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Personaggi Torinesi

Secondo Pia, l’uomo che vide il volto della Sindone.

Tutti noi abbiamo ben impresso negli occhi il volto della Sindone, reliquia sacra per eccellenza della cristianità, ormai l’abbiamo vista sotto ogni aspetto, fotografata, scannerizzata, in 3D; fin dal 1578 le diverse ostensioni permettono ai fedeli di venerare il sacro telo, ma è solo nel 1898 che viene scattata la prima fotografia alla Sindone e a realizzarla è stato un fotografo dilettante di origine astigiana, Secondo Pia.

Il 1898 è un anno particolare per Torino, parecchie sono le celebrazioni che ricorrono durante l’anno: è il quarto centenario della costruzione del Duomo, è il terzo anniversario della  fondazione della confraternita del Santo Sudario ed è il 50° anniversario dello Statuto Albertino. Per festeggiare tutte queste ricorrenze, viene organizzata la grande Esposizione Nazionale con la mostra di Arte Sacra nel parco del Valentino, contestualmente viene predisposta l’ostensione della Sindone e autorizzata la prima fotografia al sacro telo.

Il 25 maggio, poco dopo mezzogiorno, Secondo Pia è in trepidante attesa nella sacrestia del Duomo di Torino, il sovrano ha dato la sua autorizzazione, il clero non si è opposto non ci sono ostacoli per la realizzazione della prima riproduzione fotografica della Sindone. L’uomo è nervoso, non ha mai visto il Santo Sudario con cui si ipotizza sia stato avvolto il corpo di Gesù, ma è fermamente convinto dell’importanza del suo operato e dell’opportunità di approfondire la conoscenza del manufatto attraverso la fotografia, non avendo la possibilità di disporre sempre del Telo. Dopo le prime resistenze iniziali, Pia riesce a convincere anche i più refrattari e viene istituita una sottocommissione per la mostra di Arte Sacra, dedicata esclusivamente alla fotografia della Sindone, di cui fa parte lo stesso Pia.

Aiuola Secondo Pia, l'uomo che vide il volto della Sindone.

Pia viene accompagnato davanti alla Sindone, si accorge che l’immagine impressa sul telo e molto labile e l’illuminazione è assai esigua, inoltre il vetro della teca in cui essa è custodita riflette la luce; ma il fotografo non si da per vinto e scatta due fotografie. Le sviluppa immediatamente, sono leggermente sottoesposte, ma da subito si accorge che dai negativi ottenuti risulta chiaramente visibile l’immagine dell’uomo che è stato avvolto nel Telo.
È visibilmente eccitato, ma anche confuso, decide di scattare altre foto, vuole essere certo della sua scoperta, anche le successive fotografie confermano la sua sensazionale rivelazione: l’uomo sulla lastra fotografica risulta come se lo si vedesse nella realtà, il negativo in realtà risulta essere un positivo.
Qualche giorno dopo Secondo Pia scatta altre fotografie, di diverso formato, con tempi differenti e da diversa distanza, le immagini non lasciano dubbi, sulla Sindone vi è impresso il volto di un uomo; nella camera oscura con Carlo, il suo aiutante, con ancora in mano la lastra gocciolante… “Varda, Carlin, se sossì a l’è nen un miràcol!
In una lettera di memorie, inviata ad una rivista francese pochi anni dopo la scoperta, scrive:
…Chiuso nella camera oscura, tutto intento al mio lavoro, ho provato una fortissima emozione quando durante lo sviluppo ho visto per la prima volta apparire sulla lastra il Sacro Volto, con tanta evidenza che ne rimasi stupito e anche lieto, perché da quel momento potevo avere la certezza del buon esito della mia impresa.

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L’eccezionale scoperta di Secondo Pia apre le strade ad una nuova serie di ricerche e studi sul volto impresso sulla Sindone, dal 1898 ad oggi indagini, osservazioni e inchieste hanno coinvolto il sacro telo, ma tutto è partito da uno scatto eseguito da un semplice appassionato di fotografia.
In effetti Secondo Pia è solo un appassionato di Fotografia, non fa il fotografo di mestiere, è uno stimato avvocato ed un brillante politico nella sua città natale, si è appassionato alla fotografia grazie allo zio materno che gli ha regalato la prima macchina fotografica al  compimento della maggiore età.
Nato ad asti il 9 settembre 1855 da una famiglia facoltosa viene ricordato soprattutto per la foto alla Sacra Sindone, ma sono di notevole interesse le sue campagne fotografiche realizzate in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, chiese, edifici sacri e architettura i suoi soggetti preferiti. Moltissime sue fotografie, alcune a colori (Secondo Pia è stato uno dei primi fotografi italiani a realizzare immagini a colori) sono oggi conservate nell’archivio storico e nel Seminario vescovile di Asti, altre sono custodite a Torino tra la Biblioteca Reale, il Museo del Cinema, la Confraternita del SS. Sudario e la Soprintendenza per i Beni Artistici e storici del Piemonte, un patrimonio culturale di inestimabile valore.
Secondo Pia muore a Torino il 7 settembre 1941 e nel 1996 il Comune di Torino dedica all’illustre personaggio l’aiuola antistante la Porta Palatina, a pochi passi dal Duomo e da quell’immagine che, grazie a lui, è stato resa visibile all’intera cristianità.

