Mi chiamo Piero Pantoni, di professione boia!

da | Personaggi Torinesi

Mi chiamo Piero Pantoni, di professione boia!

Il mio destino è stato quello di vivere nel peccato, nella mia imperfezione mi sono arreso a ciò che per me era già stato deciso.

Sono stato il boia della città di Torino per più di trent’anni, Ministro di Giustizia fin dal 1831, con patente rilasciata da Urbano Rattazzi.
Non ho scelto il mestiere del boia, per me era già stato tutto deciso prima della mia nascita, mio padre Antonio Pantoni, boia dello Stato Pontificio, mio Fratello Giuseppe Boia a Parma ed io?
Piero Pantoni quali altre opportunità avevo? Nessuna, vi assicuro, nessuna!
In giovane età me ne andai a Parigi per sfuggire a quello che non volevo fosse il mio destino, ma la fama di mio padre tra gli immigrati era sempre un passo avanti a me; fui costretto a tornare per intraprendere il mestiere del tirapiedi con mio fratello a Parma, prima, e del boia a Torino, poi.

Nella città di Torino ho sempre abitato in via Fornelletti 2, nell’abitazione affidatami dal Podestà, da sempre destinata a chi come me svolgeva il famigerato mestiere.
Vivo con mia moglie ed i miei cinque figli, è stato Giuseppe Cafasso ad officiare il mio matrimonio, gran sacerdote, lui, confortatore degli impiccati; per tutti, il prete della forca.

La casa del Boia di Torino

Mia moglie, una gran brava donna, tapina, costretta alla solitudine, nessuno le rivolge una parola, un saluto e tutto perché è la moglie del boia.
Anche solo l’andar per botteghe è una tortura, i bottegai per prendere il nostro denaro porgono una ciotola colma di aceto, perché a loro dire, i soldi del boia sono soldi sporchi, soldi macchiati di sangue, soldi del diavolo e devono essere disinfettati prima di essere toccati.
“Ipocriti” certo, i miei soldi sono sporchi, ma dopo ogni impiccagione l’assembramento di gente attorno alla forca che si spintona per riuscire a toccare il cappio ancora fremente, per avere fortuna nella cabala; non è di malaugurio!
E che dire del mio predecessore, Gaspare Savassa, il famigerato Gasprin, che vendeva il grasso degli impiccati come rimedio per l’epilessia; c’era la coda dinnanzi a casa per acquistare il macabro lenitivo, lo ricordo bene io, prima di divenire boia ero il suo tirapiedi!
Io son Ministro di Giustizia in nome di Dio e del Re . . .  io semplicemente eseguo, esecutore non porta pena agli occhi di Dio, mi confesso e mi comunico almeno una volta al mese e sono sicuro di essere ogni volta perdonato dal mio Signore.
Che dire poi del pane, fosse per i fornai neppure il pane per la mia categoria avrebbero preparato, secondo loro anche preparare il pane per i boia portava sventura.  Meschini! Fosse per loro dovrei privare del pane i miei figlioli.

Mi chiamo Piero Pantoni, di professione boia!

La cosa che più mi manda in bestie e che mi definiscono un misantropo.
Chi non lo sembrerebbe! Per poter assistere alle funzioni religiose, un banco nella chiesa di Sant’Agostino completamente isolato dagli altri.
Tutti che mi evitano come la peste, un solo amico, il Caranca, pensate un po’ il becchino di Rivarolo, ironia della sorte!
E tutto questo per cosa? Per 2.400 grame lire all’anno, più 3 lire per ogni esecuzione in Torino e 22 franchi per le esecuzioni fuori sede.
Almeno nel 1575, quando l’ Inquisizione imperava, esisteva un vero e proprio prezzario ed i boia avevano un vero tornaconto, 21 lire per un impiccagione semplice, 16 lire per appiccare il fuoco ad un rogo e ben 36 lire per uno squartamento cruento.

In tanti anni di servizio 150 esecuzioni a mio carico, macigni che ricordo singolarmente, così uguali eppure così diversi; la mia prima esecuzione la ricordo molto bene, ero con mio Fratello Giuseppe, a Parma, erano due, i condannati, rivoltosi che tramarono per spodestare il Duca di Modena Francesco IV d’Asburgo-Este durante i moti del 1831.
Erano le otto del 26 maggio 1831, a mio fratello toccò Vincenzo Borelli a me toccò Ciro Menotti.
È stato difficile, ma ho agito in nome e per conto di Dio e del Duca, lo ripeto, io non ho colpe!

Ora sono a riposo, la mia ultima esecuzione risale al 1864 ed in tutto il regno d’Italia si parla ormai di abolire la pena di morte; tutto sommato, una gran cosa, ma agli occhi di tutti io ormai son segnato come portatore di sventura e morte, boia e carnefice, ma io son solo stato Ministro di Giustizia in nome di Dio e del Re!

Non ho colpe, io, Piero Pantoni

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