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Chiese di Torino

Chiesa dei Santi Bernardo e Brigida

Nel 1397 i Beccuti, una delle più importanti famiglie della città di Torino, riesce a far approvare dal Consiglio di Torino uno sgravio fiscale in cambio di una continua vigilanza dalla torre del Castello di Lucento al fine di proteggere la città dalle continue incursioni del Marchese del Monferrato.
La posizione strategica del castello sul lato della Dora e il continuo servizio di vedetta dalla torre della fortezza è un ottimo ostacolo contro Facino Cane, condottiero al servizio dei Marchesi.

Chiesa dei Santi Bernardo e Brigida

Alla fine del XIV secolo i Beccuti si propongono di incrementare la popolazione Lucentina promettendo, in cambio di fedeltà, terreni sgravati da tasse, aree coperte e la messa in atto di servizi religiosi. Viene così costruita una cappella dedicata a Santa Brigida che però si dimostra ben presto insufficiente alle necessità della zona in continua crescita demografica.

Nel 1605 vengono costruite le due navate laterali e la volta a botte,  ma è  nel  1654 che avviene la prima importante ricostruzione  voluta dalla reggente Maria Cristina di Francia e affidata all’architetto Amedeo di Castellamonte.
L’opera di Castellamonte è tutt’oggi visibile nel porticato e nelle prime due cappelle dove emergono gli stucchi delle maestranze luganesi. In  particolare quello sinistro è arricchito di affreschi che raccontano storia e miracoli di Sant’Antonio.

Chiesa dei Santi Bernardo e BrigidaDurante l’assedio di Torino del 1706 la chiesa subisce ingenti danni trovandosi sulla linea di fortificazione delle truppe franco-spagnole. Sembra che le truppe francesi utilizzassero la chiesa come accampamento e cucina.

Negli anni successivi l’edificio subisce nuovi interventi e nel 1884, con l’aumentare della popolazione il Comune di Torino delibera un nuovo ampliamento.
Su progetto dell’ingegner Ferrante vengono ampliate la navata centrale e delle cappelle laterali e nel 1928 viene costruita una nuova torre campanaria.
Ristrutturata nel 2001, la Chiesa dei Santi Bernardo e Brigida è tornata alla sua antica bellezza in una zona  periferica di Torino con un passato pieno di storia.

Chiesa dei Santi Bernardo e BrigidaCuriosità:
Ufficialmente la Sindone è arrivata al Castello di Lucento il 5 settembre 1578.
In “Torino sacra: illustrata nelle sue chiese, nei suoi monumenti religiosi, nelle sue reliquie” di Giacomo Arneodo Editore viene data un altra data e un altra collocazione. La Sindone sarebbe arrivata a Torino il 9 settembre e custodita all’interno della Chiesa dei Santi Bernardo e Brigida prima di essere  spostata all’interno della Cappella di ‘Santa Maria Ad Praesepe’ il 15 dello stesso mese.

Chiesa Santi Bernardo e Brigida

via foglizzo 3, Torino

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Chiese di Torino

Chiesa di San Filippo Neri

Duecentosedici anni per costruire la chiesa di San Filippo Neri

L’ attuale  via Maria Vittoria un tempo si chiamava via San Filippo a causa della chiesa che si trova a sinistra, procedendo da piazza San Carlo verso piazza Carlina e che con i suoi 69 metri di lunghezza per 37 di larghezza è, a dispetto della sua collocazione un po’ defilata, la più grande della città. In precedenza, al suo posto si trovava la parrocchia di sant’ Eusebio, che fu sfrattata da Carlo Emanuele II per fare posto ai padri filippini.

Il duca donò all’ ordine l’ intera isola, ma toccò alla vedova Giovanna Battista porre la prima pietra dell’ edificio tre mesi dopo la dipartita dell’ augusto coniuge, il 17 settembre 1675: subito dopo, però, iniziarono le discussioni sulla struttura da dare al complesso, che prevedeva anche un monumentale convento. Solo quattro anni più tardi, vinse la proposta del Guarini e la costruzione iniziò, inseguito curata da altri architetti che tirarono il lavoro per le lunghe.
Forse che la duchessa di Savoia o i padri filippini vollero risparmiare sui materiali?