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Curiosità di Torino

Le Sindoni di piazza San Carlo

Piazza San Carlo racchiude al suo interno più di un elemento che ricorda  gli avvenimenti che si svolsero nel lontano 1578 quando la Sindone fu spostata con l’ inganno nella città di Torino: per tranquillizzare i canonici di Chambery  Emanuele Filiberto firmo un documento dove giurava di riportare a Chambery la Sindone.

Il nome della piazza ricorda a tutti il forte legame dei Savoia con il santo giunto a piedi da Milano e a sud una chiesa è stata edificata in suo onore.
Al centro della piazza il famosissimo Caval d brons ricorda il duca che trasferì la Sindone e la capitale del suo ducato in una allora piccola città che godeva di una posizione politicamente e tatticamente strategica.
Sul lato ovest, invece,  due piccoli affreschi ricordano a tutti che Torino, protetta dalla madonna,  è la città della Sindone.

Le Sindoni di piazza San CarloLe Sindoni di piazza San Carlo

Non è ben chiaro chi sia l’ autore dei due piccoli affreschi  che raffigurano  il sacro telo,  però sappiamo che una volta erano 4 ed erano posizionati agli angoli di piazza San Carlo. Sono rimasti, per fortuna, i due piccoli affreschi sul lato ovest della piazza, quello sorvegliato guarda caso dalla chiesa dedicata a San Carlo Borromeo, il santo cattolico che romanticamente fu la causa del trasferimento della Sindone nella nostra città.

Le Sindoni di piazza San Carlo

A sud della piazza, all’angolo con via Alfieri, nel piccolo affresco è rappresentata al centro la Madonna e ai lati San Carlo Borromeo e Emanuele Filiberto che reggono il sacro telo.
A nord, all’ angolo con via Santa Teresa, c’è sempre la Madonna mentre a reggere la Sindone sono San Francesco d’ Assisi e un frate.

Le due piccole opere sul lato Est della piazza, quello sorvegliato dalla chiesa di Santa Cristina, sono andate perdute durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e purtroppo non sapremo mai come erano e cosa rappresentavano.

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Storie di Torino

Via Torquato Tasso, già via San Lazzaro

Il castrum chiamato Augusta Taurinorum era inizialmente situato in un area delimitata, oggi, da via Santa Teresa, via della Consolata, via XX settembre e corso Regina Margherita: per molti anni il cuore antico di Torino fu caratterizzato dal degrado più assoluto, che toccò il punto più basso nel decennio ’70-80, fino a quando il comune si decise a rivalutarlo e a fare del “Quadrilatero” un’oasi chic , sia per abitarvi, sia per divertirsi.

Naturalmente, a causa del suo illustre passato, la zona è ricca di Storia e di edifici significativi, tra i quali uno dei meno conosciuti è la casa dove, per qualche tempo, abitò Torquato Tasso, nella via che in origine si chiamava vicolo Lazzaro e che in seguito da lui prese il nome: si tratta di una stradina breve, che va dall’attuale via Milano a largo IV Marzo

 Da un articolo di Maurizio Ternavasio comparso su La STAMPA del 24 luglio 2009, apprendiamo che l’autore della Gerusalemme Liberata giunse in città nel 1578, all’epoca in cui Emanuele Filiberto vi trasferiva la Sindone da Chambery: Torquato Tasso era in fuga da Ferrara sotto il falso nome di Omero Fuggiguerra, fu ospite del marchese Filippo d’Este di Lanzo, genero di Testa di Ferro e il 10 ottobre assistette all’incontro tra il duca di Savoia e Carlo Borromeo nella chiesa di San Lorenzo, dove poté venerare il sacro lino, al quale dedico alcuni versi.

