Una lapide in ricordo degli ebrei torinesi

Una lapide in ricordo degli ebrei torinesi

Nel lontano 1955, a dieci anni di distanza dalla fine della seconda guerra mondiale, la Comunità Israelitica Torinese decide di affidare a Guglielmo Olivetti la progettazione di un monumento a ricordo delle vittime della follia nazifascista, e questo avrebbe trovato posto sul fronte della terzo scompartimento ebraico del Cimitero Generale di Torino.
Il 15 maggio, la quasi totalità degli ebrei torinesi presenziò alla cerimonia in ricordo delle 495 anime che prematuramente avevano lasciato i loro cari e all’inaugurazione di un monumento che, nella sua lapidaria semplicità, onorava gli ebrei che avevano perso la vita nei campi di sterminio e nelle file dei combattenti partigiani.
Al cospetto dei nomi e delle parole di FOA, incise sulla grande lapide, le autorità della città non mancarono di ricordare il sacrificio della comunità ebraica di Torino, 449 adulti, 25 bambini e 21 partigiani: un decimo dell’allora popolazione ebraica torinese.

Una lapide in memoria degli ebrei torinesi, cimitero generale di TorinoIn Memoria
degli ebrei torinesi vittime
delle persecuzioni nazifasciste
settembre 1943/maggio 1945
Strappati ferocemente
alle persone alle cose più care
vittime innocenti
di mostruoso crimine
non imprechiamo non malediciamo
invocammo morendo
il dio dei nostri padri
in lui fidiamo
per una fraterna comprensione
e per una duratura restaurazione
del diritto alla fede
alla liberta alla vita

Vittorio Foa
La Madonna Immacolata dei Lavoratori

La Madonna Immacolata dei Lavoratori

Mancavano pochi minuti alla benedizione della grande statua in bronzo dedicata alla Madonna dei Lavoratori e il vescovo di Lourdes monsignor Théas, rivolgendosi in francese alle migliaia di torinesi che si accalcavano lungo la strada che porta al Monte dei Cappuccini, ebbe a domandarsi se si trovasse a Torino o dinnanzi alla grotta di Lourdes.
Sul piccolo palco allestito erano presenti le maggiori autorità della città , il sindaco di Torino Peyron,  i presidenti della provincia, della Corte d’Appello, della SIP e della FIAT,  il prefetto di Torino, il procuratore generale, il questore, gli assessori del comune, molti parlamentari giunti da Roma e gli assessori del comune.

Madonna dei Lavoratori Monte dei CappucciniLa statua era ancora coperta, ma la cancellata che fino a due anni prima  chiudeva l’ingresso della grotta di Lourdes  era visibile e attirava gli sguardi e l’attenzione di tutti. La preziosa protezione era stata donata ai Lavoratori della Fiat nel 1958, proprio dal vescovo di Lourdes che oggi presenziava alla cerimonia, e da oggi avrebbe protetto i Torinesi e la Madonna dei Lavoratori, la grande e longilinea statua voluta dei lavoratori torinesi e dedicata alla Madonna Immacolata.

Madonna dei Lavoratori Monte dei CappucciniTolto il velo e benedetta la statua il cardinale Fossati si rivolse al Sindaco dicendo «…il simulacro, perché lo voglia accettare non soltanto come ornamento della città, ma anche come invito perenne perché la Madonna sia generosa delle sue benedizioni…» e lui, dopo aver ringraziato rispose con l’augurio che «…questo simbolo della pietà possa rappresentare protezione e difesa per tutti…»

Madonna dei Lavoratori Monte dei CappucciniA  rendere più solenne l’inaugurazione della grande statua posizionata al lato della chiesa di Santa Maria al Monte, alle 12, in filodiffusione, dagli altoparlanti usci la voce del pontefice Giovanni XXIII:
«…Ci piace immaginarvi diletti figli raccolti sulle pendici del colle, su cui la primavera distende i suoi primi colori…  L’antica cancellata della grotta, donata agli operai torinesi, è stata collocata su questo colle, sicché il messaggio di Massabielle rimarrà legato in modo anche visibile all’immagine mite e benedicente della Madonna, che d’ora innanzi guarderà verso la città di Torino a proteggere chi prega, chi soffre, chi lavora…»

Per tutta la giornata una lunga fiumana di persone si recò in pellegrinaggio per chiedere almeno una grazia alla Madonna…
… ma chi c’era oggi ricorda il lungo corteo di 20000 fiaccole luminose che da  corso Moncalieri si allungava senza sosta fino alla vetta del monte dei cappuccini…
Era il 27 marzo 1960!

