La Galleria dei Dotti, il tempio delle muse

da | Storie, Storie di Torino

La Galleria dei Dotti, nella corte d’onore del palazzo dell’Università, ha una storia lunga quasi tre secoli, ha visto transitare e successivamente sostare nei suoi porticati illustri sapienti e grandi maestri della conoscenza.
Nei primi anni del ‘700 il lungimirante Vittorio Amedeo II, convinto della necessità che solo da menti adeguatamente formate si può avere una classe dirigente capace, investe tempo e denaro nella riqualificazione dell’Università, già attiva a Torino fin dal 1404. Il duca dà inizio ai lavori per la costruzione del nuovo palazzo accademico in via Po nel 1713, affidando il progetto a Michelangelo Garove, coadiuvato da  Pier Francesco Garoli e Giovanni Antonio Ricca. Filippo Juvarra si occupa dell’abbellimento degli spazi aperti del cortile d’onore, biglietto da visita del palazzo: portici e colonne articolati su due piani ornati con lapidi e rilievi figurati storici, acquisiti da Scipione Maffei su mandato di Vittorio Amedeo II.
L’idea è quella di creare uno spazio musealizzato, dove gli studenti possono continuare ad apprendere; un vero e proprio museo lapidario e collezione di antichità.

La Galleria dei Dotti, il tempio delle museLa galleria rimane pressoché invariata fino ai primi anni del XIX secolo, quando tutti i reperti archeologici vengono trasferiti nella più idonea sede del museo di archeologia, nel palazzo dell’Accademia delle Scienze, e la galleria destinata ad esporre i busti degli uomini illustri che hanno insegnato nell’Università torinese.
Ovviamente non tutti gli insegnanti dell’ateneo possono trovare posto nella galleria dei Dotti, non ci sarebbe abbastanza spazio per inserire il busto o la lapide di ogni sapiente; per ovviare ad un ammasso ingestibile di monumenti, nel 1894 viene stilata una linea guida atta a stabilire chi può entrare a far parte della galleria.
Il regolamento è composto da diversi punti: specifica la tipologia dei monumenti che possono trovare spazio nella galleria (statue, busti, iscrizioni), che la proposta di inserimento deve essere fatta dal Rettore e votata dal Consiglio Accademico, che al Consiglio Accademico spetta la delibera definitiva decidendo tipologia di monumento e disposizione, e definisce che il “Dotto” deve essere morto da almeno tre anni per poter essere candidato.

La Galleria dei Dotti, il tempio delle museLa galleria dei Dotti

Nella Galleria dei Dotti trovano spazio 54 opere scultoree, dedicati agli insigni maestri che hanno dato lustro all’ateneo sabaudo. I più grandi nomi della storia torinese trovano posto nei porticati dell’università, da Gioberti a Francesco Ruffini, da Luigi Cibrario a Amedeo Avogrado, Lagrange, Amedeo PlanaGiuseppe Timermans, Amedeo Peyron, Luigi Gallo, Pier Carlo Boggio, Giuseppe Dionisio, Luigi Mattirolo, Cesare Alfieri di Sostegno, Carlo Boucheron,  Paravia e tanti altri che hanno lasciato il segno nell’istituto nel corso dei secoli.

La Galleria dei Dotti, il tempio delle muse

Oltre ai monumenti dedicati ai dotti all’interno del cortile dell’ateneo è possibile ammirare due intense opere marmoree concepite da grandi artisti del panorama torinese: la fama che incatena il tempo realizzata nel 1788 dai fratelli Ignazio e Filippo Collino e Minerva, opera di Vincenzo Vela del 1858. Più recenti, risalgono al 2007, le grandi sculture metalliche di Massimo Ghiotti, Tristan und e Esprit de Géométrie.
Di Ignazio e Filippo Collino sono le statue di Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III che, da subito trovano posto nelle nicchie laterali l’ingresso di via Po e successivamente collocate nell’Aula Magna del Palazzo dove è possibile ammirarle ancora oggi.

Dopo trecento anni, entrare nel palazzo dell’Università e passeggiare tra i porticati della galleria dei Dotti lascia una sensazione di piccolezza transitando ai piedi delle statue di personaggi tanto importanti. Espone bene la percezione che se ne ha Davide Bertolotti nella sua Descrizione di Torino del 1840 “La parte interna dell’Università è mirabilmente acconcia al suo scopo. Una grave magnificenza vi regna per entro, e il viaggiatore che ci mette il piede, sente ad un tratto di essere nel tempio delle muse, nell’albergo di ogni dottrina”.

 

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