Ammirando il Bucintoro conservato alla Reggia di Venaria e pensando alla sua storia sorgono spontanee due domande: chi lo ha voluto e perché?
Nel 1730 sale al trono Carlo Emanuele III, la Peota arriva al castello del Valentino l’anno successivo, ma una barca di simili fattezze necessita di tempi di progettazione e realizzazione piuttosto lunghi quindi è verosimile pensare che sia stato il padre di Carlino, Vittorio Amedeo II, ad ordinare la “nave sublime”.
Quando Vittorio Amedeo II ordina il Bucintoro probabilmente già medita di abdicare in favore del figlio Carlo Emanuele III. Presumibilmente già nel 1728 progetta la costruzione della nave, ma sappiamo che Vittorio Amedeo II è un sovrano assai schivo, introverso amante della semplicità e disdegnoso di feste e ricevimenti (durante il suo regno le feste sono proibite e lo sfoggio di ricchezza è considerato un reato), e allora perché una simile necessità?

Studi recenti fanno pensare al Bucintoro come ad una metafora.
Vittorio Amedeo II è in carica da oltre cinquant’anni (sale al trono nel 1675), pensa al modo migliore di rappresentare la propria magnificenza e la riuscita del proprio operato di Re (la conquista del titolo di re di Sardegna nel 1720 e il conseguente dominio dei mari) facendo costruire una Peota Reale in grado di esprimere, a colpo d’occhio, le sue gesta.
Nel 1729 Filippo Juvarra è a Venezia per assoldare gli artisti e consegnare il progetto del Bucintoro e dar via così al progetto regale e nello Squero veneziano “ai Mendicanti” (lo squero è il luogo in cui venivano costruite le imbarcazioni di piccola misura e non in un Arsenale, dove solitamente erano costruite imbarcazioni di più imponenti dimensioni come i Bucintoro) iniziano i lavori della “Peota di lusso”.  Diversi i maestri artigiani che si occupano dell’imbarcazione, squeraioli , intagliatori, pittori e doratori si susseguono per portare a compimento il Bucintoro sabaudo.

Intanto, il 3 settembre 1730, Vittorio Amedeo II firma l’atto di abdicazione in favore del figlio Carlo Emanuele III.
La Peota Reale è pronta nel 1731 ed il due agosto parte da Venezia alla volta di Torino; trainata da buoi percorre tutto il fiume Po fino al castello del Valentino, dove giunge il due settembre dello stesso anno e viene sistemato nella darsena coperta fatta appositamente costruire a lato del Po.  Il quattro settembre, Giovanni Battista Lanfranchi, firma l’atto di consegna ufficiale dell’imbarcazione e l’impegno alla custodia.

Il Bucintoro, la Peota dei SavoiaIl Bucintoro sabaudo è lungo sedici metri ed è ricco di simboli e fregi che, a suo tempo, dovevano rimarcare il potere e le gesta di Vittorio Amedeo II.
Al centro il “tiemo” (oggi lo definiremmo cabina) per ospitare il re con i suoi ospiti, è sontuosamente dipinto e arredato con decorazioni e drappi in velluto cremisi. Oltre ad un tavolo e due panche vi trovano posto due troni, cadreghe alla dolfina.
Sul frontespizio del tiemo le insegne reali rappresentanti l’armi in pieno di Sua Maestà ed il collare della Santissima Annunziata con al fianco due leoni rampanti, il tutto sormontato dalla corona Regia.
All’esterno sulla prua un gruppo scultoreo, in legno dorato, con al centro Narciso affiancato da due vecchi coricati sul bordo che rappresentano il Po e l’Adige. Sul retro due cavalli marini cavalcati da putti fanno da ala al timone. Tutt’intorno decorazioni sempre dorate effigiano figure marine e dei.

Quello che è certo è che il Bucintoro non è arrivato a Torino in tempo per la cerimonia di abdicazione di Vittorio Amedeo II.
Aveva già abdicato, aveva già ritentato di riprendersi il trono poco dopo, ed era prossimo ad essere confinato nel castello di Rivoli.
Di colpo, lo scopo per cui la Peota è stata ordinata, è cessato.
Diremmo oggi che c’è stato, ovviamente, un cambio di destinazione d’uso e il Bucintoro viene impiegato con obiettivi diversi.
Carlo Emanuele III e la moglie Polissena d’Assia-Rheinfels utilizzano la Peota per puro divertimento, successivamente viene sfruttato in occasione del matrimonio di Carlo Emanuele IV con la Principessa Clotilde di Francia nel 1776, per l’unione del principe Ereditario di Sardegna Vittorio Emanuele con l’arciduchessa d’Austria Maria Adelaide nel 1842 ed infine quando il principe Amedeo di Savoia duca d’Aosta sposa Maria dal Pozzo della Cisterna nel 1867.
Queste le cerimonie salienti dove, agli atti, risulta l’utilizzo del Bucintoro Sabaudo.
Donato da Vittorio Emanuele II alla città di Torino nel 1873, ha subito uno scrupoloso restauro che lo ha riportato agli antichi splendori ed è custodito presso la scuderia Juvarriana alla Reggia di Venaria.

Il Bucintoro, la Peota dei SavoiaBucintoro o peota?

Il Bucintoro è una grande galea veneziana utilizzata dal Doge durante la cerimonia annuale dello “sposalizio col mare”, mentre la Peota è una piccola e slanciata imbarcazione, a sei/otto remi, riccamente decorata solitamente utilizzata nelle regate e durante le cerimonie a seguito il Bucintoro. Filippo Juvarra nei suoi scritti parla quasi esclusivamente di Bucintoro, nominandolo più di cento volte, mentre utilizza il termine Peota solo quando definisce il tipo di imbarcazione da destinare al sovrano sabaudo.
Potremmo quindi definirlo una Peota chiamata Bucintoro?

IMMAGINI
Un sentito grazie a Maurizio Bonetti per averci dato la possibilità di proporvi le sue immagini che potete trovare, insieme ad altre, nella sua pagina Flicker.

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