L’edificio, che fu ristrutturato in seguito dal Castellamonte e passò di proprietà prima ai marchesi di Caraglio, poi alla famiglia Mattirolo, è facilmente riconoscibile grazie a un bassorilievo che riproduce le fattezze del poeta, ricordato anche da una targa al civico 6 della vicina via Egidi. In vicolo San Lazzaro, Torquato Tasso scrisse Il Forno, dialogo sulla nobiltà intesa come “virtù di schiatta, onorata per antica e continuata ricchezza”, poi il suo spirito irrequieto riprese il sopravvento e il sommo poeta lasciò per sempre il capoluogo sabaudo. La via dove abitò fu intitolata al suo nome nel 1860.

Torquato Tasso alla corte dei Savoia

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laura fezia il giro di torino in 501 luoghi

altri testi scritti da Laura Fezia

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Chiese di Torino

Chiesa dei Santi Bernardo e Brigida

Nel 1397 i Beccuti, una delle più importanti famiglie della città di Torino, riesce a far approvare dal Consiglio di Torino uno sgravio fiscale in cambio di una continua vigilanza dalla torre del Castello di Lucento al fine di proteggere la città dalle continue incursioni del Marchese del Monferrato.
La posizione strategica del castello sul lato della Dora e il continuo servizio di vedetta dalla torre della fortezza è un ottimo ostacolo contro Facino Cane, condottiero al servizio dei Marchesi.

Chiesa dei Santi Bernardo e Brigida

Alla fine del XIV secolo i Beccuti si propongono di incrementare la popolazione Lucentina promettendo, in cambio di fedeltà, terreni sgravati da tasse, aree coperte e la messa in atto di servizi religiosi. Viene così costruita una cappella dedicata a Santa Brigida che però si dimostra ben presto insufficiente alle necessità della zona in continua crescita demografica.

Nel 1605 vengono costruite le due navate laterali e la volta a botte,  ma è  nel  1654 che avviene la prima importante ricostruzione  voluta dalla reggente Maria Cristina di Francia e affidata all’architetto Amedeo di Castellamonte.
L’opera di Castellamonte è tutt’oggi visibile nel porticato e nelle prime due cappelle dove emergono gli stucchi delle maestranze luganesi. In  particolare quello sinistro è arricchito di affreschi che raccontano storia e miracoli di Sant’Antonio.

Chiesa dei Santi Bernardo e BrigidaDurante l’assedio di Torino del 1706 la chiesa subisce ingenti danni trovandosi sulla linea di fortificazione delle truppe franco-spagnole. Sembra che le truppe francesi utilizzassero la chiesa come accampamento e cucina.

Negli anni successivi l’edificio subisce nuovi interventi e nel 1884, con l’aumentare della popolazione il Comune di Torino delibera un nuovo ampliamento.
Su progetto dell’ingegner Ferrante vengono ampliate la navata centrale e delle cappelle laterali e nel 1928 viene costruita una nuova torre campanaria.
Ristrutturata nel 2001, la Chiesa dei Santi Bernardo e Brigida è tornata alla sua antica bellezza in una zona  periferica di Torino con un passato pieno di storia.

Chiesa dei Santi Bernardo e BrigidaCuriosità:
Ufficialmente la Sindone è arrivata al Castello di Lucento il 5 settembre 1578.
In “Torino sacra: illustrata nelle sue chiese, nei suoi monumenti religiosi, nelle sue reliquie” di Giacomo Arneodo Editore viene data un altra data e un altra collocazione. La Sindone sarebbe arrivata a Torino il 9 settembre e custodita all’interno della Chiesa dei Santi Bernardo e Brigida prima di essere  spostata all’interno della Cappella di ‘Santa Maria Ad Praesepe’ il 15 dello stesso mese.

Chiesa Santi Bernardo e Brigida

via foglizzo 3, Torino

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Curiosità di Torino

L’ arcivescovo Carlo Borromeo adempie al suo voto.

Per onorare il suo voto,  l’ arcivescovo Carlo Borromeo arriva a Torino preceduto da un lungo corteo di uomini di chiesa, nobiltà e pellegrini.  Il duca Emanuele Filiberto e il principe Carlo Emanuele sono ad attenderlo in prossimità della Porta Palatina.
Dopo una pausa all’interno del Duomo per ringraziare il signore della riuscita del pellegrinaggio, la lunga carovana si dirige verso la Cappella di ‘Santa Maria Ad Praesepe’ per raccogliersi in preghiera.

Arcivescovo Carlo Borromeo

All ‘indomani, il 10 ottobre 1578,  l’ Arcivescovo Carlo Borromeo celebra messa all’interno della Cappella  alla presenza del  Duca e  del poeta Torquato Tasso e finalmente può adempiere al  proprio voto:  pregare al cospetto della Sacra Sindone.

All’ interno della Chiesa di San Lorenzo è presente una targa a ricordo del pellegrinaggio che tanto ha segnato la città di Torino.