Fontana dell’Acquedotto dell’Eremo dei Camaldolesi

Fontana dell’Acquedotto dell’Eremo dei Camaldolesi

Non c’è niente di magico nell’obelisco situato nel piazzale difronte all’Eremo dei Camaldolesi e a poche centinaia di metri dai ripetitori della Rai. Si tratta della Fontana dell’Eremo, purtroppo in disuso da decine d’anni, abbandonata a se stessa e da alcuni, per fortuna pochi, spacciata come simulacro, non ben spiegato, legato alla Torino Magica che spesso non risponde  alla semplice curiosità di sapere cos’è quello o cos’è quell’altro.
Oggi, guardandola si rimane indifferenti e senza risposte, scritte imbrattano la sua superficie, il tempo la sta consumando e il compito più nobile che ricopre è quello di far compagnia a chi, vicino a lei, aspetta l’arrivo dell’autobus diretto verso Torino.
Il suo scopo però era ben altro, lasciare ai posteri il ricordo di una grande conquista che oggi a molti farebbe ridere: il municipio di Torino aveva portato l’acqua al di sopra dei 400 metri della collina Torinese, luogo che non era mai stata troppo generoso nel dispensare acqua.

Da decenni esisteva il problema dell’approvvigionamento dell’acqua in una zona che, nel dopoguerra, si configurava ideale per lo sviluppo residenziale e per le gite dei Torinesi che, grazie alla diffusione dell’automobile,  guardavano alla collina come luogo di distrazione dalla sempre più caotica ed industriale Città di Torino.
Erano gli anni in cui l’Azienda Acquedotto Municipale, dopo la sensata concentrazione della gestione delle acque alla cosa pubblica, aveva il dovere di portare l’acqua dove non c’era, per rispondere alle necessità reali dei suoi cittadini,  e dove avrebbe potuto arrivare per favorire lo sviluppo della città.
Nasce così l’ esigenza di costruire l’acquedotto sull’Eremo, un ambiziosa opera che, senza discostarsi dal preventivo originale di 50 milioni di lire, consisteva in lunghe tubature, una stazione di pompaggio con una adiacente vasca, una seconda vasca di compensazione in cima al colle e la Fontana dell’Eremo a ricordo dell’allora più grande opera costruita per le necessità idriche della collina torinese.

 

Fontana dell acquedotto dell eremo torinoLa Fontana dell’Eremo

La Fontana dell’Eremo, opera di  Mario Dezzuti, fu inaugurata in pompa magna il 30 maggio 1955 con una cerimonia che vide la partecipazione delle autorità cittadine, dell’ingegnere autore dell’opera Salvatore Chiaudiano, del presidente dell’Acquedotto Municipale, del Sindaco di Torino Peyron, dei soliti ministri presenti ad ogni cerimonia importante e del Cardinale Fossati che benedì la Fontana.
Nessuno però sapeva che questo piccolo monumento a forma di fontana sarebbe finito nel dimenticatoio nonostante le pure e buone intenzioni.
Gli applausi, le strette di mano e i reciproci complimenti festeggiavano un’opera importante e una fontana che avrebbe dovuto dare conforto e ristoro ai viandanti che si sarebbero trovati in cima al Colle dell’Eremo durante le loro gite domenicali o di ritorno verso casa.

Frecce Tricolori, 3 luglio 2016

Frecce Tricolori, 3 luglio 2016

Domenica 3 luglio abbiamo avuto la fortuna di assistere all’ esibizione, anche se in forma ridotta, delle Frecce Tricolori.
L’ occasione è stata data dai festeggiamenti per i 100 anni dell’ Aereoporto Torino Aeritalia.
Lo spettacolo era . . .

