Saperi e Sapori

Bonèt o Bonet, la ricetta sabauda prevedeva le nocciole.

Grande classico della pasticceria piemontese è conosciuto soprattutto nella variante al cacao, ma la versione più antica ancora preparata in alcune zone dell’alta Langa prevede l’utilizzo delle nocciole, abbondanti sul territorio, mentre nel Monferrato la ricetta prevede solo l’utilizzo di uova, latte, zucchero e amaretti. Le prime tracce del tipico dolce con alcune varianti, sono …

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Finanziera, la “pausa pranzo” ottocentesca.

Finanziera la “pausa pranzo” ottocentesca. Siamo a metà dell’Ottocento, in pieno Risorgimento sono circa le 13,00 e nelle vie del centro di Torino decine di uomini politici, banchieri e rappresentanti della finanza, abbigliati con giacca lunga (finanziera) e tuba, svuotano gli uffici per recarsi nei numerosi ristoranti della città per la loro “pausa pranzo”. Il …

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Bagna càuda, tre semplici ingredienti: olio, aglio e acciughe

Bagna Cauda: olio, aglio e acciughe. Solo tre ingredienti per creare il piatto principe della cucina piemontese. Ma le sue origini? È una ricetta che ha origini antichissime e tesi diverse, la più accreditata è quella che la bagna càuda sia l’elaborazione di una ricetta provenzale nata nel Medioevo, “l’Anchoiade”, una salsa a base di olio …

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…. E Paulin? La cucina piemontese della gente comune.

Vi abbiamo parlato dei più grandi cuochi del XIX secolo e di quello che cucinavano per i grandi personaggi risorgimentali. Certo, è inutile negare che le cucine da loro presentate erano destinate ai ricchi e la lettura dei loro testi era pressoché esclusiva della borghesia dell’epoca, ma il cibo che il resto dei cittadini torinesi poteva permettersi era di tutt’altra natura …

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Cavour, Camillo Benso Conte di Cavour! Lo statista buongustaio.

Scriveva alla moglie, il padre di un ancor giovanissimo Camillo Benso Conte di Cavour. “ Nostro figlio è un ben curioso tipo. Anzitutto ha così onorato la mensa: grossa scodella di zuppa, due belle cotolette, un piatto di lesso, un beccaccino, riso, patate, fagiolini, uva e caffè. Non c’è stato modo di fargli mangiar altro!”. …

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Francesco Chapusot, il riformatore

Un altro grande cuoco della Torino risorgimentale di cui vogliamo raccontarvi é Francesco Chapusot. Francesco Chapusot, troppo spesso dimenticato anche lui come il Vialardi,  ha lasciato un’impronta importante nella gastronomia del XIX secolo. Nativo di Plombières-les-Dijon fu capocuoco di Ralph D’Abercromby ambasciatore d’Inghilterra a Torino dal 1841 al 1851. Il suo trattato dato alle stampe …

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