Potete approfondire la Storia della Sindone a Torino alla pagina: IL PERCORSO DELLA SINDONE A TORINO

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Targhe e Lapidi

Antica Cappella a Santa Maria "ad praesepe"

Quì dove sorgeva l’antica cappella
dedicata a Santa Maria “ad praesepe”
e al santo diacono martire Lorenzo
veniva deposta la Sacra Sindone
trasferita da Chambery a Torino
per volontà del duca Emanuele Filiberto
e quì il mattino del 10 ottobre 1578
S.Carlo Borromeo arcivescovo di Milano
venerava le piaghe del redentore
e celebrava il sacrificio eucaristico
alla presenza di una folla in preghiera
confuso tra di essa cercava pace
inquieto e solitario Torquato Tasso.

nel quarto centenario
presente
il successore di S.Carlo
cardinale Giovanni Colombo
1° ottobre 1978

All’interno della chiesa di San Lorenzo in piazza Castello

 

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Storie di Torino

Il sacro telo arriva alla Cappella Ducale

15 settembre 1578 – Il Sacro Telo giunge nella Cappella Ducale, Chiesa ‘Santa Maria ad praesepe’

Partito dal castello di Lucento, un maestoso corteo accompagna lo scrigno che contiene la Sacra Reliquia. 700 torce illuminano il passaggio del Nunzio del Papa, 5 vescovi, il Legato della Repubblica, i magistrati di stato, il principe ereditario e il padre, il duca Emanuele Filiberto che nonostante l’insolito caldo torrido della giornata non osò mai coprirsi il capo.
Arrivato in piazza Castello il Sacro Lino trovò la prima collocazione.
Lo scrigno fu posto nella cappella ducale dedicata a San Lorenzo all’interno della chiesa dedicata a ‘Santa Maria ad praesepe’, fatiscente struttura citata già dal 1177.

Il sacro telo arriva alla Cappella DucaleLa prima ostensione ufficiale avvenne il 29 settembre all’interno del duomo di Torino, in occasione della firma di trattati di pace tra il duca e gli ambasciatori dei cantoni svizzeri.
Secondo quanto riferisce Giulio Cambiano di Ruffia nei sui ‘memorabili’ sembra che in realtà il sacro telo fosse stato già esposto il 13 settembre attirando a se un infinito numero di fedeli.
Le cronache ufficiali indicano però il 15 settembre come data di arrivo della Sindone a Torino.

Il 6 ottobre 1578 l’ arcivescovo di Milano comincia il suo pellegrinaggio a piedi per pregare al suo cospetto. Arrivato a Torino Carlo Borromeo viene accompagnato dal duca al Duomo di Torino affinché potesse ristorarsi prima di recarsi alla Cappella di San Lorenzo e venerare il Sacro telo.
Il 10 ottobre l’arcivescovo celebra messa nella chiese di ‘Santa Maria ad Praesepe’ dando la comunione anche all’illustre ospite ‘Torquato Tasso’.

testo estratto dallo speciale sul percorso del sacro telo dentro Torino

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Curiosità di Torino Storie

5 settembre 1578, la sacra reliquia al Castello di Lucento

5 settembre 1578 – Castello di Lucento
Varcate le Alpi, la sacra reliquia attraversa il Colle piccolo del San Bernardo e giunge al Castello di Lucento il 5 settembre 1578 dove ad attenderla trova il duca Emanuele Filiberto.
Nei giorni successivi vengono approntati i preparativi per il corteo che dovrà accompagnare la sacra reliquia durante il passaggio all’ interno della ancora piccola Città di Torino.

testo estratto dallo speciale IL PERCORSO DELLA SACRA RELIQUIA A TORINO

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Storie Storie di Torino

Il percorso della Sindone dentro la città di Torino

La strada percorsa dalla Sacra Sindone nei secoli precedenti il suo arrivo a Torino é raccontata in mille e più pubblicazioni, siti internet e musei.
All’ interno dello stesso Museo della Sindone è presente una cartina che illustra la lunga strada che ha dovuto percorrere il Sacro Lino per trovare la sua collocazione ideale.
Le varie città europee sono legate da una linea che finisce a Torino dando l’ impressione che il Sacro Telo sia arrivato in città e posizionato fin da subito all’ interno della Cappella della Sindone magistralmente allestita da Guarino Guarini.

Basta curiosare le date dell’ arrivo a Torino della Sindone e l’ anno di costruzione del Duomo di Torino per accorgersi che i due eventi sono lontani più di cento anni tra di loro.
Incuriositi dall’ evidente distanza tra i due avvenimenti abbiamo sentito la necessità di indagare sul percorso della Sindone in più di un secolo di permanenza in una Torino ormai visibile solo nei libri di storia.
Non é stato facile fare questa ricerca e i molti testi da noi consultati spesso ci hanno messo di fronte alla necessita di fare una scelta.