Chiesa di San Filippo NeriSta di fatto che il 26 ottobre 1714, la cupola e parte dei muri perimetrali crollarono e occorsero più di quindici anni prima che un nuovo progetto venisse approvato e Juvarra, chiamato a rimediare al disastro, si mettesse all’opera.
Nel 1738, però, il cantiere si fermò di nuovo per mancanza di fondi e i lavori poterono essere ripresi solo trent’ anni più tardi, quando ormai Juvarra era defunto da un pezzo e , per farla breve, il santuario fu definitivamente terminato solo nel 1891, a ben duecentosedici anni dalla posa della prima pietra, quando Ernesto Camusso realizzò la facciata neoclassica.

A coronamento delle sue vicissitudini, durante l’assedio del 1799 la chiesa di San Filippo Neri fu colpita da una palla di cannone. visibile ancora oggi, poi rischiò di venir trasformata in teatro dai francesi, infine fu oggetto di un attentato partigiano, durante il quale venne ucciso il sagrestano.
Solo nel dopoguerra, finalmente, i frati e i parrocchiani sepolti nei suoi sotterranei poterono riposare in pace.

 

 

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La chiesa della Misericordia

Ai tempi di Carlo III di Savoia detto il buono, nella città di Torino prese vita la Confraternita della Misericordia.
Dedita ad opere di carità volte ai carcerati (soprattutto ai condannati a morte) nel XVI secolo la congregazione ottenne il permesso di costituire ufficialmente l’ Arciconfraternita di San Giovanni Battista Decollato detta della Misericordia.
In un primo momento l’arciconfraternità si insediò nella chiesa dei SS Simone e Giuda in via Doragrossa,  ma con l’aumentare dei confratelli la compagnia dovette trasferirsi dapprima nella chiesa di San Dalmazzo e successivamente presso il recinto del ghetto, nella chiesa dell’Ospedale di Carità.
Solo nel 1721 avvenne il trasferimento nell’ attuale sede dopo l’acquisto della  fabbrica dalle monache cistercensi di Santa Croce .
A metà del XVIII secolo venne affidato a Filippo Giovanni Battista Nicolis conte di Robilant, il progetto di ristrutturazione dell’intero edificio che terminò nel 1758.
La chiesa della Misericordia

La chiesa è a croce greca con navata unica, con due cappelle laterali quella dell’Addolorata nella quale è possibile ammirare un pregevole ovale del Beaumont “San Giovanni Nepomuceno davanti all’Addolorata”. La cappella a fronte è detta del Crocifisso o dei Condannati, dove è presente, al centro di una cornice realizzata da Antonio e Secondo Casella, un Crocifisso ligneo di pregevole fattura.

La chiesa della MisericordiaL’altare maggiore è stato progettato da Francesco Benedetto Ferroggio nel 1792 con un corpo convesso e decorazioni metalliche; posta dietro l’altare, sopra al coro, una bellissima tela di Federico Zuccari la “Decollazione di San Giovanni Battista”.
Ai lati dell’ingresso su piedistalli ottagonali, due grandi statue lignee opera di Carlo Giuseppe Plura, sono laccate di bianco e rappresentano una Madonna l’una ed un angelo inginocchiato l’altra.

La volta si articola su due cupole, con motivo ad archi intrecciati su quella posta sopra al presbiterio, mentre è semisferica con sei archi che terminano in un esagono di chiara ispirazione guariniana, quella sovrastante la navata.
La facciata, in stile neoclassico, è stata realizzata solo nel 1828 dai fratelli Gaetano e Lorenzo Lombardi mantenendo quasi completamente le indicazioni del progetto iniziale del Robilant con un frontone triangolare sorretto da quattro colonne ioniche.

