Sfogliando vecchi libri polverosi che parlano della storia di Torino o che raccontano la città ai turisti di passaggio, ci si imbatte spesso nella descrizione della Galleria dei Dotti e delle opere in essa raccolte; tra di esse il gruppo marmoreo dei fratelli Ignazio e Filippo Collino, “La Fama che incatena il Tempo”.

Nei primi anni del XVIII secolo la corte sabauda, un po’ per spirito d’imitazione, un po’ per ostentazione, inizia a volgere il suo sguardo verso le belle arti, atte ad abbellire ed impreziosire le dimore del ducato. Nel 1713, con l’arrivo di Filippo Juvarra, a poco a poco Torino richiama a se tanti artisti piemontesi, che col tempo hanno affinato le proprie abilità in altre corti ed altre città, tra questi Ignazio e Filippo Collino.

La Fama che incatena il Tempo dei Fratelli CollinoDopo aver iniziato gli studi di disegno a Torino, i fratelli Collino vengono inviati a Roma per perfezionarsi nelle belle arti e principalmente nell’arte della scultura; è un periodo fecondo per i due artisti torinesi che realizzano numerose opere d’arte inviate a Torino per l’abbellimento delle sale di rappresentanza di Palazzo Reale.
Nel 1763 Carlo Emanuele III nomina Ignazio Collino “scultore del re e direttore della scuola torinese di scultura” e i due fratelli tornano a Torino lavorando quasi esclusivamente per la corte sabauda. Nello stesso periodo il duca si sta occupando dell’esecuzione dei lavori per il Mausoleo dedicato ad Umberto Biancamano, capostipite dei Savoia, nella cattedrale di Saint-Jean-de-Maurienne in Savoia ed incarica i fratelli Collino della realizzazione di un bassorilievo raffigurante “Umberto Biancamano che rende omaggio all’imperatore Corrado” terminato nel 1773 (il gesso originale è custodito all’Accademia Albertina).

La Fama che incatena il Tempo dei Fratelli CollinoSalito al trono Vittorio Amedeo II affida ai due scultori un nuovo importante lavoro per il completamento del mausoleo, un gruppo scultoreo che rappresenta la Fama incatenata dal Tempo e il Genio della Moriana. I Collino si mettono all’opera e per la realizzazione della scultura utilizzano il raro marmo di Pont, ma le cose vanno per le lunghe ed il gruppo, modificato più e più volte rispetto al disegno originale, non è pronto che nel 1788; guerre e vari avvenimenti politici impediscono, però, alla scultura di essere trasportata a destinazione e per sfortuna o per fortuna, rimane a Torino in attesa di una nuova collocazione.

La Fama che incatena il Tempo dei Fratelli CollinoInizialmente si pensa di sistemare il gruppo nei sotterranei di Superga, dove oggi è posto l’Arcangelo Michele del Finelli, ma neppure questa destinazione sembra essere quella giusta, di fatto rimane nello studio dei fratelli Collino per lungo tempo. Solo nel 1820, in occasione dei festeggiamenti per i cento anni della fondazione dell’Istituto universitario, si decide di esporre nel cortile di rappresentanza dell’Università la bellissima opera.
Dopo la mostra, Vittorio Emanuele I dona il gruppo scultoreo all’Ateneo, come si può evincere dall’iscrizione sul basamento della statua.
Nel corso degli anni il genio della Moriana viene sostituito con un putto alato che sorregge un medaglione su cui sono incisi il nome degli scultori sul fronte ed “ex marmore pontino” nel retro, che viene identificato con il Genio della scultura.

Il gruppo scultoreo di Ignazio e Filippo Collino è così giunto fino a noi; ancora oggi passeggiando nei pressi di via Po, al secondo piano della Galleria dei Dotti, si può ammirare la bellezza dell’opera. La Fama che incatena il Tempo vuole indicare quanto la fama e la grandezza dei Savoia siano eterne e destinate a durare per sempre.