Il pane del boia, carceri e patibolo

da | Curiosità di Torino

Il pane del boia.

Nel 1391 Amedeo VIII di Savoia dovette intervenire per obbligare i panettieri a produrre il pane per i boia. A quei tempi il pane veniva preparato a seconda degli acquirenti, ed il pane prendeva il nome dallo stesso compratore; esisteva quello del medico, del canonico, del Duca ecc., ma fino ad allora i fornai si rifiutavano di panificare per chi svolgeva l’infausto mestiere di boia.
Nel suo editto il duca scriveva “o accettate il boia come cliente o diventerete clienti del boia”, ma i panettieri non si diedero per vinti e divenne consuetudine servire il pane capovolto ai carnefici.
Amedeo VIII dovette nuovamente intervenire; ma la superstizione è dura da sconfiggere, ed i panettieri si ingegnarono producendo un pane a forma di mattone da poter essere consegnato al contrario senza che alcuno avesse di che lamentarsi. Fu l’origine del Pan carré che piacque particolarmente ai francesi nel periodo di dominazione napoleonica.
Successivamente il “pane-mattone” fu impiegato dal famosissimo caffè Mulassano che nella seconda metà dell’ottocento lo utilizzò nell’invenzione del tramezzino, nome dato alla succulenta tartina imbottita da Gabriele D’Annunzio, avvenimento ricordato con una targa all’interno del Caffè che recita “Nel 1926, la signora Angela Demichelis Nebiolo, inventò il tramezzino“.
La superstizione del pane capovolto si trascina fino ai giorni nostri, infatti ancora oggi  mettere il pane capovolto a tavola per alcuni è portatore di sventura.

Il pane del boia, carceri e patiboloLe carceri

Prima della costruzione delle carceri “Nuove” in corso Vittorio Emanuele II, inaugurate nel 1870, i luoghi di detenzione a Torino erano dislocati in più punti della città.
Via San Domenico 13 era sede del carcere criminale, mentre nell’omonima via ma al civico 32 il carcere femminile detto delle forzate.
In via Stampatori 3 il carcere correzionale e presso le porte palatine le Torri, carcere femminile per le condannate.
In tempi più antichi esisteva un altro temibile luogo di detenzione nei sotterranei di palazzo madama sul lato di via Po chiamate “croton” (cantinone).

Il patibolo

I luoghi destinati alle esecuzioni capitali a Torino furono diversi.
Il primo luogo destinato alla forca era sulle rive del fiume Po e successivamente in Piazza delle Erbe (attuale Piazza Palazzo di Città), alle porte palatine, in piazza Giulio, alla Cittadella e ed infine nell’incrocio ancora oggi conosciuto come Rondò della Forca. Il patibolo era dove oggi  è collocata la statua del beato Giuseppe Cafasso, patrono dei carcerati.
La ghigliottina fu utilizzata per il periodo di dominazione francese e fu collocata dapprima in piazza Carlina e successivamente in piazza Statuto.
Il luogo principale destinato al rogo per streghe ed eretici durante il periodo buio dell’Inquisizione era piazza Castello. Una targa posta sul pavimento della piazza ricorda il luogo dove fu barbaramente arso vivo Goffredo Varaglia.

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