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Chiese di Torino

San Dalmazzo, il neogotico dietro una facciata barocca

Tra le vetrine illuminate di via Garibaldi, in un piccolo slargo all’angolo con via delle Orfane, una facciata risalente al XVIII secolo, nasconde un edificio sacro che potremmo definire, a suo modo, sorprendente. Forse troppo abituati al classico barocco torinese, che si evidenzia in quasi tutte le chiese del centro storico cittadino, si è colti un po’ impreparati dalla caratterizzazione dell’interno dell’edificio. Entrando una sorta di timore reverenziale colpisce il visitatore: la chiesa, restaurata alla fine del XIX secolo, è un trionfo di marmi, dipinti neobizantini a profusione, stucchi, festoni, dorature, cornici che lasciano un po’ sorpresi.

San Dalmazzo, il neogotico dietro una facciata barocca

Intorno all’anno 1000, ai margini della cinta muraria cittadina, lungo la Decumanus Maximus (attuale via Garibaldi) sorge una chiesa a pianta basilicale dedicata a San Dalmazzo Martire che svolge la sua attività tra i fedeli di una primordiale Torino.
Alla fine del 1200 i canonici Ospitalieri di Sant’Antonio, dediti all’assistenza dei pellegrini e alla cura degli infermi (soprattutto agli affetti dal “fuoco di Sant’Antonio”), arrivano a Torino ed hanno la necessità di trovare una collocazione per svolgere la propria funzione. Il Vescovo Goffredo Montanari cede ai canonici la chiesa che viene così dedicata a Santi Antonio e Dalmazzo.
Qualche secolo più tardi la chiesa accoglie la confraternita della Misericordia che vi rimane fino ai primi del ‘600 quando, su richiesta di Carlo Emanuele I di Savoia (consigliato da Carlo Borromeo), a Torino arrivano i Barnabiti che si insediano proprio nella chiesa di San Dalmazzo. Come spesso accade, la convivenza diventa ben presto difficile e pochi anni dopo, sia i frati Antoniani che la confraternita della Misericordia devono trovare una nuova collocazione ed i Barnabiti possono finalmente gestire la chiesa, forti dell’appoggio del Ducato, in totale autonomia, dedicandola a San Dalmazzo.

San Dalmazzo, il neogotico dietro una facciata barocca

Aiutati dalle cospicue donazioni che arrivano da casa Savoia, nei primi anni del XVIII secolo viene dato il via ad un primo intervento di ristrutturazione che trasforma notevolmente la struttura originaria dell’edificio. La facciata barocca, unico retaggio rimasto dell’intervento settecentesco, è suddivisa in tre corpi,  caratterizzata da lesene corinzie e terminante nella parte superiore con un timpano semicircolare che sovrasta un affresco centrale.

San Dalmazzo, il neogotico dietro una facciata baroccaLa chiesa di San Dalmazzo in via Garibaldi

Alla fine dell’800 un ulteriore ristrutturazione modifica completamente l’interno della chiesa lasciando intatte le prime due colonne originali ai lati dell’ ingresso. L’intervento è affidato all’architetto Porta che caratterizza la chiesa di San Dalmazzo con uno stile eclettico, riprendendo il neo-gotico che impera in tutto l’interno. Le tre navate sono divise da massicce colonne marmoree terminanti con capitelli floreali, gotiche le edicole nelle navate laterali, così come il ciborio che sovrasta l’altare. Riccamente decorato il pulpito in bianco marmo di Carrara.
Enrico Reffo è il pittore incaricato di decorare le pareti, su sfondi dorati svariati personaggi, vergini, madri con bambini, angeli, santi e padri della Chiesa.
Sempre del Reffo il dipinto del “beato Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti, inginocchiato ai piedi dell’Eucarestia” situato nell’edicola dedicata a San Paolo, mentre è di Francesco Gonin il quadro che raffigura San Giovanni Battista mentre battezza Gesù che si trova sopra l’antica fonte battesimale, eredità della vecchia chiesa di San Dalmazzo Martire.

San Dalmazzo, il neogotico dietro una facciata barocca

All’ interno sono innumerevoli le testimonianze che ricordano le persone che hanno lasciato una traccia della loro vita e qualcuna vale la pena ricordarla o almeno citarla.
Un edicola ricorda San Leonardo Murialdo che celebrò la sua prima messa all’ interno della struttura. Sulla navata sinistra, dopo la prima edicola, è posizionato un busto che ricorda il celebre pittore Enrico Reffo  e subito sotto una targa che ricorda il luogo dove avvenne l’ esordio canoro del grande Francesco Tamagno.