 Chiesa della Misericordia

Curiosità
Nella cappella dei condannati, a sinistra, in una profonda botola, fino al 1777 venivano sepolti i giustiziati; successivamente le tumulazioni ebbero luogo in un’apposita zona sconsacrata, ma benedetta, presso il Cimitero di San Pietro in Vincoli.

Indirizzo

via Barbaroux 41

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La chiesa della Santissima Trinità

La chiesa della Santissima Trinità in via Garibaldi all’angolo con via XX settembre è stata costruita dove prima sorgeva la chiesa di Sant’Agnese risalente al XIII secolo.
La storia racconta che la confraternita della Santissima Trinità  acquistò nel 1596 la chiesa di S. Agnese quando decise di abbandonare la chiesa di San Pietro in Gallo.
Nonostante le pessime condizioni della nuova struttura, grazie al lavoro degli adepti nel 1598 la confraternita si trasferisce nella secolare chiesetta che in breve tempo si rileva essere troppo piccola e non adatta alla crescita della confraternita.
La chiesa della Santissima Trinità
Ascanio Vitozzi, adepto della confraternita della Trinità e architetto della chiesa del Corpus  Domini e di Santa Maria al monte dei Cappuccini ,  viene incaricato di provvedere alla costruzione di un nuovo edificio.
L’ affascinante chiesa prenderà il nome di Chiesa della Santissima Trinità e diverrà la dimora eterna del grande architetto che così tanto ha dato alla Città di Torino.
Nel 1606 la chiesa viene inaugurata anche se priva della grande cupola che verrà ultimata solo nel 1661 e dell’ altare maggiore, opera di Francesco Aprile.
Successivamente l’altare sarà invece rimaneggiato da Filippo Juvarra che lascerà la sua firma  nel complesso architettonico della struttura e nella cappella dedicata a Santo Stefano e Sant’ Agnese.
La chiesa della Santissima Trinità
Dopo la soppressione della confraternita nel 1811, Pio VII  la restituisce nel 1818 ai legittimi proprietari. Tornati in possesso della struttura gli adepti danno il via a nuovi lavori di restauro: i pavimenti vengono completamente sostituiti, una stupenda facciata viene realizzata sulla base dei disegni di Angelo Marchini e la cupola viene completamente affrescata da Luigi Vacca e Francesco Gonin.
Purtroppo durante il tragico bombardamento del 13 luglio 1943 la chiesa subì gravi danni  costringendola ad un lungo oblio e a nuovi lavori per riportare al suo splendore una stupenda chiesa quasi  nascosta sull’ antica via Dora Grossa oggi via Garibaldi.

 

Indirizzo Chiesa Santissima Trinità

via Garibaldi angolo via XX settembre | Mappa
telefono:  011/5156340

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Chiese di Torino

Santa Maria di Piazza, la perla barocca nel cuore di Torino

Sancta Maria de Platea, la perla barocca nel cuore di Torino
Torino ci stupisce sempre così piacevolmente…

A zonzo per la città, in pieno centro storico, vi è una piccola chiesetta risalente ai primi anni dell’XI secolo; costruita nei pressi di quello che era l’antico foro romano della Città, da li il nome Sancta Maria de Platea, Santa Maria di Piazza.

Affidata ai Padri Carmelitani Scalzi nel 1543, vi rimangono fino ai primi del settecento, ma i monaci, a quanto scritto da Cesare Vibo nel 1553 erano poco avvezzi alle regole cristiane, …” guerre interminabili, serpeggiante e lussureggiante eresia, depravazione de’ costumi erano a quel tempo causa di molti mali”.
L’indisciplina dei Padri Carmelitani occupa i pensieri delle infanti Maria e Caterina di Savoia che nei primi anni del XVII secolo danno inizio ad una riforma atta a risanare onore e nome della Chiesa di Santa Maria di Piazza. I loro sforzi sono premiati e, ristabiliti rigore e disciplina, i prelati officiano in detta chiesa fino al 1729 quando sono costretti a trasferirsi in un convento più grande nei pressi di Porta Susina mentre nel 1731 la chiesa viene elevata a Parrocchia diocesana.

