La lunga e stretta arteria che va da via Pietro Micca a corso Siccardi fu intitolata Giuseppe Barbaroux  nel 1860 ed è uno dei luoghi più affascinanti di Torino, precedentemente divisa in via Guardinfanti e via della Madonnetta.
Ancora attualmente è carica di suggestioni, vi sono ambientate le storie e le leggende più intriganti della città antica, presenta edifici e angoli che parlano un linguaggio misterioso, a partire dalla chiesa della Misericordia per proseguire con la casa di Cagliostro, la piazzetta dell’ Università dei mastri minusieri, le botteghe artigiane che un tempo vi si aprivano, i palazzi gentilizi, molti dei quali abitati da fantasmi, le tracce medievali di alcune facciate.
I Guardinfanti, cui parte della via era intitolata un tempo, risalgono al XVI e XVII secolo: erano le ingombranti strutture, poi chiamate “crinoline”, con cui le signore mantenevano gonfie le loro gonne e vennero perfezionate nel 1860 da un sarto parigino; nella contrada esistevano numerosi Atelier  per la loro confezione, dove le gentildonne andavano a rifornirsi.
Via Barbaroux è una delle stradine della Torino antica che ha tratto maggiori vantaggi dalla ripulitura seguita al degrado degli anni dai ‘70 agli anni ‘80: oggi è diventata un elegante via dello shopping e ha ritrovato la sua aura intrigante, facilmente percepibile.
Di sfuggita ricordiamo che Giuseppe Barbaroux fu un avvocato e uomo politico nel regno di Sardegna da Vittorio Emanuele a Carlo Alberto, laureato in utroque iure, ossia in diritto civile e in diritto canonico, abile diplomatico, figlio di un commerciante di tessuti che ebbe il titolo di conte per i servigi resi della corte, autore di importanti riforme dei codici, ministro guardasigilli.
Pose fine ai propri giorni lanciandosi da una finestra del ministero 14 marzo 1843: la sua inquietante fine (si suicidò o “fu suicidato”?) ben si accorda con l’atmosfera della via che gli fu dedicata.

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