Eugenio di Savoia, lo stratega. 2/4

Eugenio di Savoia, lo stratega. 2/4

Presso l’Heldenplatz di Vienna è presente un’imponente statua equestre che raffigura Eugenio Von Savoy. Sul basamento è scritto “Al glorioso vincitore dei nemici dell’Austria” e dalla parte opposta “Al saggio consigliere di tre imperatori”.
In Austria  Eugenio di Savoia Soisson è riconosciuto come un grande condottiero e uomo che ha contribuito a rendere grande l’impero asburgico, con mosse tattiche e politiche di alto valore. Questo la dice lunga sull’importanza del principe per la popolazione austriaca.
Invece a Torino passa quasi inosservato all’ interno di una nicchia di Palazzo civico che lo raffigura nell’atto di dare l’ordine per l’assalto alle guarnigioni occidentali nemiche durante la battaglia per liberare Torino dall’assedio del 1706.

Eugenio di Savoia ha vissuto un epoca di guerre e continui capovolgimenti di fronte in terra europea.  Diciannovenne si rivolge a Leopoldo I, imperatore dell’impero asburgico, per offrirsi come ufficiale per il suo esercito. Probabilmente Leopoldo I non venne particolarmente colpito dall’avvenenza del giovanissimo principe dal fisico non troppo aitante, ma la necessità di ufficiali e i turchi che davano già per scontata la vittoria su Vienna, convinsero  l’imperatore ad accogliere Eugenio nel suo esercito.
Inizia così la storia militaresca di Eugenio Von Savoy.
Entrato nell’esercito come volontario la sua carriera inizia, come si suol dire, dal basso. Le sue doti strategiche e l’arguzia che lo contraddistinguno gli permettono, in breve tempo, di scalare la china e arrivare ai vertici dell’esercito asburgico. La fortuna militare di Eugenio di Savoia inizia con la battaglia di Kahlenberg alla quale seguì la liberazione di Vienna nel 1683, anno in cui diventa titolare e colonnello dei “Dragoni di Savoia” e raggiunge l’ apice con la sconfitta dei turchi a Belgrado nel 1717.

Eugenio di Savoia, lo stratega. 2/4Eugenio di Savoia

Noi lo immaginiamo come ci appare nei vari ritratti che lo raffigurano, nella sua divisa scarlatta dei dragoni, con la spada lucente e una ricciuta parrucca in testa, ma il principe è arrivato dalla Francia con poche disponibilità economiche e sicuramente non poteva permettersi un personal stylist.
La prima divisa che ha indossato, probabilmente donatagli da qualche protettore, era di color marroncino (come le tonache dei frati); il suo fisico minuto e l’aspetto adolescenziale hanno fatto si che gli venisse da subito affibbiato il soprannome di “piccolo cappuccino”. Eugenio non si sofferma sulla forma, ma badando alla sostanza ed all’impegno preso con l’impero asburgico, prosegue per la sua strada tacciando tutti con le sue imprese e soprattutto le sue vittorie.
La battaglia di Zenta combattuta nel 1697 contro i turchi in Ungheria ha permesso ad Eugenio di diventare un eroe europeo e al ritorno un ingresso trionfale lo attese a Vienna con festeggiamenti pubblici ed il conio di una medaglia con la sua l’effige.

Eugenio di Savoia è praticamente vissuto sul fronte di guerra, innumerevoli le battaglie vinte dall’intuitivo comandante, ma ovviamente quella che ci riguarda più da vicino è la liberazione di Torino dall’assedio francese del 1706 durante guerra per la successione al trono di Spagna.  Eugenio di Savoia, con il cugino Vittorio Amedeo II di Savoia sulla collina di Superga, vedendo la situazione della città ai suoi piedi si rende subito conto della disorganizzazione dell’esercito transalpino esclamando “Ces gents là sont dejà a demi battue”. Il 7 settembre 1706 Torino è libera dall’esercito di Luigi XIV.

