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Storie di Torino

Elemosinieri Segreti ed Elemosinieri Pubblici dell’ Opera di San Paolo

Gli elemosinieri dell’ Opera di San Paolo.

Correva l’anno 1848 e i rapporti tra lo stato sabaudo e lo stato pontificio non erano dei migliori. Alcuni che bazzicavano dalle parti di Roma consideravano i Sabaudi una minaccia per lo stato comandato dal Papa e con fiumi di parole sulla carta stampata raccontavano i retroscena, veri e falsi, della Real Casa torinese. Altri che invece bazzicavano dalle parti di Torino, spinti da impulsi risorgimentali e anticlericali, raccontavano i retroscena e le abitudini, vere e false, dell ‘Opera di San Paolo’.
Curiosando tra i testi antichi reperibili nel grandioso museo on line ‘Museo Torino‘ abbiamo notato un libro del 1848, di autore ignoto, con un titolo abbastanza anonimo ai giorni nostri: ‘Misteri di Torino‘.
Spinti dalla curiosità di vedere come e in cosa sono cambiati quelli che vengono chiamati ‘Misteri‘ abbiamo scoperto che gli argomenti sono molto diversi e anche le storie raccontate. Un mistero in particolare racconta un aneddoto dell’ Opera di San Paolo, opera caritatevole con una storia secolare nella vita della Città di Torino.

L’ Opera di San Paolo era una banca composta da lasciti antichi e dai prodotti annui del sei percento del Monte di Pietà. Questa banca era diretta dai padri Gesuiti che ne erano usufruttuari a condizione di dispensare una parte degli immensi redditi per soccorrere i ‘poveri infermi e vergognosi‘ della Città di Torino.
C’era però un problema! Essendo i Gesuiti un ordine religioso mendicante non potevano distribuire loro stessi gli aiuti, quindi dovevano ricorrere a commessi esterni chiamati ‘Elemosinieri segreti‘ ed ‘Elemosinieri pubblici‘.

Elemosinieri Segreti ed Elemosinieri Pubblici dell' Opera di San PaoloElemosinieri segreti

Gli elemosinieri segreti si occupavano di dispensare aiuti ai nobili caduti in disgrazia ai quali non potevano venir meno lo status e i privilegi che l’etichetta garantiva.
Le famiglie venivano mantenute con i guadagni fatti dall’ Opera San Paolo grazie ai lasciti antichi. Quando i fondi non erano sufficienti, venivano mantenute con i guadagni realizzati dal sei per cento di interesse che i poveri pagavano sugli aiuti ricevuti sempre dall’ Opera San Paolo.
L’ esser poveri e ricevere aiuti garantiva l’essere nobili anche se scellerati nella gestione del patrimonio familiare.
Per evitare che le famiglie ‘nobili‘ potessero ricevere le visite dei creditori e vedere il proprio nome scritto sul libro del caposoldo, gli elemosinieri segreti gestivano in segreto e secondo propria coscienza le cifre elargite.
Il popolo non poteva e non doveva essere a conoscenza delle sfortune di classe.

Essendo elemosinieri segreti non si conoscono i dettagli delle singole opere messe in atto e tanto meno i nomi delle famiglie ma qualche dato sembra essere sfuggito alla segretezza; i cavalieri a due croci caduti in disgrazia avevano diritto una pensione di 20000 lire annue.
Esistevano un sorta di condizioni di vita minime che bisognava garantire in ogni caso ad una famiglia nobile. Queste consistevano in un bel alloggio arredato con mobili e una tavola imbandita per le serate eleganti con gli altri nobili.
Un trattamento particolare era riservato alle famiglie dove era presente una giovane donna: la fanciulla godeva di un pensione di 15000 lire per attirare a se baldi giovani da affiliare al Sacro Cuore di Gesù.

Elemosinieri pubblici.

Gli elemosinieri pubblici vagavano nei piani bassi della città di Torino dove la povertà regnava sovrana e la fame era compagna di vita.
Erano autorizzati ad elargire aiuti sufficienti a garantire la sopravvivenza giornaliera e . . . basta! Cifre superiore, spesso utili alla cura di qualche malattia, dovevano essere autorizzate dal consiglio e dai gesuiti che si riunivano senza un preciso calendario e a malattia oramai passata in altra casa.
Gli aiuti ai poveri erano elargiti in piccolissima quantità, dopo lunghe attese ed erano gravati da un interesse del 6 percento che alimentava i fondi necessari agli elemosinieri segreti.
Se una famiglia povera poteva pregiarsi della presenza di una giovane fanciulla, le visite degli elemosinieri pubblici si facevano molto più frequenti e spesso era onorata della visita di qualche elemosiniere segreto. Un via vai che garantiva aiuti molto piu consistenti e suscitava l’invidia delle famiglie vicine.

Quando fu chiesto all’Opera di San Paolo come si conciliassero le intenzioni dell’ opera con gli ambigui comportamenti la risposta sembra sia stata:
Quid ad nos? Che fanno a me queste miserie? Ilo io tempo ad occuparmi di cose terrestri? I nostri Padri sono ortodossi, e abborrono dai vostri sistemi di filantropia messi in voga da serittori protestanti: Oh! che? ci vorreste voi forse socialisti?
Sguaiati! Nel mondo non deve:dominarechelaSocietà…diGesù.

Leggendo questa storia non abbiamo potuto a fare a meno di notare come le cose non sono cambiate molto anche se oggi siamo decisamente più civili . . . . . .