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Maria Bricca, l’eroina di Pianezza del 1706

Maria Bricca o Maria Bricco? Questo è il primo mistero da risolvere quando ci si trova difronte alla storia, o racconto, di questa eroina nata a Pianezza il 2 dicembre 1684 da Giuseppe e Francesca Chiaberge. Maria Chiaberge acquista il nuovo cognome l’8 febbraio 1705 quando si sposa con Valentino Bricco e continua a mantenere lo stesso cognome fino al 23 dicembre 1733 quando lascia le sue spoglie mortali. Ciò nonostante viene ricordata con il come Maria Bricca e spesso soprannominata la Bricassa.
Il motivo è probabilmente da ricercare nell’ abitudine del passato di cambiare l’ultima lettera del cognome per renderne più piacevole il suono, inoltre il nome dell’ eroina, soprannominata ‘la bricassa’, meglio si tramandava con una consonante finale che identificava subito le caratteristiche femminili dell’eroina del 1706.
Maria Bricca, o Bricco, è realmente esistita e viveva a Pianezza, un piccolo borgo che a causa della posizione che consentiva di osservare comodamente tutto il territorio torinese, era spesso attraversato e saccheggiato dalle truppe francesi. Nel 1693, quando Maria era ancora bambina, passarono da Pianezza il Catinat e le sue truppe per dirigersi verso il Castello di Rivoli, che saccheggiarono e diedero alle fiamme per poi andare verso la Marsaglia per suonarle di santa ragione all’ ambizioso Vittorio Amedeo II.
Maria è quindi cresciuta con una particolare avversione nei confronti dei francesi e una sincera ammirazione nei confronti dei Savoia.
Di lei, però, si perdono le tracce molto presto, il suo nome ricompare solamente quando viene sepolta nella chiesa San Pietro e Paolo di Pianezza.

Maria Bricca, l'eroina di Pianezza del 1706Potrebbe concludersi qui la storia di Maria Bricco.
Fino al XIX secolo nessun atto parla di lei e neanche la bibliografia ufficiale dell’ Assedio di Torino cita mai il suo nome. Nonostante i testi non siano pochi, Maria Bricca non compare mai e bisogna aspettare un testo scritto da un anonimo francese perché la sua storia venga ripresa, ufficializzata dal re Carlo Alberto, immortalata in un famoso quadro oggi all’ interno degli appartamenti reali della Basilica di Superga e raccontata nei più svariati modi.
I testi del XVIII Secolo sull’ assedio di Torino, il più antico che abbiamo trovato risale al 1707, raccontano, con piccole variazioni tra di loro, questa storia che riassumiamo brevemente:

Venuto a sapere che il reggimento di Chatillon era in arrivo da Susa per unirsi agli assedianti francesi, Vittorio Amedeo ordina al marchese Visconti di far appostare la brigata Falchestein e i granatieri prussiani, comandati dal generale Monasterolo, nelle vicinanze della Dora, tra Alpignano e Collegno.
Quando le truppe francesi comandate dal marchese Bonet arrivano all’altezza della Dora cadono pietosamente in trappola. Le forze capitanate dal Monasterolo hanno subito la meglio sui soldati francesi che impreparati e comandati disordinatamente dal Bonet sono costretti a ritirarsi nel vicino castello di Pianezza. Parecchi soldati e il comandante restano uccisi, vengono arrestati ufficiali e gregari francesi e il bottino è immenso: 200 muli carichi di vettovaglie per gli assedianti appostati attorno a Torino, 50 muli carichi di Champagne per il duca D’Orleans e 250 muli carichi di polvere da sparo.
Il principe Eugenio di Savoia, abile stratega militare, non si lascia scappare l’ occasione per infliggere una pesante sconfitta ai francesi ed animare lo spirito dei suoi soldati in vista dello scontro finale di Torino.
Dopo una breve consultazione con il cugino Vittorio Amedeo II ordina di attaccare il castello contando sul fatto di trovare soldati in preda al panico, stanchi del lungo viaggio e impreparati alla difesa: dall’ esterno l’ attacco verrà sferrato dalle truppe comandate dal marchese Visconti mentre il Principe di Anhalt guiderà 50 granatieri prussiani lungo una galleria segreta per portare lo scontro direttamente all’ interno del castello.
La conquista del castello si conclude in brevissimo tempo, i francesi vengono annientati, i pochi che riescono a fuggire vengono inseguiti dai soldati sabaudi che danno la grazia ad ognuno di loro e infine il tocco di genio del principe Eugenio: bisogna motivare i soldati per lo scontro finale e quale miglior motivazione c’è dei soldi? Il bottino, che consisteva in soldi probabilmente destinati ai soldati francesi, viene diviso tra i soldati piemontesi.

Anche se con varianti minime, perlopiù sulla posizione e sulla presenza del principe Eugenio, di Vittorio Amedeo II e del marchese Visconti, due particolari sono sempre gli stessi: a comando del gruppo che percorre la galleria c’è sempre il principe di Anhalt e all’ interno del castello i soldati vengono descritti come arroccati e terrorizzati in attesa dell‘arrivo della morte.

Maria Bricca, l'eroina di Pianezza del 1706Questa è la storia raccontata per tutto il XVIII secolo fino a quando non compare un testo anonimo francese che racconta una storia che aggiunge particolari inediti sui fatti accaduti la notte tra il 4 e il 5 settembre 1706. In questo testo si parla di una certa Maria Bricca, detta Bricassa, che veduta assediata la sua città Pianezza oramai da troppo tempo, non perde l’ occasione propizia di far sloggiare gli odiati francesi.
La vicenda viene ripresa dal Canalis e in pochi anni si diffonde e viene raccontata in svariati modi fino a perderne l’ originale svolgimento anche se bisogna precisare che non tutti gli storici la considerano attendibile. Il Cibrario e altri studiosi scelgono di non citare l’ avvenimento, alcuni rivedono la posizione della Bricca in quanto ritengono impossibili una seria di particolari e alcuni invece mettono in dubbio la stessa presenza dell’ eroina nelle vicende della conquista del castello. Noi però siamo qui per raccontarvi di Maria Bricco, Bricca o Bricassa!