Se avete ulteriori informazioni o correzioni da suggerire vi preghiamo di comunicarcele.
Intanto ve lo proponiamo sperando che lo troviate affascinante come noi abbiamo trovato eccitante scoprire tante curiosità che vi racconteremo.

Emanuele Filiberto di SAvoia porta la Sindone a Torino Perché la Sindone a Torino?
Ufficialmente le motivazioni che portarono Emanuele Filiberto a spostare provvisoriamente la Sacra Sindone da Chambery a Torino, era il desiderio di alleggerire il pellegrinaggio dell’ arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo. Egli infatti, aveva affidato le sue preghiere al Santissimo Sudario affinché il signore ponesse fine al flagello della peste nel 1576 che decimava i popoli lombardi.

Probabilmente le vere motivazione sono da ricercare nella lungimiranza di Emanuele Filiberto. Il giovane duca nel 1563 spostò la capitale del suo regno al di sotto delle Alpi, mettendo al sicuro la sua corte dalla continua minaccia di invasioni che caratterizzava la posizione geografica della precedente capitale Chambery.
Non era tuttavia facile spostare il Sacro Telo! Il culto del Santissimo Sudario era molto forte nell’ alta Savoia, la reliquia era anche oggetto di pellegrinaggi da ogni dove. A Emanuele Filiberto serviva un pretesto, una scusa per spostarlo nella nuova capitale e consacrare agli occhi di Dio e del Papa la sua corte.

L’ occasione si presentò quando, nel 1578, l’arcivescovo Carlo di Borromeo espresse la sua intenzione di andare in pellegrinaggio a Chambery e pregare al cospetto del Cristo.
Come poteva un duca permettere ad un uomo anziano tanto illustre di patire le sofferenze di un simile viaggio?
Ecco che allora Emanuele Filiberto propone di avvicinare la Sindone all’uomo. Deciso il da farsi la Sindone partì in sordina alla volta di Torino, accompagnata dai canonici di Chambery che, non fidandosi del Duca, cedettero il prezioso scrigno dopo avergli fatto firmare una ricevuta che lo costringeva a riconsegnarlo a Chambery.
Il Sacro Telo prende ufficialmente la strada per Torino.

Prima
La sacra sindone ebbe modo di passare nei territori sabaudi al di sotto delle Alpi molto prima di arrivare definitivamente a Torino.
Un primo passaggio risale al 1478 nella città di Pinerolo per poi ricomparire nei nostri territori nel 1494 nella città di Vercelli.
Nel 1535 la minaccia di incursioni francesi e svizzere nella zona della Sabaudia consigliarono a Carlo III di mettere al sicuro la Santa Reliquia sempre nella città di Vercelli.
Oggetto dei desideri del francese Cossé Di Brissac, espugnata Vercelli nel 1553, si mise subito alla ricerca dell’ ambito trofeo sacro desideroso di impossessarsene. Il tentativo risultò però vano grazie al Canonico Andrea Costa che abilmente la nascose agli occhi degli invasori francesi.

Castello di Lucento
5 settembre 1578
Varcate le Alpi, la Sindone attraversa il Colle piccolo del San Bernardo e giunge al Castello di Lucento il 5 settembre 1578 dove ad attenderla trova il duca Emanuele Filiberto.
Nei giorni successivi vengono approntati i preparativi per il corteo che dovrà accompagnare la Sindone durante il passaggio all’interno della ancora piccola Città di Torino.

Santa Maria Ad Praesepe

15 settembre 1578 – Cappella Ducale, Chiesa ‘Santa Maria ad praesepe’
Partito dal castello di Lucento, un maestoso corteo accompagna lo scrigno che contiene la Sacra Reliquia. 700 torce illuminano il passaggio del Nunzio del Papa, 5 vescovi, il Legato della Repubblica, i magistrati di stato, il principe ereditario e il padre, il duca Emanuele Filiberto che nonostante l’insolito caldo torrido della giornata non osò mai coprirsi il capo.
Arrivato in piazza Castello il Sacro Lino trovò la prima collocazione.
Lo scrigno fu posto nella cappella ducale dedicata a San Lorenzo all’interno della chiesa dedicata a Santa Maria ad praesepe‘, fatiscente struttura citata già dal 1177.

