Miscellanea

Posso ritenermi soddisfatto.. di Massimo Grassi

Posso ritenermi soddisfatto.. di Massimo Grassi

Oggi vi proponiamo un racconto fantastico, sia come genere che come qualità, scritto da Massimo Grassi.
A noi è piaciuto molto perché troviamo affascinante che esistano persone che  immaginano il passato oltre a studiarlo e raccontarlo. Tante storie nate come racconti sono diventate fatti  a metà tra mito e realtà e quindi perchè non dare anche a questo racconto la possibilità di diventare un mito.
Nato a Torino Massimo Grassi ha un passato con tante cose da raccontare come il paese dove oggi abita: Grugliasco.
Fotografo professionista nel mondo teatrale (Nuovo, Alfieri ed Erba) ha una lunga serie di lavori in attivo come il Premio letterario Grinzane Cavour, Turin Marathon e Philipp Morris Italia.
Ha scritto vari articoli per La Gazzetta (con De Rolandis), Luna Nuova, La Sentinella del Canavese, Rivoli 15 e La Nuova periferia.
Non è finita! Massimo Grassi fa parte del gruppo del gruppo storico di rievocazione militare “l’armata del Duca – Reggimento Kalbermatten” ed è consigliere dell’ ‘Associazione Musica Insieme di Grugliasco.

Posso ritenermi soddisfatto.. di Massimo Grassidi Massimo Grassi

Questa favola ci spiega come è nata la Città di  ‘Grugliasco’. Dopo averla letta raccontatela ai vostri figli e amici e contribuirete alla nascita di un piccolo mito locale.

Posso ritenermi soddisfatto…“.

Il vecchio Currelius pensava, osservando dal terrazzo il volo d’un airone verso il rosso del cielo serale che donava ai ghiacciai delle montagne circostanti, suggestivi scintillii color arancio.
Intorno alla sua fattoria, nelle casette che pian piano erano venute a sorgere, costruite dai locali attirati dalla possibilità di lavoro che il vecchio colono offriva, era tutto un fervere di lavori: le mandrie rientravano nelle stalle per la notte, i vasai ed i falegnami pulivano i laboratori, i muratori lavavano gli attrezzi per riporli in magazzino. Tutti si preparavano per ricominciare un’altra giornata di lavoro all’indomani.
Si ricordò, il vecchio Currelius, di quando era un centurione al servizio dell’Impero, di quando ci si apprestava ad affrontare la notte nell’accampamento lontano migliaia di miglia da casa, con un altro stato d’animo.
Anni passati a marciare ovunque, dalle le foreste della Dacia ai deserti della Partia: Currelius aveva meritato quel terreno.
Neanche sapeva dove si trovassero gli appezzamenti che gli erano stati assegnati, al congedo dall’esercito: in Gallia Cisalpina, gli avevano detto.
Il territorio gli si era presentato già abitato: la centuria che gli era toccata era situata vicino ad una mansio importante, una stazione di posta e cambio cavalli che sorgeva ad appena cinque miglia dalla caotica Augusta Taurinorum. Si chiamava Collegium ad quinto, e possedeva un tempio ed una scuola, un collegium appunto, dove le popolazioni indigene imparavano a diventare perfetti cittadini Romani. Seguendo la diritta via per le Gallie, a mezz’ora circa sorgeva il rassicurante castrum di Ripulae, dritto sulla collina che si affacciava direttamente sulle porte d’Italia, da dove un tempo passarono gli elefanti di Annibale.
Era un buon appezzamento di terreno, fertile, ricco d’acqua e di selvaggina: non avrebbe penato per tirare avanti.
Ed infatti, costruita la fattoria ed iniziato a coltivare, una moltitudine di gente si era affacciata al suo portone per richiedere un lavoro, ed il permesso per costruirsi una capanna.
Currelius guardava ora quell’agglomerato tranquillo di capanne e casupole intorno alla sua grande fattoria. Sorrise: “Senza volerlo ho fondato una comunità: la chiamano Fundus Curreliascus, il terreno di Currelius…che gli Dei ci aiutino a prosperare”.

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