Vedendo i soldati francesi impegnati a festeggiare senza alcuna preoccupazione, ‘la Bricassa’ decide di recarsi presso gli accampamenti sabaudi per informare il principe Eugenio di Savoia di essere a conoscenza di un passaggio segreto che porta da casa sua fino al castello occupato dagli invasori.
Il principe non perde tempo e ordina al principe prussiano Leopoldo I di Anhalt-Dessau di seguire la donna che li avrebbe portati direttamente all’ interno della struttura e attaccare i francesi mentre il marchese Visconti avrebbe attaccato dall’ esterno.
Maria a capo di 50 granatieri brandeburghesi percorre la galleria che scoprirà bloccata da una cancellata che lei stessa abbatte e con furia irrompe nella sala da ballo urlando ‘Viva i Savoia’.
La vittoria è schiacciante! I francesi, presi di sorpresa, in un primo momento pensano che sia uno scherzo, qualcosa che faceva parte dei loro festeggiamenti, ma ai primi colpi di ascia sferrati dalla Bricassa comprendono che non si tratta di uno scherzo, ma ormai è troppo tardi: vengono tutti passati per la spada dai granatieri.
L’ assalto si conclude con l’ arresto di 2 colonnelli , 2 generali e un bottino di cannoni, 600 cavalli e due milioni di franchi”.

Maria Bricca, l'eroina di Pianezza del 1706Sicuramente la verità sta nel mezzo e la conosce solo chi quel giorno era lì a combattere, ma due osservazioni possiamo permetterci di farle, giusto per approfondire le nostre conoscenze su Torino e sul 1706. Giuste o sbagliate saremo poi noi a decidere!
Per certo sappiamo che il passaggio che portava da casa di Maria al castello esisteva e sappiamo che i francesi furono sconfitti.
Nell’ ambito della leggenda, invece, rientra ‘con chi’ abbia parlato Maria Bricca visto che le troppe versioni rendono impossibile sapere se era un villano del posto, il marchese visconti o addirittura il principe Eugenio, che difficilmente avrebbe parlato con la prima donna che passava nei pressi dell’ accampamento. Il famoso testo anonimo, però, ci dice che lei ha parlato con il marchese Visconti.
Sempre lo stesso testo presenta un errore dettato dall’ enfasi dello scrittore: Maria sarebbe entrata nel salone da ballo gridando ‘Viva il Re’, il chè è impossibile, perchè Vittorio Amedeo II non era ancora re, lo sarebbe diventato solo dopo la pace firmata ad Utrecht nel 1713. L’ errore è stato corretto poi dagli scrittori del XIX secolo trasformando le parole di Maria in ‘VIVA I SAVOIA’.

Un’ altro particolare strano è lo stato d’ animo dei francesi all’ interno del castello.
Prima dell’ arrivo di Maria Bricca, nei testi del XVIII secolo si afferma che all’ interno del castello si respirava aria di terrore, della sconfitta imminente e della morte vicina alle loro vite. Dopo invece viene detto che all’ interno del castello c’era un clima di gioia, di goliardia, della sicurezza di stare in un posto sicuro, talmente sicuro che i francesi passavano il tempo a bere champagne in compagnia di donne e talmente sicuri da sottovalutare l’ importanza di difendere il castello.
Anche i personaggi cambiano, uno in particolare sembra essere sparito.
Partendo dal primo testo che abbiamo consultato, datato 1707, abbiamo notato come il principe d’ Anhalt diventa sempre meno importante fino a scomparire del tutto dai racconti. É un peccato perché questo uomo, oltre a comandare i 50 uomini che si impadronirono del castello, è stato anche il primo ad entrare a Torino il 7 settembre 1706.

L’ impressione che abbiamo è che la storia di Maria Bricca, per quanto abbia dei collegamenti con la storia reale, sia cresciuta e diventata famosa in un periodo storico che aveva bisogno di punti di riferimento per la causa italiana. Eroi ed eroine del passato che, grazie alla loro dedizione e fedeltà, fossero punti di riferimento, personaggi ai quali i futuri italiani potessero ispirarsi, figure leggendarie che promuovessero l’ unificazione d’Italia e la famiglia dei Savoia a comando del regno che sarebbe arrivato nel 1861.

Maria Bricca non ha avuto lo stesso successo “commerciale” di Pietro Micca, forse perchè donna o forse perché non è morta come dovrebbe fare un eroe che si rispetti, ma ha lasciato varie tracce della sua esistenza e della sua impresa.
1844 – Il celebre Gonin realizza una tela per le decorazioni della Sala del Caffe di Palazzo Reale dove immortala l’ attimo in cui Maria Bricca irrompe nella sala colma di francesi. Oggi il quadro si trova negli appartamenti reali della Basilica di Superga.
1906 – All’ ingresso della famosa galleria viene posto un busto dedicato a Maria Bricca e nelle vicinanze viene inaugurato un monumento che ricorda l’impresa.
1910 – Esce nelle sale cinematografiche il film muto ‘Maria Bricca: l’ eroina del piemonte’ diretto da Edoardo Bencivenga con la famosa Lydia Quaranta che interpreta Maria. Il film viene distribuito in Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna.
2011 – La Fvm-quatb production realizza un cortometraggio che ripercorre la storia di Maria Bricca.

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