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Personaggi Torinesi

Eugenio di Savoia. Le philosophe guerrier

Le philosophe guerrier, così Rousseau definiva Eugenio di Savoia, con un appunto al fatto che non si spiegava come, un uomo così impegnato sui campi di battaglia e sulla scena politica, potesse trovare il tempo per leggere.

Le philosophe guerrier, così Rousseau definiva Eugenio di Savoia, con un appunto al fatto che non si spiegava come, un uomo così impegnato sui campi di battaglia e sulla scena politica, potesse trovare il tempo per leggere.  Amante della lettura e delle arti, dopo i primi successi militari e le conseguenti entrate economiche, il Principe Eugenio ha sentito la necessità di avere dimore importanti, sia come residenze che come palazzi di rappresentanza, dedicaei in special modo alla custodia delle sue collezioni artistiche e librarie.

Eugenio si servì dei migliori architetti austriaci per la costruzione dei palazzi e collaborò attivamente nelle varie fasi di progettazione; Eugenio ha un grande senso estetico e con le sue dimore fa in modo di avere sempre la bellezza dell’arte intorno a se: ama circondarsi di “cose belle”.
Nel Belvedere, costruito alle porte di Vienna, erano innumerevoli le forme d’arte che allietavano la vista del Principe, oltre alla bellezza intrinseca dei due edifici barocchi che compongono la residenza, molte erano le opere custodite all’interno. Tra le sculture che allietavano la vista dei visitatori della reggia fuori Vienna vi era una bellissima statua greca antica in bronzo “il ragazzo che prega” risalente al IV secolo a.c. della scuola di Lisippo (ora a Berlino).
Anche le stanze delle sue dimore, illuminate da immense finestre, erano un piacere per gli occhi, stucchi e affreschi decoravano ogni sala nel tipico stile barocco. Nel salone di ingresso del belvedere superiore era collocata una grandiosa statua in marmo bianco scolpita da Balthasar Permoser che raffigurava il Principe, trasportato da cherubini, nell’atto di calpestare i nemici.

Nella ricerca delle tele il principe sabaudo si avvaleva della collaborazione dei più famosi esperti d’arte del periodo. La sua predilezione era per i quadri olandesi e fiamminghi, ma nella sua collezione non mancavano artisti italiani del seicento.Una delle collezione più imponenti era quella dei suoi quadri custoditi tra il Belvedere ed il castello di Schlosshof, opere di autori di diversa nazionalità e soprattutto diverso livello.

Eugenio di Savoia., principe filosofo guerrieroNon tutte le tele possedute dal Principe Eugenio erano capolavori, ma moltissimi erano i dipinti di alta qualità, specialmente quelli relativi agli artisti nordeuropei. Tra le tele importanti, Eugenio di Savoia poteva vantare “La visitazione della Vergine” di Rembrand (Detroit), “La donna idropica” di Gerard Dou (Louvre), una “natività” del Crespi, un “San Giovanni Battista” di Guido Reni, “Salmace ed Ermafrodito” di Albani, “I quattro torelli” di Paulus Potter e “L’interno di una Sinagoga” di Saenredam (oggi tutti a Torino).
A Torino, alla Galleria Sabauda è custodita una collezione di scene di battaglia di Jan Griffier il Vecchio, insieme a molti altri. Sono circa novanta i quadri provenienti dalla Collezione di Eugenio. Tra gli altri si distingue, se non altro per le dimensioni, il ritratto “Il principe Eugenio di Savoia-Soissons “ di J. Van Schuppen.

Il destino ha voluto che alla morte del Principe, non avendo eredi diretti, tutto il suo patrimonio finisse nelle mani della nipote Anna Vittoria di Savoia che smembrò il patrimonio artistico dello zio con sommo disappunto della casa asburgica. Buona parte della collezione finì però  a Torino grazie all’insistenza di Carlo Emanuele III che acquistò buona parte della collezione, ma i guai non finirono per le opere che con tanto amore Eugenio aveva ricercato: in un momento di misticismo acuto ‘Carlin’, venne convinto dal proprio confessore a distruggere tutti i quadri che ritraevano scene di nudi e la collezione si ridimensionò ulteriormente.

Eugenio di Savoia., principe filosofo guerrieroAltro vanto del Principe era la famosa biblioteca custodita in tre apposite stanze del palazzo d’inverno a Vienna. Gli oltre 1500 volumi erano conservati su scaffali di legno di bosso ricoperti da un panno per proteggere i libri dalla polvere. I volumi erano tutti rilegati in fine cuoio turco di diversi colori, a seconda dell’argomento trattato, e su ogni frontespizio era stampato in oro lo stemma dei Savoia. Libri miniati, incunaboli e stampe in-folio, insieme ad una collezione di ritratti anch’essi rilegati in cuoio con dorsi e titoli in oro faevano della biblioteca di Eugenio una delle più ricche biblioteche private dei primi del settecento.

I palazzi e le collezioni che Eugenio di Savoia Soisson, anche se con difficoltà, sono giunte fino a noi, la Galleria Sabauda ed i palazzi di Vienna custodiscono le parti più importanti delle raccolte effettuate nell’arco della sua vita. Le opere d’arte che oggi possiamo ammirare ci danno uno spaccato dell’uomo di guerra e di arte che in una sua lettera all’ambasciatore St. Saphorin confidava “Accada quello che vuole, io posso vivere assolutamente felice […] ho una tale abbondanza di libri eccellenti che non potrò mai annoiarmi”.


Le immagini ritraggono il Principe Eugenio in due luoghi diversi. La prima è possibile ammirarla nella facciata della Chiesa  di nostra signora della salute. La seconda invece si trova nelle decorazioni del monumento dedicato a Amedeo Duca d’ Aosta

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