Santa Maria di Piazza, la perla barocca nel cuore di TorinoSanta Maria di Piazza nel corso degli anni è spogliata di arredi e paramenti e lo stato della chiesa di quasi totale decadenza costringe, nella prima metà del ‘700, l’autorità ecclesiastica a numerosi interventi di restauro.
A metà del XVIII secolo diventa necessaria la completa ricostruzione dell’edificio; il progetto è affidato all’architetto Bernardo Antonio Vittone, uno dei più importanti esponenti del Barocco piemontese.
La chiesa, dedicata all’Assunta, è consacrata nel 1768 dall’arcivescovo di Torino Francesco Luserna Rorengo di Rorà.

Il disegno originario a pianta ellittica viene integrata nel 1890 con due cappelle laterali che col presbiterio rendono la pianta a croce greca; la cupola è composta da lunette illuminate da finestre di rischiaramento così come la volta che ricopre la navata centrale. Di grande effetto l’impiego della luce nel complesso dell’abside curato dallo stesso Vittone.
La facciata neoclassica risalente al 1830 è progettata dell’architetto Barnaba Panizza.

Santa Maria di Piazza, la perla barocca nel cuore di TorinoSanta Maria di Piazza è sede della Compagnia dei Mastri Minutieri dal 1636 con la cappella dedicata ai Santi Giuseppe e Anna, della Compagnia degli Osti la cui cappella è dedicata a san Diego e della Compagna dei Calzolai con la relativa cappella dedicata ai Santi Crispino e Crispiniano.

All’interno della chiesa sono conservate alcune opere iconografiche di pregevole fattura:  il “Battesimo di Gesù” di Michele Antonio Milocco, la  “Sacra Famiglia di Mattia Franceschini nella prima cappella a sinistra appartenente all’Università dei Mastri Minutieri e la pala d’altare di Pier Francesco Guala “Assunzione della Vergine“ oggi conservata in un locale dedicato accanto alla chiesa.
La chiesa si privilegia del titolo di “Santuario dell’Adorazione Eucaristica” e nel 1910 è stata proclamata monumento nazionale.

 

Chiesa Santa Maria di Piazza

via Santa Maria 4, Torino

Orari:

tutti i giorni feriali:  7,30 – 12,15 / 15,00 – 19,00

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Chiesa dello Spirito Santo

Via Porta Palatina angolo via Cappel Verde, una piccola chiesetta seminascosta dalle altre case racchiusa da una piccola cancellata in ferro. È la Chiesa dello Spirito Santo.
Poggiata  da un lato sul retro della Basilica del Corpus Domini, si eleva dove anticamente probabilmente sorgeva un tempio pagano dedicato a Diana successivamente trasformato nella chiesa di San Silvestro, antica sede della Confraternita dello Spirito Santo.

Chiesa dello Spirito Santo

La Chiesa viene eretta nel 1662  su progetto dell’architetto Bernardino Quadri; è a navata unica con pianta a croce greca terminante con un’abside semicircolare e quattro cappelle laterali che raccolgono importanti opere.
Tra il 1765 ed il 1775 la chiesa subisce importanti rimaneggiamenti su progetto di Giovanni Battista Ferroggio, mentre la facciata, del 1891, è di Giovanni Battista Ferrante.

Chiesa dello Spirito Santo

Nella prima cappella a destra è conservato un bellissimo crocifisso ligneo del 1400 di autore ignoto donato all’ arciconfraternita dal curato di San Silvestro nel 1575.
Ritenuto miracoloso, è tutt’oggi oggetto di una particolare devozione da parte dei torinesi (nei tempi passati, durante i periodi di gravi calamità, come peste e colera, i fedeli portavano il simulacro in processione per le vie della città).

Chiesa dello Spirito Santo

La seconda cappella, sempre a destra, conserva il “Gruppo dell’Addolorata” scultura lignea policroma realizzata Stefano Maria Clemente nel 1761.
All’interno della sacrestia sono esposte alcune opere del pittore torinese Mattia Franceschini ed un pregevole crocifisso ligneo  realizzato dal grande ebanista di corte Pietro Piffetti.

