Nino Oxilia nasce a Torino il 13 novembre 1888 da genitori di origini liguri.
A diciassette anni, studente universitario iscritto alla facoltà di giurisprudenza, inizia la sua avventura giornalistica nel quotidiano “La gazzetta di Torino” come cronista e compilatore di notizie. Passa poi al giornale “Il Momento” ma l’ambiente tranquillo e monotono del giornalismo del tempo sta un po’ stretto ad una mente feconda come quella di Nino Oxilia.

Con l’amico Sandro Camasio compone le sue prime opere teatrali, “L’uomo in frak”, “L’amica delle nuvole” e “La Zingara”, ma è nel 1911 con l’opera “Addio giovinezza” che arriva il successo.
La morte dell’amico lascia il commediografo disorientato e le successive opere non riescono ad eguagliare il successo di ‘Addio giovinezza’. Nino Oxilia si dedica alla rivista e al cinema che in quegli anni in Italia, specialmente a Torino, sta riscuotendo sempre più successi. Realizza una serie di film di importanti, “Giovanna d’Arco”, “Il cadavere vivente”, “La Monella” e soprattutto “In hoc signo vinces” che, fino all’uscita nelle sale di Cabiria, è la più lunga pellicola di cinema muto italiano. L’opera cinematografica più importante realizzata da Nino Oxilia è “Rapsodia Satanica” uscita nel 1917 con la star del cinema muto Lydia Borelli e la colonna sonora musicata da Pietro Mascagni.

Nino Oxilia e la “sua” settima arteNino Oxilia

Poeta crepuscolare nel 1909 pubblica la sua prima raccolta di poesie “Canti brevi”. Successivamente si avvicina al movimento futurista e prende le distanze dal mondo melanconico e triste della poesia crepuscolare per avvicinarsi ad uno stile più dinamico e aperto, rivolto alla luce. La poesia di Nino Oxilia più conosciuta è sicuramente “Commiato” che, musicata da Giuseppe Blanc diventa l’inno fascista.
Allo scoppio della prima guerra mondiale Nino Oxilia si arruola al fronte come soldato semplice occupandosi di cinegiornali. Muore sul campo di battaglia, falciato da una scheggia di granata, sul monte Tomba durante la battaglia di Caporetto il 17 novembre 1917;  nel suo zaino una raccolta di poesie, pubblicata postuma “Gli orti”, in tasca un foglietto…

se gli occhi fisso a lungo dentro il bujo
stellano gli occhi ed io sento la luce.
Così ritrovo Dio dentro alla luce,
così ritrovo Dio se fisso il bujo.

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