Daniele Brusaschetto, un cantautore industrial

Daniele Brusaschetto, un cantautore industrial

Daniele Brusaschetto possiamo definirlo un “cantautore industriale”, un musicista che non ama scendere a compromessi: ha un idea precisa su cosa e come suonare e ancora più precisa su cosa e come cantare. Torino, a distanza di 20 anni non è ancora riuscita a dare il giusto riconoscimento ad una personalità che, al contrario, ha trovato all’estero un terreno più fertile e attento alla singolarità della sua produzione musicale.
Io, che scrivo, conosco Daniele Brusaschetto da 20 anni e l’ho sempre trovato un genio incompreso, un genio buono,  uno di quei personaggi che non troveranno mai pace e condivido con lui la propensione alla musica come forma di rifiuto a ciò che lede la naturale, pura e spontanea visione della realtà, un modo di fuggire con stile dall’oscurantismo culturale e sociale che tende ad uniformare il tutto.
Erano tanti anni che non prendevamo da bere qualcosa in compagnia, seduti, parlottando del più e del meno, dell’ultimo vinile acquistato o dell’ultimo pedalino per storpiare un altro poco il suono della chitarra. Oggi ci siamo incontrati e abbiamo cominciato a parlare della sua musica e della sua storia musicale, le domande sono un po’ create ad-hoc per dare un senso a questo articolo che nasce come intervista, si sviluppa attorno ad un bicchiere di succo di mirtillo, per tornare ad essere un intervista.

Daniele Brusaschetto, un cantautore industrialPerché hai cominciato a far musica?
Frustrazione! Frustrazione dovuta alla scuola che frequentavo, il Rebaudengo, l’istituto dei Salesiani. Mi sentivo a disagio, non mi piaceva, non sopportavo l’oscurantismo di quel posto e quell’autorità finalizzata a cosa…non lo so! Giravano cassettine di gruppi Metal e Death Metal, mi piacevano e a quell’età non avevo troppi problemi a manifestare i miei gusti. Ho cominciato facendo un corso di chitarra, sempre all’interno dell’ istituto, e in breve tempo ho trovato un modo di rendere più tollerabile l’ambiente che ero mio malgrado costretto a frequentare.
Poi,  i miei capelli lunghi  erano un problema, anche se non so se era la mia capigliatura o la copertina dei Kreator ‘Pleasure to kill’ dietro il mio quadernone.
Certo quella me l’ha strappata il professore d’inglese.

Brevemente, cosa hai fatto prima di diventare il musicista cantautore?
A 15 anni ho cominciato a far musica grazie al centro d’incontro di via Cigna dove era possibile suonare, conoscere e condividere la giusta dose di casino adolescenziale. Tutti, forse tutti, non li ricordo, ma, sono passato attraverso varie band con improbabili nomi che a distanza di anni penso fossero più che azzeccati: Shit for brains, Fallen Sloppy Dead e Mudcake. Si è passati dal far casino a girare tutti i posti dove era possibile suonare.

Daniele Brusaschetto, un cantautore industrialAdesso, sempre brevemente,  nel ’96 inizi il tuo percorso musicale da solista ‘Daniele Brusascheto’.
Nel ’96 ho cominciato a promuovermi come solista, facevo tutto io, dal promoter alla vendita dei Cd, dall’immancabile banchetto al bordo del palco a suonare sullo stesso palco. È stato un lungo periodo spesso faticoso, però mi ha dato tante soddisfazioni e mi ha portato a girare, non dico il mondo, ma quasi tutta l’Europa e gli Stati Uniti con una tournee di 10 date. In  questi 20 anni ho prodotto, non ricordo, un discreto numero di album che …. sono soddisfatto del lavoro fatto e non sono ancora stanco.

Scusa se ti chiedo di essere breve ma gli aspetti musicali sono marginali rispetto alla voglia di parlare di te. Torino?
Torino è la mia culla, ultimamente giro poco ma devo dire che Torino non è male. Sono stato ai Cappuccini e trovo fastidiosi i due parallelepipedi che deturpano il panorama. Non li posso buttare giù, purtroppo, ma almeno adesso posso fare la spesa al Carrefour di corso Montecucco. È figo, puoi comprare la carta igienica alle tre di notte e sembra di essere a New York. Figo!
Ci sono un sacco di posti per mangiare, ovunque e qualsiasi cosa, anche questo è figo, meno i mezzi pubblici, è un casino, vanno lenti e sono scomodi.
Mi piacciono tutte quelle pietre una sopra l’altra che formano il centro storico e la mia ragazza è di Livorno.

Daniele Brusaschetto, un cantautore industrialChe lavoro fai?
Faccio l’ OSS. Si, ok!  Daniele Brusaschetto è operatore socio sanitario all’interno di una struttura che si occupa di disabilità psico-fisiche.

Progetti futuri?
Chi lo sa?

Torino?
Torino!