La prima ostensione ufficiale avvenne il 29 settembre all’interno del duomo di Torino, in occasione della firma di trattati di pace tra il duca e gli ambasciatori dei cantoni svizzeri.
Secondo quanto riferisce Giulio Cambiano di Ruffia nei sui ‘memorabili’ sembra che in realtà la Sindone fosse stata già esposta il 13 settembre attirando a se un infinito numero di fedeli.
Le cronache ufficiali indicano però il 15 settembre come data di arrivo della Sindone a Torino.

San Carlo Borromeo venera la SindoneIl 6 ottobre 1578 l’ arcivescovo di Milano comincia il suo pellegrinaggio a piedi per pregare al suo cospetto. Arrivato a Torino Carlo Borromeo viene accompagnato dal duca al Duomo di Torino affinché potesse ristorarsi prima di recarsi alla Cappella di San Lorenzo e venerare il Sacro volto.
Il 10 ottobre l’arcivescovo celebra messa nella chiese di ‘Santa Maria ad Praesepe’ dando la comunione anche all’illustre ospite ‘Torquato Tasso’.

chiesa san francesco
1580 – Chiesa di San Francesco
Fin da subito la chiesa di ‘Santa Maria ad presepe’ risulta essere inadeguata ad ospitare l’importante reliquia. Nella metà del XIX secolo il Cardinale Cesare Cibo aveva già minacciato di interdire la struttura se non si provvedeva a lavori di ristrutturazione e decoro sempre più necessari.
Inoltre era in progetto la trasformazione dell’edificio nell’attuale chiesa di San Lorenzo come voto di Emanuele Filiberto per la vittoria di San quintino.
Nel 1580 il Sacro Telo viene spostato nella Chiesa di San Francesco dove rimarrà per sette anni. La corte provvede alle spese per la cura della sacra sindone pagando 244 fiorini ai frati custodi della chiesa.
Il prestigio della chiesa cresce e nel 1586 cominciano i lavori di restauro della stessa, rendendo necessario un nuovo trasferimento per il telo che parte alla volta del Duomo.
Duomo di Torino

1587 – Edicola interna al duomo
Poco prima di morire Emanuele Filiberto ordina al figlio di non organizzare alcuna cerimonia sontuosa per il suo funerale, ma di utilizzare la somma risparmiata per la costruzione di un tempio in onore della reliquia.
La chiesa di San Francesco era prossima ai lavori di restauro che rendevano impossibile la permanenza della Sindone al suo interno e i tempi di realizzazione del tempio voluto da Emanuele Filiberto erano troppo lunghi. Carlo Borromeo, già nel 1582, aveva inviato un proprio architetto alla corte dei Savoia per sottoporre il progetto della costruzione di una cappella all’interno del duomo.
Il trasferimento verso il duomo diventa urgente.
Vengono eseguiti dei lavori per permettere alle madame reali di assistere alle messe senza uscire dal palazzo reale e viene eretta una piccola edicola sorretta da 4 colonne di legno decorate in oro e azzurro. Questo piccolo tempietto rotondo riccamente ornato di fregi, cornici e quattro serafini agli angoli diviene la nuova dimora del prezioso scrigno.

1607 – Tabernacolo interno al duomo
La Sindone viene provvisoriamente spostata al Palazzo Reale per permette lavori di abbellimento alla piccola edicola che ospita il Sacro Lino. Il tempietto viene sostituito da un tabernacolo dorato costruito da Antonino Parentani e da 4 colonne di marmo nero disegnate da Carlo Castellamonte.
Nonostante i primi disegni di Castellamonte per la costruzione della nuova cappella risalgano al 1607, l’attenzione della corte è rivolta all’abbellimento del nuovo tabernacolo oggetto di un continuo adeguamento ai canoni estetici di moda e all’importanza della reliquia.
Il desiderio di Emanuele Filiberto non poteva ridursi a i continui abbellimenti di un tabernacolo. Per quanto sontuoso non corrispondeva alle volontà del duca.
Il 9 novembre del 1611 viene posta la prima pietra per la costruzione della grandiosa cappella tanto desiderata.

1661 – Cappella dei Santi Stefano e Caterina
Nonostante la posa della prima pietra, i lavori per la costruzione della cappella della Sacra Sindone vanno a rilento.
Nel 1657 l’interesse attivo del cardinale Maurizio mette definitivamente in moto il cantiere.
Viene distrutto il tabernacolo e la Sindone viene spostata nella Cappella dei Santi Stefano e Caterina.
Successivamente, il progetto affidato al Guarini, prevede la costruzione di una sontuosa scalinata che faccia da ingresso alla cappella del Sacro Sudario. Il luogo previsto si trova esattamente dov’è collocata la Cappella dei Santi Stefano e Caterina che verrà demolita.
Nel 1685 il Santo Sudario viene pertanto ospitato per pochi giorni nel palazzo reale, per tornare in Duomo laddove sorgeva l’altare di Santo Stefano.