Chiesa dello Spirito Santo

L’altare maggiore conserva le reliquie di San Vittorio Martire donate alla chiesa di Santo Spirito da papa Benedetto XIV il 4 maggio 1743. Nella porta del tabernacolo, un bassorilievo ligneo rappresentante il sacrificio di Melchisedec è attribuito a Stefano Clemente.
Alla sinistra dell’ingresso il mausoleo di Bernhard Otto von Rehbinder, militare estone al servizio dei Savoia comandante del reggimento palatino Royal Allemand durante l’assedio di Torino del 1706; luterano convertitosi al cristianesimo con rito di abiura avvenuto nella stessa chiesa dello Spirito Santo.

Chiesa dello Spirito Santo

Chiesa dello Spirito Santo

Durante la recente Ostensione della Sindone, in prossimità dell’ingresso in una piccola stanza a sinistra è stata esposta una riproduzione della Sacra Sindone.
La possibilità di avere una fedele riproduzione del sacro telo ha facilitato la possibilità di preghiera e comprensione che l’occasione dell’ostensione rappresentava.
Infatti, la piccola chiesa dello Spirito Santo è diventata un punto di riferimento per i fedeli che dopo aver osservato l’immagine di Cristo all’interno del duomo volevano soffermarsi più da vicino all’immagine di Gesù.

Curiosità: fin dai primi anni della Sua fondazione l’arciconfraternita dello Spirito Santo si è occupata della “redenzione”, si è sempre perciò dedicata al “pietoso uffizio di soccorrere ed ammaestrare i catecumeni”.
A lato della chiesa sorgeva l’Ospizio dei Catecumeni di Torino, un luogo di ricovero spirituale per i cittadini che da li a breve si sarebbero convertiti al cristianesimo.
Dopo la sentenza del Tribunale dell’Inquisizione ed un periodo trascorso nell’Ospizio dei Catecumeni, nella chiesa dello Spirito Santo i peccatori abiuravano e quindi ritrattavano la precedente dottrina.
Tra gli altri, Bernhard Otto von Rehbinder, di cui abbiamo già detto ed il filosofo Jean-Jacques Rousseau che si convertì al cattolicesimo il 21 aprile 1728.

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Chiesa di san Giuseppe, un trionfo dorato.

Passeggiando in via Santa Teresa, inglobata tra gli edifici signorili, con difficoltà, si scorge la facciata di una piccola chiesa.
Entrando, nonostante le esigue dimensioni, si viene colti da un trionfo di stucchi e dorature che rendono l’interno tutto un luccichio.

Chiesa di san Giuseppe, un trionfo dorato., via Santa TeresaLa Chiesa di San Giuseppe è stata costruita su una preesistente adiacente il Monastero delle monache del SS.mo Crocifisso dai Camilliani, ordine fondato da Camillo De Lellis nel 1591, fatte venire nella Città Torino da Maria Cristina di Francia nel 1678 per assistere i moribondi.

Chiesa di san Giuseppe, un trionfo dorato., via Santa Teresa

La trasformazione della Chiesa iniziata nel 1683 è attribuita all’architetto Carlo Emanuele Lanfranchi; in stile barocco, ha pianta a croce latina con due cappelle maggiori, un piccolo presbiterio ed una cupola, interamente affrescata, con un lanternino al centro.

Chiesa di san Giuseppe, un trionfo dorato., via Santa TeresaLa chiesa di San Giuseppe

Oltre alle innumerevoli dorature ed alla cantoria anch’essa riccamente scolpita e completamente dorata, è possibile ammirare l’altare maggiore realizzato da Giovanni Battista Trucchi di Levaldigi datato 1696 dove, al centro, è collocata la pala raffigurante il “Transito di San Giuseppe” di Sebastiano Taricco.
Da notare anche la tela opera di Michele Antonio Milocco che ritrae “San Camillo con la Vergine” della prima metà del XVIII secolo. Molto belle le statue di San Giovanni Battista e della Maddalena.

