Bela Rosin, la bella di Mirafiori

Bela Rosin, la bella di Mirafiori

Rosa Vercellana era la preferita di Vittorio Emanuele II tanto che il primo Re d’Italia non la nascose a Torino, neppure nelle occasioni ufficiali. L’Amore tra il Re e la bella popolana di origini Astigiane inizia a Racconigi.

Dopo una battuta di caccia il futuro Re, 27 anni 4 figli , vede la bella ragazza quattordicenne, dai profondi occhi scuri e i capelli corvini. La giovane ragazza pare lo abbia avvicinato, con il suo fare molto persuasivo, cercando di interessarlo alle vicende giudiziarie del fratello Domenico, arrestato per insubordinazione. E’ una delle tante leggende che si celano dietro la nascita della relazione d’amore più strana del casato Savoia. Quella che vi vado a raccontare.
Ci furono diversi incontri tra i due, finché la famiglia di lei iniziò a sollecitare un “rimborso”, che permettesse alla giovane di convolare a nozze senza problemi. Era usanza molto in voga all’epoca, e molte furono le donne che usufruirono della benevolenza del Re.

Bela Rosin, la bella di MirafioriLa Bela Rosin

Per Rosa Vercellana fu diverso, perché inaspettatamente il Re, non la volle lasciare e la portò a Torino.
Presto la relazione diventò di dominio pubblico, argomento di scandalo a Corte, poiché la bella popolana si trasferì con buona parte della famiglia a Mirafiori.
Frequenta e si fa notare a teatro e lungo le passeggiate del Valentino, accompagnata da uno stuolo di parenti pinerolesi.
Vittorio Emanuele fatica ad arginare la famiglia, arrivata in città, dovendo in qualche caso piazzare a Corte qualcuno. Come il cugino Natale Aghemo che divenne capo di Gabinetto.
La reggia di Stupinigi è il loro nido d’amore, dove la Bela Rosin darà alla luce due figli, Vittoria e Emanuele Guerrieri; registrati come figli di NN fino al 1879, anno del riconoscimento legale.

La regina Maria Adelaide, una Asburgo, sposata per ragioni politiche, reagì sempre con grande signorilità alle evasioni del marito, dal quale ebbe sei figli. Sempre intenta nelle sue opere di bene, non cercò mai di disonorare il Re, tanto che la gente la chiamava “Santa”.
Per Vittorio Emanuele la Bela Rosin non fu l’unica amante, ma quella a cui riservò il trattamento più speciale. Ebbe relazioni con molte donne che gli diedero eredi (15 risultano i  figli riconosciuti), tanto da scaturire la battuta di Massimo D’Azeglio “Se continua così , più che il padre della patria , sarà il padre degli italiani”.
Dopo la morte della Regina Maria Adelaide, Rosa Vercellana  fu per prima cosa insignita del titolo di Contessa di Mirafiori e di Fontanafredda.

Il re con il matrimonio troncò le discussioni, che lo volevano  sposato per ragioni politiche con diverse casate europee.
Decise di sposare la Bela Rosin durante la malattia che pensava lo avrebbe portato alla morte. Fecero inizialmente un matrimonio solo religioso, che non conferiva valore legale all’unione, ma sicuramente emotivo.
Dopo qualche tempo, quando il re guarì avvenne il matrimonio civile, il 7 novembre del 1877. Un matrimonio morganatico che non dava diritto alla discendenza reale.
Ma il loro fu amore vero, tanto che la Bela Rosin dopo la morte del re al Quirinale, disse “Sopravviverò!”  e così fu. Si ritirò a Pisa dove morì sette anni dopo nel 1885.
I figli cercarono di portarla a fianco del suo amato sepolto nel Pantheon di Roma , ma la famiglia Reale non accettò.
Quindi fecero costruire un Pantheon maestoso come l’originale, nella borgata di Mirafiori dove lei era Contessa.

Il Pantheon richiama la struttura di quello Romano in modo sorprendente, si trova poco fuori dal Borgo, riportato alla luce dopo lunghe ristrutturazioni finite nel 2005, è oggi visitabile.
I Resti della Bela Rosin sono stati spostati al cimitero Monumentale  nel 1972,  poiché le tombe del mausoleo vennero profanate alla ricerca di preziosi. Questo avvenne quando il comune di Torino diventò proprietario acquistando il mausoleo per centotrentadue milioni di lire dall’ultima discendente del casato ed apri il parco alla cittadinanza.
Il Mausoleo resta a monito dei Torinesi e di tutti coloro che lo vorranno visitare. A rappresentare questa clandestina della nobiltà, che è stata la prima vera “Regina d’Italia” . Di origine Popolare!