Naturalmente la vita militare del principe sabaudo comprende anche alcune sconfitte come la Battaglia della Marsaglia nel 1693 e la più bruciante a Tolone nel 1707.
Comandante supremo dell’esercito della Grande Alleanza era Vittorio Amedeo II di Savoia ed Eugenio si vide costretto ad organizzare un assedio del quale non era convinto. Ritardi, tentennamenti e poca lucidità da parte dei generali della coalizione hanno dato modo a Luigi XIV di organizzare la difensiva e di costringere l’esercito nemico alla ritirata, peraltro guidata con sapiente maestria da Eugenio.
La battaglia combattuta contro il parere di Eugenio inasprì gli animi con il cugino Vittorio Amedeo II e la sconfitta non fece  altro che accrescere la grande disistima nei confronti del cugino e  dei  suoi continui voltafaccia; lo riteneva decisamente inaffidabile sostenendo che era capace di dire una cosa facendone un’altra pensando ancora diversamente.

Le campagne che hanno visto coinvolto il principe Eugenio sono tantissime, dalla battaglia di Zenta alla guerra di successione polacca passando per quella spagnola. Ferito in battaglia ben tredici volte ha sempre mantenuto fede all’impegno preso con l’impero asburgico fino alla fine dei suoi giorni. L’ultima campagna militare lo vide coinvolto all’età di settantadue anni come comandante supremo del fronte sul Reno.
Alla sua morte a Vienna vennero celebrati i funerali di stato ed il suo corpo tumulato nella cattedrale viennese di Santo Stefano mentre il suo cuore venne trasferito a Torino e deposto nella cripta della Basilica di Superga.

Nel corso degli anni a venire sono stati molti i comandanti che hanno preso spunto dalle sue gesta: Napoleone lo annoverava tra i sette più grandi condottieri della storia, le sue strategie erano studiate sui banchi delle accademie militari, le sue gesta emulate dai grandi strateghi del XVIII e XIX secolo.
La fama del Prinz Eugene rimase ineguagliata fin da quando divenne l’eroe della monarchia asburgica.

Il Principe Eugenio

Eugenio di Savoia, un ‘honnête homme’. 1/4

Eugenio di Savoia, il diplomatico. 3/4

Eugenio di Savoia. Le philosophe guerrier 4/4

Eugenio di Savoia, un ‘honnête homme’. 1/4

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Principe Eugenio di Savoia

Eugenio Von Savoye, così solitamente si firma il Principe.
Eugenio per rimarcare con orgoglio la sua origine italiana, Savoye per evidenziare la sua formazione culturale francese e Von per evidenziare la sua nazionalità austriaca adottiva o forse, più presumibilmente, perché non conoscendo bene la lingua tedesca, Eugenio pensa che questa sia la forma corretta.
Eugenio il condottiero, il valoroso, lo statista …  tanti gli appellativi invece usati per definire le caratteristiche del principe Eugenio di Savoia Soisson, un ‘honnête homme‘ che ha influito sulla politica del tempo attirando  verso di se grandi elogi e odiose critiche.

Nato a Parigi, il 18 ottobre del 1663, non ha un’infanzia felice tra le scure mura del palazzo ‘Hotel de Soissons’ situato al centro di Parigi a poca distanza dal Louvre.
Fin dalla nascita il piccolo principe viene affidato alla zia ed alla nonna, Maria di Borbone-Soisson ma di fatto ad occuparsi del rampollo sono i domestici di casa Soissons.
La madre, Olimpia Mancini (nipote del famoso cardinale Mazarino) è troppo impegnata a farsi strada alla corte di Luigi XIV e a riempire le cronache scandalistiche di Parigi trascurando di fatto Eugenio e i sui fratelli. Alla corte del Re Sole ufficialmente gestisce il seguito della regina, più precisamente si occupa dei divertimenti del re.
Il padre, Eugenio Maurizio di Savoia-Carignano conte di Soisson, passa tutta la sua breve vita sul campo di battaglia pur di stare distante dalle mura domestiche e dagli intrighi della moglie. Muore quando Eugenio ha dieci anni, ufficialmente di febbre, ma nel jet-set corre voce che sia morto per avvelenamento e che sia stata la stessa moglie ad avvelenarlo.
Olimpia Mancini finisce nell’occhio del ciclone in modo irreparabile quando Eugenio ha diciassette anni, viene accusata di intrighi ai danni di Luigi XIV ed è costretta a fuggire da Parigi.
Rivede il figlio solo due volte dopo di allora.