Chiesa di san Giuseppe, un trionfo dorato., via Santa TeresaLa facciata interamente affrescata  fu sostituita dall’attuale nel 1909.
Piuttosto spoglia si presenta con una parte superiore terminante in un troncone triangolare decorato da una finestra ovale contornata di putti e ghirlande e con capitelli ornati dal simbolo dell’ordine; la parte inferiore, ancora più spartana, da spazio solamente al semplice portale d’acceso.

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La Chiesa dei Santi Martiri

La Chiesa dei Santi Martiri custode degli antichi patroni della Città di Torino.

La prima pietra della Chiesa dei Santi Martiri di Torino fu posata il 13 aprile 1577.
L’edificio sacro fu fortemente voluto da Emanuele Filiberto di Savoia per ospitare i gesuiti, arrivati a Torino dopo il 1563, e per custodire le reliquie dei Martiri Avventore, Ottavio e Solutore, antichi patroni della Città di Torino martirizzati nel III secolo d.c.

La Chiesa dei Santi MartiriLa chiesa fu eretta sulle basi della preesistente parrocchiale di Santo Stefano (X secolo) situata tra le vie Doragrossa (attuale via Garibaldi) e dei Guardinfanti (odierna via Barbaroux) e fu progettata dall’architetto milanese Pellegrino Tibaldi: sua anche la parte inferiore della facciata, mentre la superiore fu realizzata da Ascanio Vitozzi. La facciata fu completata solo nel XVIII secolo collocando nelle 7 nicchie di facciata altrettante statue in legno dorato opera di Francesco Bonelli, rappresentanti la “Vergine col Bambino” e le “Virtù Teologali”.
L’interno è caratterizzato da un’unica navata a tutto sesto affiancata da due cappelle per lato, concezione che rappresentò una svolta nell’architettura religiosa torinese attuando per la prima volta in città le disposizioni della Controriforma.

La Chiesa dei Santi MartiriNel 1730 l’architetto di corte Filippo Juvarra progettò il monumentale altare maggiore inglobando al suo interno l’urna in bronzo dorato contenente le reliquie dei Santi Martiri di Torino; alle spalle dell’altare tra il 1765 e il 1766 fu collocato un grande ovale, realizzato da Gregorio Guglielmi, raffigurante “i Santi Martiri che invocano la protezione della Madonna per la Città di Torino”.
Di notevole fattura la grande pala d’altare situata nella prima cappella di destra che rappresenta “San Paolo“, attribuita a Federico Zuccari, datata 1607.

Sull’arco tra presbiterio e navata e sulla controfacciata dell’edificio è possibile scorgere quello che rimane degli antichi affreschi realizzati dal gesuita Andrea Pozzo nel 1680; il resto della volta fu sostituito dai dipinti di Andrea Vacca e Francesco Gonin nel XIX secolo.

All’interno della chiesa sono conservate le spoglie di alcuni illustri personaggi torinesi: il conte Joseph-Marie de Maistre filosofo, diplomatico e giurista sabaudo, Giovanni Francesco Bellezia ardito sindaco di Torino durante l’epidemia di peste del 1630 e Giovanni Botero presbitero, filosofo e scrittore autore del cinquecentesco trattato “Della ragion di Stato”.

Curiosità: durante gli scavi per la realizzazione della chiesa furono rinvenuti le parti bronzee di una statua equestre, una gamba di legionario ed una zampa anteriore di cavallo presumibilmente Caio Valerio Clemente, patrono dell’allora Augusta Taurinorum. Le due parti della statua sono tutt’ora conservate al Museo di Antichità di Torino.

Chiesa dei Santi Martiri

Via Giuseppe Garibaldi, 25
Torino
011 562 2581
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Chiesa di Sant’ Agostino.

Riprendiamo l’itinerario virtuale attraverso i punti di interesse storico-religioso della città di Torino volgendo lo sguardo alla chiesa di Sant’Agostino, affascinante costruzione situata in una delle zone più antiche della città, in pieno quadrilatero romano.