Alberto Signetto Red Rhino, A spasso per Torino con il Rinoceronte Rosso

Alberto Signetto Red Rhino, A spasso per Torino con il Rinoceronte Rosso

Nato a Cordoba da emigrati Piemontesi in Argentina nel 54, un legame molto forte con Torino il suo.  Autore colto e visionario che non ha mai voluto sottostare alle leggi di mercato.
Avrebbe trovato certo più fortuna nella Parigi progressista o nella cultura underground americana, più aperte al linguaggio surreale e sperimentale. Ma non è stato capace di lasciare la sua città, per questo è rimasto un autore marginale come si auto definisce lui stesso. Voce autorevole di un cinema torinese che non si piega a omologazione e compromessi.

Alberto lavora come regista per la Rai Torinese all’inizio degli anni ottanta, è considerato un folle dalla maggior parte dei suoi colleghi.
Con la sua caparbietà riesce a farsi commissionare le riprese della grande tournée in Italia dei Rolling Stones, dove si reca con una troupe leggera: un cameraman e l’assistente; questo prevedeva “la dotazione Rai” per gli RR.
Una delle occasioni in cui dimostra che chi ha “la passione di filmare” riesce a portare a casa il lavoro: Sympathy for the Rolling (1982). Un film che realizza in mezzo a 80000 persone con una sola camera che riprende anche l’audio.
Sempre alla ricerca di stimoli creativi, amico e collaboratore dei grandi maestri del cinema indipendente come l’americano Robert Kramer e il cileno Raul Ruiz, che considera punti di riferimento tra gli autori dell’epoca. Il rapporto più stretto è quello che lo lega al regista greco Theo Anghelopoulos con il quale collabora sul set di “O Megaléxandros” come assistente alla regia volontario nel 1980, per poi ritrovarlo nel 2003 quando si reca in Grecia sul set del film “la Sorgente del Fiume” per girare un documentario sulla poetica di Anghelopoulos.

Nel 1986 lavora sul set di “Enigma” di Jean Rouch un film ambizioso girato a Torino di cui Alberto Signetto coordina il back stage. Il progetto creativo è di KWK (Marco Di Castri, Alberto Chiantaretto e Daniele Pianciola) che per realizzarlo mettono in piedi uno stage formativo con Rouch al quale partecipano alcune delle figure che poi diventeranno punti di riferimento del cinema Torinese.
Un film che indaga l’essenza profonda della città di Torino, basato su uno studio comunicativo di quella che allora si considerava la scuola torinese del cinema.
Alberto lavora tra l’Italia, la Francia e l’Argentina dove, nel 2006, realizza “Nella pancia del Piroscafo” un viaggio sulla storia dell’immigrazione piemontese visto con lo sguardo della sua famiglia partita dal Canavese con l’ultima ondata migratoria degli anni 50.

Alberto Signetto Red Rhino, A spasso per Torino con il Rinoceronte RossoAlberto Signetto Red Rhino

E’ nel 2010 che Torino dedica finalmente una retrospettiva al Rinoceronte Rosso, durante il festival Piemonte Movie. Marilena Moretti, autrice e regista torinese, sua collega ai tempi della Rai, decide di seguire l’autore per realizzare un documentario che metta in luce la sua storia.
La storia della coerenza con se stessi che inevitabilmente ha reso la vita di Alberto più difficile, ma che lui non rimpiange, anzi rivendica completamente.
La storia del rinoceronte che carica la “Jeep dei bianchi” sapendo di perdere. E’ la metafora della vita di un regista ostinato, nemico dei compromessi, fedele al concetto di arte vista come sperimentazione del linguaggio cinematografico. Per dirla alla De Andrè in direzione ostinata e contraria.
Durante la realizzazione del film, ad un anno dall’inizio delle riprese Alberto Signetto si ammala, gli viene diagnosticato un cancro, la sua ultima battaglia contro “la bestia” più pericolosa. In quel momento si mette in moto una campagna di solidarietà per aiutarlo in questo delicatissimo momento della sua esistenza.
Alberto Signetto, purtroppo, non è riuscito a vincere la sua battaglia, il Rinoceronte Rosso si è scontrato contro la sua ultima jeep nel gennaio del 2014 lasciandoci un testamento il visivo con un valore letterario altissimo, dove emergono i suoi grandi amori, la ricerca sul linguaggio e la videocamera, strumento che ha utilizzato per narrare fino agli ultimi giorni di vita.

Alberto Signetto Red Rhino, A spasso per Torino con il Rinoceronte RossoIl film di Marilena Moretti è quasi terminato, amici e collaboratori di Alberto hanno contribuito con passione alla realizzazione, ora è arrivato il momento di concludere il percorso produttivo e festeggiare, ricordando tutti insieme il Red Rhino, il nomade sessantottino perenne, mai dogmatico che ci ha lasciato un concetto di bellezza raro e profondo.
Il film su Alberto Signetto diventa un percorso necessario per chi crede nella forza comunicativa del cinema del reale, cercando di insegnarci a non arrenderci di fronte alle difficoltà e ai compromessi che questa società ci impone, sperando nella massima diffusione possibile.

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PRODUZIONI ROSSO FUOCO

Friedrich Nietzsche a Torino, Sogno o Realtà!?

Friedrich Nietzsche a Torino, Sogno o Realtà!?

