Argentina nel 54, un legame molto forte con Torino il suo.  Autore colto e visionario che non ha mai voluto sottostare alle leggi di mercato.
Avrebbe trovato certo più fortuna nella Parigi progressista o nella cultura underground americana, più aperte al linguaggio surreale e sperimentale. Ma non è stato capace di lasciare la sua città, per questo è rimasto un autore marginale come si auto definisce lui stesso. Voce autorevole di un cinema torinese che non si piega a omologazione e compromessi.

Alberto lavora come regista per la Rai Torinese all’inizio degli anni ottanta, è considerato un folle dalla maggior parte dei suoi colleghi.
Con la sua caparbietà riesce a farsi commissionare le riprese della grande tournée in Italia dei Rolling Stones, dove si reca con una troupe leggera: un cameraman e l’assistente; questo prevedeva “la dotazione Rai” per gli RR.
Una delle occasioni in cui dimostra che chi ha “la passione di filmare” riesce a portare a casa il lavoro: Sympathy for the Rolling (1982). Un film che realizza in mezzo a 80000 persone con una sola camera che riprende anche l’audio.
Sempre alla ricerca di stimoli creativi, amico e collaboratore dei grandi maestri del cinema indipendente come l’americano Robert Kramer e il cileno Raul Ruiz, che considera punti di riferimento tra gli autori dell’epoca. Il rapporto più stretto è quello che lo lega al regista greco Theo Anghelopoulos con il quale collabora sul set di “O Megaléxandros” come assistente alla regia volontario nel 1980, per poi ritrovarlo nel 2003 quando si reca in Grecia sul set del film “la Sorgente del Fiume” per girare un documentario sulla poetica di Anghelopoulos.

Nel 1986 lavora sul set di “Enigma” di Jean Rouch un film ambizioso girato a Torino di cui Alberto Signetto coordina il back stage. Il progetto creativo è di KWK (Marco Di Castri, Alberto Chiantaretto e Daniele Pianciola) che per realizzarlo mettono in piedi uno stage formativo con Rouch al quale partecipano alcune delle figure che poi diventeranno punti di riferimento del cinema Torinese.
Un film che indaga l’essenza profonda della città di Torino, basato su uno studio comunicativo di quella che allora si considerava la scuola torinese del cinema.
Alberto lavora tra l’Italia, la Francia e l’Argentina dove, nel 2006, realizza “Nella pancia del Piroscafo” un viaggio sulla storia dell’immigrazione piemontese visto con lo sguardo della sua famiglia partita dal Canavese con l’ultima ondata migratoria degli anni 50.

Alberto Signetto Red Rhino, A spasso per Torino con il Rinoceronte RossoAlberto Signetto Red Rhino

E’ nel 2010 che Torino dedica finalmente una retrospettiva al Rinoceronte Rosso, durante il festival Piemonte Movie. Marilena Moretti, autrice e regista torinese, sua collega ai tempi della Rai, decide di seguire l’autore per realizzare un documentario che metta in luce la sua storia.
La storia della coerenza con se stessi che inevitabilmente ha reso la vita di Alberto più difficile, ma che lui non rimpiange, anzi rivendica completamente.
La storia del rinoceronte che carica la “Jeep dei bianchi” sapendo di perdere. E’ la metafora della vita di un regista ostinato, nemico dei compromessi, fedele al concetto di arte vista come sperimentazione del linguaggio cinematografico. Per dirla alla De Andrè in direzione ostinata e contraria.
Durante la realizzazione del film, ad un anno dall’inizio delle riprese Alberto Signetto si ammala, gli viene diagnosticato un cancro, la sua ultima battaglia contro “la bestia” più pericolosa. In quel momento si mette in moto una campagna di solidarietà per aiutarlo in questo delicatissimo momento della sua esistenza.
Alberto Signetto, purtroppo, non è riuscito a vincere la sua battaglia, il Rinoceronte Rosso si è scontrato contro la sua ultima jeep nel gennaio del 2014 lasciandoci un testamento il visivo con un valore letterario altissimo, dove emergono i suoi grandi amori, la ricerca sul linguaggio e la videocamera, strumento che ha utilizzato per narrare fino agli ultimi giorni di vita.

Alberto Signetto Red Rhino, A spasso per Torino con il Rinoceronte RossoIl film di Marilena Moretti è quasi terminato, amici e collaboratori di Alberto hanno contribuito con passione alla realizzazione, ora è arrivato il momento di concludere il percorso produttivo e festeggiare, ricordando tutti insieme il Red Rhino, il nomade sessantottino perenne, mai dogmatico che ci ha lasciato un concetto di bellezza raro e profondo.
Il film su Alberto Signetto diventa un percorso necessario per chi crede nella forza comunicativa del cinema del reale, cercando di insegnarci a non arrenderci di fronte alle difficoltà e ai compromessi che questa società ci impone, sperando nella massima diffusione possibile.

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