Percorrendo la via tortuosa che prende il nome dalla chiesa,  in un piccolo slargo riparato da una cancellata barocca che la circonda, scorgiamo il complesso che comprende la chiesa di Sant’Agostino . . . . . . una facciata che ricorda lo stile tardo rinascimentale ritmato da colonne corinzie realizzata nel 1912, il piccolo chiostro rettangolare, situato alla sinistra della chiesa  ed il campanile in cotto entrambi risalenti al XV secolo, compongono l’insieme della struttura. La chiesa, su pianta basilicale, è a tre navate divise da arcate a tutto sesto su pilastri, con volte a crociera e sprovvista di abside e transetto.

Chiesa di Sant' Agostino

La struttura originale, dedicata ai Santi Apostoli Giacomo e Filippo e risalente al XII secolo, venne interamente ricostruita con l’annesso convento a metà del XVI secolo dai frati Agostiniani e fu riconsacrata il 22 novembre 1643 a Sant’Agostino e San Giovanni Battista. Nei primi anni del XVIII secolo fu deciso il rinnovamento di un’ala del convento e durante i lavori in un camino venne rinvenuto un frammento di affresco rappresentante la Vergine con un angelo in adorazione, probabilmente opera dello Spanzotti, ancora oggi conservato nel secondo altare alla sinistra della chiesa. Tra fine ottocento e i primi del novecento l’ultimo restauro curato dall’architetto Carlo Ceppi, autore dell’altare maggiore.

Chiesa di Sant' Agostino

All’interno sono conservati importanti testimonianze come “La Madonna del Popolo” realizzato nel 1764 da Felice Cervetti, “La Madonna della Cintola” di Ignazio Perrucca, già presente nel 1776. Di notevole fattura il coro attribuito al luganese Carlo Tandarini realizzato nel 1712 e la ‘Pala di San Nicola’ di autore incerto ( per alcuni realizzata da Defendente Ferrari, per altri da Giovanni Martino Spanzotti).

Nella chiesa di Sant’Agostino sono presenti due monumenti funebri di notevole fattura: il mausoleo del collezionista d’arte’ Cassiano dal Pozzo’ (1588-1657) di Ludovico Vanello ed il sepolcro del ‘Cardinale Carlo Tommaso Maillard de Tournon’ (1678-1710) di Carlo Maria Tardini.

Chiesa di Sant' AgostinoCuriosità: all’interno della chiesa di Sant’Agostino, in un pozzo ormai scomparso, venivano seppelliti coloro che morivano in carcere, mentre i boia della Città di Torino venivano sepolti sotto la base del campanile. Ai boia, che per statuto risiedevano nella vicina via Bonelli, era altresì riservato un inginocchiatoio separato dagli altri per assistere alle funzioni religiose.

La chiesa di Sant’ Agostino

 

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Chiesa dei S.S. Pietro e Paolo, Leinì

LeinìLa chiesa dei S.S. San Pietro e Paolo a Leinì vanta origini che risalgono al X secolo quando, nei pressi dell’antico cimitero, fu edificata la prima struttura.
La chiesa ha mantenuto nei secoli sempre la stessa struttura e lo stesso altare certifica le sue origini con l’incisione su di esso  della data ‘1139’.
Nel corso dei secoli  la chiesa è stata  salvaguardata e completata dei sui elementi principali grazie ad opere di restauro e di conservazione.  Le date principali risalgono al 1468 con le prime opere di restauro, al 1548 e al 1722 quando venne inaugurato il Nuovo campanile.
Nel 1855 la chiesa fu interessata dal crollo del soffitto che distrusse molti quadri presenti al suo interno lasciano fortunatamente intatta la preziosa Pala dell’Adorazione dei Magi, attribuita al Defendente Ferrari.
Bisognerà attendere i primi del Novecento per vedere la conclusione dei lavori che hanno dato alla chiesa l’attuale forma. Infatti nel 1907 iniziarono i lavori di ampliamento delle arcate per far posto all’aumento dei fedeli della città di Leinì.

Chiesa dei S.S. San Pietro e Paolo