Friedrich Nietzsche a Torino, Sogno o Realtà!?
Questa sera Torino è deserta. Cammino su via Po, verso la fermata del tram. La pioggia ha reso l’aria frizzante, ha anticipato l’inverno e costretto i torinesi a casa.
Penso: quanti uomini illustri hanno camminato per queste vie? Quando da via Carlo Alberto sbuca un uomo che mi travolge.

Con accento tedesco si scusa, mi abbraccia e mi ringrazia. “Le persone a Torino sono ottime in ogni classe sociale” mi dice.
Ha un volto duro, occhi neri profondi e baffi davvero caratteristici.
Do un consulto rapido al mio piccolo archivio mentale di volti noti. Quando capisco l’emozione mi fa balbettare.
“M-M-MAESTRO! L-L-Lei è F- F- F-Friedrich Nietzsche a Torino? E’ impossibile!” Mi sento svenire.
Mi dice sussurrando:

“È un prodigio: l’attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo.”

Mi spiega che ama tornare a Torino. Poi inizia a raccontare come ha dovuto lasciare la città. Non ha avuto il tempo di salutare le persone, che lo avevano tanto coccolato.
Sono imbarazzatissima confesso la mia ignoranza. Non sapevo neanche che Nietzsche a Torino, ci avesse vissuto!
Mi guarda con un ghigno. “Avviso conoscenza frammentaria, la magia del nostro incontro non potrà, che portare conoscenza!
Mi tranquillizzo, mi presento e mi ritrovo a percorrere via Roma, verso Porta Nuova, al suo fianco.

E’ un’emozione sapere che Friedrich Nietzsche a Torino ha amato ogni cosa

Gli edifici , la vita mondana, la cucina, i parchi e le passeggiate lungo i viali ampi e lussuosi.

“L’arte è la grande seduttrice della vita.”

Nietzsche a Torino la respira e la fa respirare.
Non tarda a rivelare con grande sentimento, quello che prova nel calpestare il marmo di Via Roma, con i portici che la rendono unica. Svoltiamo in Via Cesare Battisti e mi trascina a correre e saltellare tra i disegni geometrici del lastricato.
Mi esorta a “rovesciare le prospettive” e a seguire “il ritmo dei segni”. La sua felicità è contagiosa e lo seguo. Ripete che qui ha trovato le persone più squisite.
Nietzsche a Torino non era conosciuto come a Parigi, a Stoccolma o New York , ma era trattato come un principe, spiega. Tutti gli riservavano il miglior servizio, i piatti più raffinati, la frutta più dolce, i migliori gelati e caffè.
Proprio per questo Nietzsche a Torino ha visto migliorare la sua salute, come in nessun altra città.

“E’ una città benefica senza dubbio.”

La sua euforia riscalda l’aria, corre si esalta quando d’improvviso si blocca davanti ad un portico, si inginocchia “Può sentire? Il barbiere di Siviglia!” Dice alzando le braccia al cielo.
Sono travolta dalla sua emozione e inizio a sentire quella musica.
Mi esorta ad ascoltare come le note siano riprodotte con un’acustica superlativa, dalla Galleria Subalpina. Mi dice che a Torino ha potuto ascoltare musicisti sconosciuti, di grande talento. Una città dove è possibile crescere con la musica e trovare maestri di livello eccelso. Nietzsche a Torino ha ascoltato i concerti più belli della sua vita, mi dice.
Inizia a ballare mentre entra in piazza Carlo Alberto. “Provi a immaginare uno spazio come questo intorno all’Ecce Homo!” Dice mentre gira su se stesso, cercando di abbracciare lo spazio intorno. Capisce subito che non so di cosa sta parlando e mi spiega che ha battezzato così la Mole, perchè vuole rendere onore alla grande manifestazione artistica che esprime. E di nuovo ribadisce la devozione che ha per la popolazione Torinese.
Trascinandomi davanti alla lapide che lo ricorda, esulta. Mi spiega quanto ha amato la sua piccola stanza con vista straordinaria sulla piazza e su palazzo Carignano. Infine mi guarda e mi esorta a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Poi scompare come in soffio, senza darmi il tempo di ricambiare l’affetto.
Volto lo sguardo al cielo come per cercarlo ancora e urlo Grazieeee!
Rimango in silenzio ad assaporare l’attimo sfuggito. Ora procurarsi il testo “Lettere da Torino” diventa necessario. Per elevare la prospettiva dalla quale osserviamo la nostra città. E… Se vi capitasse di incontrare Nietzsche a Torino, siate curiosi, non esitate ad accompagnarlo, lui vede ciò che molti non vedono.

Nota: Friedrich Nietzsche,  filosofo dei più importanti di metà 800 ricordato per i suoi scritti rivoluzionari di carattere “Esistenzialista”. Il soggiorno torinese in via Carlo Alberto n.6 all’angolo con la piazza omonima durò sei mesi, dal 5 aprile al 5 giugno 1888 e dal 21 settembre ai primi mesi del 1889. A Torino scrisse l’Ecce Homo.