1694 – Cappella del Guarini
Dal 1692 al 1694, la Sacra Sindone, è costretta a trasferirsi nuovamente a Palazzo Reale per permettere di ultimare i lavori all’interno del Duomo.
Il primo giugno del 1694 la Sindone viene definitivamente collocata nella Cappella del Guarini con una sontuosa cerimonia.

Palazzo delle Peschiere del Magnifico Ignazio Pallavicini.
Palazzo delle Peschiere del Magnifico Ignazio Pallavicini. (Genova)

1706 – Genova
L’assedio di Torino costringe la famiglia Savoia a riparare a Genova portando con sé la reliquia e i gioielli della corona.
La carovana dei reali passa da Cherasco, dove viene ospitata all’interno del Palazzo Salmatoris, e da Mondovì, dove viene affidata al Vescovado. Il viaggio prosegue per Ceva, Ormea ed Oneglia.
Il 17 luglio arriva a Genova dove viene ospitata all’ interno del Palazzo delle Peschiere del Magnifico Ignazio Pallavicini.
Terminato l’assedio di Torino, il 2 ottobre la Sindone torna a Torino per essere subito riposizionata all’interno della Cappella del Guarini.

1939-1946 Monastero Monte Vergine
La mania di Hitler di raccogliere reperti storici di valore simbolico oltre che economico, suggerisce ai Savoia di mettere al sicuro la reliquia per eccellenza.
La Sindone viene portata a Roma nella cappella “Guido Reni” all’interno del quirinale, allora residenza dei Savoia, ma la paura di possibili bombardamenti impone l’individuazione di un posto più sicuro. Si pensa a Città del Vaticano ma non viene ritenuto un luogo sicuro.
Il 25 settembre 1939 il Sacro Lino viene trasportato segretamente al Monastero di Montevergine a Mercogliano in provincia di Avellino.
La Sindone partirà per Torino il 29 ottobre 1946, come precedentemente disposto dai Savoia.

Sacra Sindone

1997 – Arcivescovado di Torino
Tutti noi ricordiamo la notte tra l’ 11 e il 12 aprile del 1997. La cappella del Guarini viene duramente aggredita da un incendio che minaccia per la seconda volta il sacro lino.
La Sindone viene portata in salvo dai pompieri che, grazie alle immagini dei concitati momenti, diventano i nuovi cavalieri della Sindone nel mondo, mentre la reliquia viene messa al sicuro all’interno dell’arcivescovado.

OGGI
La Sindone continua ad illuminare una città che cerca le risposte ai cambiamenti che hanno investito Torino negli ultimi 20 anni: il materialismo fa strage di spiritualità, le differenze sociali da peccato diventano traguardo, il bene comune diventa preda dell’ arroganza che si eleva a dio grattando il cielo.

C’è chi vorrebbe la Sindone a Roma e forse un giorno i Torinesi, come a suo tempo i cittadini di Chambery, si troveranno a protestare per un altro spostamento definitivo della Sindone.

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Immagine Sindone: Di Giuseppe Enrie, 1931 – From the Hebrew Wikipedia , Pubblico dominio,

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Chiese di Torino

Duomo di Torino San Giovanni Battista

Duomo di Torino San Giovanni Battista, chiesa Metropolitana

Nell’anno 1490 il Vescovo di Torino, il Cardinale Domenico della Rovere  decide di abbattere le tre chiese paleocristiane dedicate a San Salvatore, Santa Maria de Dompno e San Giovanni Battista, la più importante e l’ultima ad essere demolita. Il desiderio era innalzare  sulle rovine dei templi preesistenti  una nuova basilica, a sue spese e che attestasse il suo affetto per la città di Torino.

La prima pietra del Duomo di Torino viene posta dalla duchessa Bianca di Monferrato, vedova di Carlo I di Savoia e reggente per il figlio Carlo Giovanni Amedeo di Savoia, il 22 luglio 1491.
I lavori vengono affidati a Amedeo de Francisco di Settignano, meglio conosciuto col nome di Mastro Meo del Caprino ma non è chiaro di chi sia il progetto della chiesa. Alcuni studiosi attribuiscono il disegno a Baccio Pontelli, altri allo stesso Meo del Caprino, non esistono infatti documenti che attestino in modo chiaro la paternità del progetto.

