Personaggi Torinesi

Giovanni Vincenzo Virginio, l’ uomo delle patate

Giovanni Vincenzo Virginio, l' uomo delle patate

“La Patata tira”: io sono pienamente d’accordo con questo insigne slogan pubblicitario, e voi?
La patata è un alimento squisito e se noi piemontesi oggi mangiamo questo succulento tubero è grazie a un avvocato per professione e un agronomo per vocazione: GIOVANNI VINCENZO VIRGINIO. Chi era costui?

Giovanni Vincenzo Virginio, nato a Cuneo il 12 aprile 1752, era figlio di Enrico Virginio e Maddalena Baudino. La sua era una famiglia agiata, il padre lavorava come procuratore della città di Cuneo ed era anche un proprietario terriero.
Fin da piccolo Vincenzino dimostrò di essere molto altruista e sensibile. Amava la lettura e a 17 anni, anziché passare il tempo corteggiando leggiadre fanciulle, fondò una Società Letteraria che fu attiva dal 1769 al 1773. Tra i suoi interessi spiccava quello per la natura: passava ore nelle campagne cercando piante e pietre di cui faceva collezione.
La vita nei campi che lui bramava però non andava a genio alla sua famiglia. Vincenzo fu spedito quindi all’Università di Torino a studiare legge e si laureò il 2 luglio 1772. Iniziò a lavorare come avvocato, senza però mai dimenticare il suo primo amore, l’agricoltura.

Nel 1778 sposò la pinerolese Maria Maddalena Fabre, figlia di un mercante di tessuti. La ragazza portò con sé una dote di ben 21.000£, usata da Vincenzo per finanziare le sue sperimentazioni in campo agrario.
Sì, perché Virginio, dal 1782, decise di seguire il suo cuore e di lasciare la carriera forense per dedicarsi totalmente alla sua passione. Il suo scopo era quello di mettersi al servizio del Piemonte: voleva trovare il modo di rendere produttive le terre per diminuire i problemi di alimentazione della popolazione, stremata in quei tempi dalle carestie e dalle guerre.

Giovanni Vincenzo Virginio, l' uomo delle patateLavorando sui suoi terreni Virginio scoprì che la patata, introdotta in Piemonte dalle truppe napoleoniche, era molto facile da coltivare perché si adattava a ogni tipo di terreno, cresceva con velocità, era semplice da cucinare, aveva un alto valore nutritivo ed era una perfetta sostituta del grano.
Descrisse i suoi risultati nel 1799 nel Trattato della coltivazione delle patate o sia pomi di terra volgarmente detti tartiffle, promosso dalla Reale Società Agraria di Torino, di cui lui stesso fu uno dei fondatori nel 1785.

Emulo di Antoine Parmentier, il farmacista che introdusse la coltura della patata in Francia, Virginio investì tutte le sue forze per convincere i contadini a coltivare il tubero e il popolo a mangiarlo.
All’epoca in Piemonte la patata era usata solo per cibare gli animali ed era detta “Radice del Diavolo”: brutta, cresceva sottoterra, senza bisogno di luce ed era considerata velenosa. Allora Virginio iniziò a regalare alle nobili madame preziose scatole intarsiate con dentro le patate.
Iniziò a recarsi nei mercati di Torino, Susa, Cuneo e Savigliano per distribuire gratuitamente i semi delle tartiffle (patate in dialetto), parlando delle loro potenzialità e insegnando le ricette per cucinarle.
Ogni domenica si recava in Piazza Castello per tenere comizi sui pomi di terra. Così facendo riuscì nel suo intento, ma prosciugò tutti i suoi beni e iniziò ad avere anche problemi con la moglie.

Per risollevarsi accettò nel 1807 la cattedra di scienze naturali in un liceo a Zara, in Dalmazia. Al suo ritorno a Torino, morta la moglie e ormai malato, nel 1812 gli venne concessa una piccola pensione da Napoleone, confermata poi dai Savoia nel 1820.
Fu ricoverato nel 1811 nell’Ospedale di San Giovanni. Nel 1821 fu trasferito all’Ospedale Mauriziano, dove morì in solitudine il 4 maggio 1830.

Giovanni Vincenzo Virginio, l' uomo delle patateEra un idealista puro Virginio, un filantropo, e si sa che per persone di questo stampo purtroppo non c’è molto spazio al mondo.
A Torino, in Via della Basilica 3, dove si trovava il vecchio Ospedale Mauriziano, venne posta un’epigrafe per ricordarlo che oggi però non c’è più.

Parmentier è sepolto a Parigi, nel Cimitero di Père-Lachaise. Ancora oggi sulla sua tomba qualcuno posa come omaggio delle patate. Non so dirvi dove Virginio sia stato sepolto, e allora, in mancanza della tomba, cerchiamo di ricordarlo dedicando un secondo del nostro tempo pensando a lui quando ci troviamo di fronte un bel piatto di patate al forno!

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