La bellezza di Torino sta nei dettagli. Piccoli tanto da passare inosservati, maestosi da lasciarci stupiti e intimoriti,  palazzo Trucchi di Levaldigi è un po’ entrambi.
Il palazzo è imponente, ma sembra volersi nascondere agli affaccendati viandanti così racchiuso nella scacchiera urbana di Via XX Settembre.
Ma il suo portone, no! É in grado di attrarre ogni visitatore che percorrere la zona.
L’edificio è stato costruito dal famoso architetto torinese Amedeo di Castellamonte tra il 1673 ed il 1677 su ordinazione di Giovanni Battista Trucchi Conte di Levaldigi, presidente e generale delle finanze di casa Savoia. Il terreno su cui viene edificato il palazzo viene espropriato ai padri agostiniani scalzi del vicino Convento di San Carlo dopo una lunga e travagliata trattativa.
Caratteristica principale di palazzo Trucchi di Levaldigi è il taglio diagonale della facciata d’ingresso ed il suo portale di accesso chiamato il “portone del diavolo”, per via della testa di diavolo in bronzo dorato posta sul battente centrale.
Il portone è opera di Pietro Danesi ed è completamente intarsiato: decorazioni animalesche metamorfiche, foglie d’acanto, fiori, mascheroni e teste di leone. Nel lunotto superiore si vedono putti che schiacciano un mostro a tre teste.

Al piano terreno del palazzo Trucchi di Levaldigi il 15 maggio 1738, con patenti di Carlo Emanuele III, viene autorizzata la prima fabbrica torinese di tarocchi sottoposta a gabella.
Carlo Sebastiano Dolè si aggiudica l’appalto e con 58,000 Lire annue: “Si obbliga e sottomette il supplicante di far fabbricare d’ogni sorte di carte tarocchi della stessa bontà, qualità e figura ed impronto di quelli che si fabbricano in Francia dal mastro cartiere Cheminade di Grenoble”. Il gioco dei tarocchi viene successivamente stabilizzato e regolamentato dal codice piemontese, tuttora in uso.

Giovanni Battista Trucchi Conte di Levaldigi

Palazzo Trucchi di Levaldigi

Palazzo Trucchi di Levaldigi negli anni diventa scenario di maestosi balli e feste magnifiche. Indimenticabile, nel 1791, una società di Cavalieri utilizza il palazzo per realizzare una grande festa con il fine di avvicinare nobiltà e borghesia torinesi.
L’edificio, per le sue dimensioni, si presta ad accogliere migliaia di persone e la sontuosità dell’atrio e dello scalone centrale creano una cornice perfetta ad accogliere gli ospiti. Per il ballo sono stati utilizzati entrambi gli appartamenti del palazzo che fanno da cornice all’ampio salone ottagonale largo quattordici metri.
Vengono allestite sale da ballo, sale da gioco, una per il gran buffet ed altre dodici stanze a disposizione degli ospiti, il tutto illuminato da più di milleduecento candele.
I festeggiamenti durano ventotto ore e tutto si svolge con un organizzazione esemplare, quattromila ospiti accolti senza nessun tipo di intoppo, anche se . . .
Alcune cronache dell’epoca raccontano dell’omicidio di una giovane ballerina e del suo fantasma che vaga per anni tra le mura di Palazzo Trucchi di Levaldigi.
Inevitabile! Ogni palazzo che si rispetti deve avere il suo fantasma!

 

 

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