Battaglia' di Philips Wouwerman - Olio su tela / Dettaglio Principe EugenioAd otto anni il destino di Eugenio è segnato: tonsura, abiti talari ed istruzione teologica ed umanistica. Il piccolo Soisson non si da per vinto,  decide di abbracciare la spada e di entrare nell’esercito. A diciannove anni si reca alla corte di Luigi XIV per offrirgli i sui servigi. Il Re Sole non prende in considerazione l’offerta del giovane, probabilmente preoccupato che l’influenza della madre potesse in qualche modo riaffiorare, e licenzia Eugenio senza troppi riguardi.
Alcuni anni Luigi XIV ebbe a dire:
“questo principe è un impareggiabile modello per ogni regnante e ogni uomo di stato; non mi stancherò mai di ammirare abbastanza la sua ferrea fedeltà e dedizione al suo sovrano, il suo puro senso di amor patrio e il suo alto concetto del più ligio ottemperamento ai suoi diversi doveri; ma non potrò nemmeno lamentare mai a sufficienza la perdita che egli ha segnato per la Francia stessa. Così volle la Provvidenza; giacché non avremmo forse reso tanta giustizia alle sue virtù”
Lasciata Parigi si rivolge all’imperatore Leopoldo I dove inizia la carriera militare di Eugenio Von Savoy.
I primi anni sono stati abbastanza duri, senza disponibilità economiche è piuttosto complicato scalare la china ed in diverse occasioni viene aiutato economicamente dai suoi protettori e dal cugino Vittorio Amedeo II con ingenti somme. Il riconoscimento però non tarda ad arrivare diventa feldmaresciallo, presidente del Consiglio imperiale di Guerra, Governatore, consigliere dell’imperatore  e la ricchezza aumenta con la fama: Eugenio sul campo di battaglia miete vittorie ed il suo patrimonio aumenta vertiginosamente.

Si pensa ad Eugenio di Savoia come ad un personaggio esclusivamente vocato all’arte della guerra, ma non è così. Amante della lettura, dedito alla filosofia, ama raccogliere intorno a se i grandi ed i futuri grandi dell’arte, della letteratura, della filosofia, spesso suoi ospiti nelle residenze. Così incline alle arti ingaggia i migliori architetti del secolo per la progettazione dei suoi palazzi. La residenza ufficiale è il “palazzo del belvedere” alle porte di Vienna circondato da bellissimi giardini per i quali Eugenio collabora attivamente alla progettazione in quanto appassionato botanico. La residenza barocca raccoglie un importante collezione di quadri (molti dei quali raffigurano lo stesso principe) e statue collezionate nell’arco della vita.
Nella residenza invernale a Vienna custodisce una ricchissima biblioteca di oltre 15000 volumi tra libri, manoscritti e incisioni, alcuni veramente rari. In Ungheria, sull’isola di Csepel, dove ore sorge la grande Budapest, fa costruire Villa di Ráckeve e fa restaurare il Castello di Schlosshof, nei pressi di Bratislava che diventa la residenza estiva preferita dal sabaudo.

