Nato Torino il 24 agosto 1879, Carlo Biscaretti di Ruffia è stato un personaggio di spicco nel panorama automobilistico italiano.
Appassionato di motori fin dalla giovane età collabora con il padre, il conte Roberto Biscaretti di Ruffia, alla fondazione dell’Automobile Club di Torino. Tra i primi italiani a prendere la patente, partecipa a numerose gare automobilistiche tanto che la Prinetti & Stucchi insiste per averlo come pilota.

Contrariamente alla volontà paterna non intraprende la carriera di avvocato, ma si dedica totalmente al mondo dei motori.
Grazie ad una notevole vena artistica, in brevissimo tempo diventa uno dei migliori disegnatori dell’esploso, dove raffigura la scomposizione di un elemento finito al fine di visualizzare tutti i componenti interni e la loro disposizione.
Lavora con le più grandi case automobilistiche dell’epoca, suoi sono i disegni che rappresentano il motore e le sue parti nei libretti di manutenzione delle automobili, disegni realizzati interamente a mano libera con pastelli ed acquerelli.

Carlo Biscaretti di Ruffia

Personaggio eclettico, nel 1905 si trasferisce a Genova e diventa direttore generale di un’azienda di accessori per cicli e motocicli per poi tornare a Torino dove apre uno studio privato proponendosi come disegnatore tecnico e pubblicitario “Studio Tecnico Carlo Biscaretti via della Rocca 22 Torino Tel. 47-326”.  Sue sono le pubblicità della Michelin, della Penna Aurora e delle officine Savigliano; lavora per Fiat, Lancia, Olivetti, Ansaldo e Itala, azienda dove è a capo dell’ ufficio stampa.

Nel 1933 “Ente Museo dell’Automobile” affida a Biscaretti l’incarico di allestire il ‘Museo dell’Automobile’ all’interno di alcuni locali dello stadio Benito Mussolini.
Nonostante le numerose difficoltà che rallentano realizzazione, nel 1939 viene aperto al pubblico; la collezione comprende 181 pezzi e il costo dell’ingresso è di 1 lira.

Carlo Biscaretti di Ruffia non è completamente soddisfatto, gli spazi sono insufficienti e la sede troppo fuori mano, quindi i visitatori sono pochi; insiste sulla necessità di una nuova collocazione del museo e grazie a diversi finanziatori prende il via la costruzione della nuova sede dove tutt’oggi collocato.
Muore il 7 settembre 1959, un anno prima dell’ inaugurazione del Museo dell’Automobile, a lui intitolato,  che oggi è uno dei simboli della Città di Torino.