La Galleria San Federico

La Galleria San Federico

Nei primi anni trenta del XX secolo il Podestà della Città di Torino Paolo Thaon di Revel, nell’ambito della riqualificazione di via Roma, propose l’ipotesi di una ristrutturazione della Galleria Natta realizzata dall’architetto Barnaba Panizza nel 1858 e successivamente denominata Galleria Geisser (nuovo proprietario dello stabile).
Era una galleria ad “elle”, una versione in miniatura dell’attuale galleria San Federico e si entrava in via Santa Teresa per uscire in via Roma.

La nuova galleria fu costruita su progetto dell’architetto Federico Canova e dell’ingegnere Vittorio Bonadè Bottino e prese il nome dallo storico quartiere che intitolava l’intero isolato.
I lavori iniziarono nel 1932 ampliando la struttura sul vicolo dei Tre Quartini che allora portava in via Viotti e utilizzando in parte i sedimi della precedente galleria.
Caratteristica del progetto fu la modernità delle forme e dei decori con una razionale suddivisione degli spazi destinati alle attività commerciali, ai magazzini ed alle rimesse.

La Galleria San Federico

L’inaugurazione avvenne il 28 ottobre 1933 alla presenza del Duce, contestualmente all’inaugurazione della Nuova Via Roma; l’anno successivo venne inaugurato il Cinema Rex,  rinominato Dux ora Lux.

Curiosità:

  • a fine ottocento all’incrocio dei bracci, dove ora c’è il cinema, si trovava il Caffè della Meridiana ritrovo di letterati ed artisti: fu il primo locale della Città di Torino aperto fino a tarda sera, divenuto poi Cinema Meridiana.
  • All’interno della galleria San Federico nel 1934 stabilì la propria sede il quotidiano la Stampa che vi rimase fino al 1968.

 

Ultima Cena …. il Leonardo di Luigi Cagna

Ultima Cena …. il Leonardo di Luigi Cagna

L’ Ultima Cena di Luigi Cagna

Visitando la Basilica di San Giovanni, sulla parete opposta all’ altare maggiore, si trova una copia autentica  dell’ Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, un imponente dipinto (olio su legno) di circa 900 kg di peso ad opera del pittore Vercellese Luigi Cagna.
L’opera voluta dal Re Carlo Felice e realizzata nel 1835 fu collocata nella Grande Sala di Palazzo Reale dove ogni giovedì santo veniva praticato il rito della lavanda dei piedi praticato a dodici mendicanti.
Successivamente, a seguito del cambio di destinazione della sala, il dipinto fu donato da Carlo Alberto al Duomo di Torino, ritenuto dai Savoia il luogo della cristianità per eccellenza poiché nella stessa basilica era conservata la sacra Sindone.
L’ ultima cena di Luigi Cagna sembra essere una delle copie meglio riuscite del Cenacolo.

Giovanna d’ Orlier de la Balme

Giovanna d’ Orlier de la Balme

Entrando dalla porta maggiore del Duomo di Torino, sulla parete di destra, si trova il mausoleo di Giovanna d’ Orlier de la Balme morta a morì a Pavia nel 1478.

Si racconta che per  ricordare le benemerenze dell’estinta verso la cattedrale il vescovo Giovanni Compeys trasferì la salma a Torino fuori dalla porta maggiore della basilica di San Giovanni in un mausoleo realizzato da un ignoto scultore francese.
Nel 1493 il mausoleo viene trasferito all’interno del coro della nuova chiesa dove rimane fino al 1657 quando viene ricollocato per far posto alla cappella della sacra sindone e posto dov’è tutt’ora.

Mausoleo Giovanna d' Orlier de la BalmeGiovanna d’ Orlier de la Balme

Sulla parte alta della scultura, al centro, è presente lo stemma gentilizio di Giovanna tra un leone ed un cigno che, come tutti gli altri stemmi presenti nel duomo, fu completamente danneggiato dai rivoluzionari francesi.
In basso sono presenti 5 “pleurants”, sculture funerarie in lacrime,  raffiguranti dame di compagnia nei costumi dell’epoca.

Giuseppe Camino, un artista non solo al servizio di Cristo

Giuseppe Camino, un artista non solo al servizio di Cristo

Giuseppe Camino nasce a Torino il 28 ottobre 1818. Formato sotto la scuola di Giuseppe Bogliani e Angelo Beccaria inizia la sua carriera artistica con opere di carattere religioso; suo è la pala d’altare raffigurante “San Vincenzo De Paoli” nella chiesa di Rocciamelone, la “Via Crucis” che si trova all’ interno della Chiesa della Visitazione a Torino e l’affresco rappresentante gli “schiavi piemontesi in Francia liberati da Sant’ Epifanio” in San Massimo a Torino.

Giuseppe Camino

Successivamente si dedica alla pittura di paesaggi ritraendo soprattutto scorci delle alpi piemontesi e della campagna romana e parigina, fu spesso chiamato a collaborare col Teatro Regio per l’allestimento di scenografie.
Tra le altre opere, che espose in varie mostre nazionali, realizzò il “Ritratto di S.M. Vittorio Emanuele II”; alcuni dei suoi lavori sono custoditi presso la galleria d’Arte Moderna di Torino altri in quella di Firenze e presso il Castello Ducale di Agliè.

Immagine Giuseppe Camino: ArtePiemonte.it

Compagnia Guardie a Fuoco per la Città di Torino

Compagnia Guardie a Fuoco per la Città di Torino

Fin dal 1326 la Città di Torino era organizzata per intervenire in caso di incendi. I roghi fossero all’ordine del giorno e le abitazioni in legno, addossate l’una all’altra, contribuivano al propagarsi del fuoco.
Nel 1448 un ordinato civico prescriveva la sostituzione dei tetti in paglia con quelli in pietra con tanto di multe per i trasgressori.

La prima organizzazione antincendio risale al 1442 ed era composta da dieci artigiani organizzati in ‘servizi di vedetta’ su torri e campanili soprattutto in orario notturno per evitare il propagarsi delle fiamme.
I brentatori furono il primo corpo dei Vigili del Fuoco della Città i Torino,  trasportavano uve e vino con le “brente”, recipienti in legno indossati sulle spalle per mezzo di cinghie.

Compagnia Guardie a Fuoco

Il 22 ottobre 1824 prese ufficialmente servizio la “Compagnia Guardie a Fuoco per la Città di Torino” istituita con Regie Patenti dal Re Carlo Felice di Savoia, con il compito di “ammortizzare gli incendi”.
Sessant’anni dopo venne inaugurata la Caserma delle Fontane di Santa Barbara.