Duomo di Torino San Giovanni Battista

I lavori terminano nel 1498 così come è attestato dall’epigrafe posta innanzi alla chiesa e la consacrazione avviene il 20 settembre del 1505 e già nel 1515 viene eretta a Cattedrale Metropolitana.La facciata del Duomo di Torino, ultimo esempio rinascimentale a Torino, è completamente rivestito in marmo bianco di Bussoleno, sugli stipiti delle porte è ben visibile una ghirlanda simbolo del casato dei Della Rovere.

duomo navata centrale

La chiesa è su pianta a croce latina, due ordini di colonne dividono la chiesa in tre navate. Ai lati delle navate laterali cono presenti numerose cappelle importanti per le opere in esse contenute.
A destra dell’ingresso la prima cappella, dedicata alla Madonna delle Grazie, la statua della Madonna col Bambino, in terracotta dorata chiamata Madonna Grande o Madonna delle Grazie risalente al 1460-1470, proveniene dalla chiesa di Santa Maria de Dompno e le due statue laterali raffiguranti San’Anna e San Gioacchino sono opera di Stefano Maria Clemente.
Più avanti troviamo l’altare dedicato ai Santi Crispino e Crispiniamo adornato con diciotto quadretti realizzati da Defendente Ferrari.
La cappella di San Michele, la terza, ospita un pregevole quadro di Bartolomeo Caravoglia, allievo del Guercino, che raffigura la Beata Vergine , San Giovanni Battista, San Francesco di Sales, San Michele Arcangelo e San Filippo Neri.

Duomo di Torino

Proseguendo nell’ordine troviamo l’altare dedicato alla Natività e successivamente la cappella dedicata a San Secondo martire protettore di Torino che ospita il cofanetto contenente le reliquie del Santo (in questa cappella, anticamente dedicata ai Santi Stefano e Caterina, venne conservata per diverso tempo la Sacra Sindone in attesa della costruzione della Cappella del Guarini).
Il sesto altare è dedicato a San Giovanni Battista decorato con un bellissimo quadro raffigurante il Santo realizzato da Rodolfo Morgari.
La navata termina con la grande cappella del Crocifisso con la volta completamente rivestita in oro e adornata di marmi alle pareti. Il Crocifisso è opera del Borelli, mentre le sculture lignee che contornano la croce, il Padre Eterno, la Vergine Maria ed il San Giovanni sono di Stefano Maria Clemente.
Ai lati due imponenti statue che rappresentano Santa Teresa e Santa Cristina del famoso scultore parigino Pierre Legros. Realizzate per la facciata della chiesa di Santa Cristina sono state destinate al Duomo per la loro stupefacente bellezza (secondo alcuni, per risparmiarle dalle incursioni delle truppe francesi).
Sopra la cappella del Crocifisso, la cantoria completamente dorata dove spiccano gli stemmi dei Savoia e dei Della Rovere in cima all’organo.

cappella

Proseguendo sulla navata sinistra, antistante la cappella del Crocifisso, la Tribuna Reale, voluta da Carlo Emanuele III, scolpita da Ignazio Perucca, da dove la famiglia reale assisteva alle funzioni sacre.
Subito dopo l’altare dedicato a San Luca ed alla SS. Trinità che contiene un opera di Ferdinando Cavalleri e a seguire l’altare della Resurrezione che conserva un quadro di Federico Zuccaro.
Nella cappella successiva dedicata a Sant’ Egidio è conservata una tavola, raffigurante il santo, dipinta da Bartolomeo Caravoglia.
Si arriva così all’altare di San Massimo dove è possibile ammirare l’opera di Luigi Hartmann che raffigura il primo vescovo di Torino, a cui la cappella è dedicata, predicante contro il paganesimo.
L’ultima cappella dedicata a Sant’Onorato , la prima alla sinistra dell’ingresso, conserva un bellissimo Battistero cinto da una cancellata in ferro battuto e un quadro del pittore Pietro Delfino.

Cenacolo duomo di TorinoSulla facciata interna dell’ingresso è collocato uno delle migliori copie autentiche dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci realizzata da Luigi Cagna, mentre ai lati del portale d’ingresso sono presenti, sulla destra il Mausoleo di Giovanna d’Orlier ed alcuni reperti risalenti al corredo medievale della cattedrale, tra cui un arcangelo Michele datato 1480.
Sul lato destro esterno alla Basilica ed all’interno del Museo Diocesano è possibile ancora vedere gli antichi resti delle tre chiese paleocristiane demolite per far spazio all’attuale Basilica.
Il campanile del Duomo di Torino è ancora interamente originale, fatto costruire dal Vescovo Giovanni De Compey risalente al XV secolo.

Il duomo di Torino subisce il più importante ampliamento nella seconda metà del seicento con la costruzione della Cappella del Guarini costruita per custodire la Sacra Sindone.