Battaglia di Torino 1706 / Dettaglio Principe EugenioCome spesso succede fama e successo attirano invidia da più fronti, Eugenio non passa indenne e nel corso degli anni molte critiche, pettegolezzi e maldicenze gravano sulle spalle del principe. Fin dalla giovane età è segnato come effeminato; in taluni documenti epistolari dell’epoca è descritta la sua predilezione nell’indossare abiti femminili.
Parecchi i soprannomi affibbiatigli: Madame Lausienne (famosa prostituta parigina), Madame Sodomie, Madame Putanà e non ultimo Marte senza Venere. Scrive di lui la più pettegola donna parigina, Liselotte del Palatinato, moglie di Filippo d’Orleans “il piccolo scapestrato… non si sarebbe mosso per le donne, essendo preferibili un paio di bei paggi”. In un’altra occasione viene raccontato da Voltaire che il principe, ubriaco, è stato a letto, prima, col commediografo Dancourt e subito dopo con la moglie. Si narra ancora della sua intima amicizia col marchese de la Moussaye; appartati in riva al mare vengono sorpresi da una tempesta ed il marchese dice ad Eugenio che non c’è da preoccuparsi, perché in quanto sodomiti destinati a perire solo con il fuoco.
La diceria, rispetto alla sua presunta omosessualità, lo accompagna per tutta la vita ma le fonti si riferiscono sempre a documenti personali e lettere che mirano più al pettegolezzo che non al racconto di fatti oggettivi.
Dall’altra parte in più occasioni gli sono affibbiate diverse amanti. Si parla di una infatuazione per una giovane cortigiana italiana che mantiene nella città di Marchionnes,  ma soprattutto le voci sulla relazione tra il principe e la contessa Eleonore Batthyàny che ha vissuto con Eugenio per diversi anni, ufficialmente come buona amica.
Scapolo impenitente per scelta,  ma è necessario sottolineare che il principe è un fervente cattolico, ha passato quasi tutta la vita sui campi di battaglia  e distante dalle passioni che ritiene distolgano l’uomo dai propri doveri. Spesso dice “gli amanti sono nella società ciò che i fanatici sono nella religione”, vittime dei sentimenti hanno perso il bene dell’intelletto.
Inoltre Eugenio ha una notevole disistima per le donne che si occupano di politica (e questo accade molto spesso nei boudoir) “non hanno la necessaria stabilità come gli uomini, sono con facilità sconsiderate, permettono che i loro sentimenti influenzino ciò che dicono e perciò non si può fare affidamento sulla loro discrezione”.

Stemma del Principe EugenioGli ultimi anni di vita di Eugenio di Savoia lo vedono molto provato e stanco, colpito da problemi respiratori si ritira nella sua residenza Viennese dove muore il 21 aprile del 1736.
Non avendo figli tutto il suo patrimonio passa alla nipote Maria Antonia Vittoria che in pochissimo tempo si disfa del patrimonio artistico vendendo tutto. Successivamente Carlo Emanuele III di Savoia riesce a recuperare parecchie opere d’arte oggi custodite nella Galleria Sabauda.

Eugenio di Savoia per tutta la vita sia con lo studio sia con la condotta, ha perseguito un unico scopo, quello di diventare un “honnête homme” un uomo onesto. L’autodisciplina e la ricerca dei valori necessari a rendersi un “honnête homme” hanno permesso ad un uomo capace e caparbio di lasciare il segno in un epoca dove la ricerca del piacere è di gran lunga preferibile ai valori intrinsechi dell’uomo.

Il Principe Eugenio

Eugenio di Savoia, lo stratega. 2/4

Eugenio di Savoia, il diplomatico. 3/4

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Il Bucintoro, la Peota dei Savoia

Il Bucintoro, la Peota dei Savoia

Ammirando il Bucintoro conservato alla Reggia di Venaria e pensando alla sua storia sorgono spontanee due domande: chi lo ha voluto e perché?
Nel 1730 sale al trono Carlo Emanuele III, la Peota arriva al castello del Valentino l’anno successivo, ma una barca di simili fattezze necessita di tempi di progettazione e realizzazione piuttosto lunghi quindi è verosimile pensare che sia stato il padre di Carlino, Vittorio Amedeo II, ad ordinare la “nave sublime”.
Quando Vittorio Amedeo II ordina il Bucintoro probabilmente già medita di abdicare in favore del figlio Carlo Emanuele III. Presumibilmente già nel 1728 progetta la costruzione della nave, ma sappiamo che Vittorio Amedeo II è un sovrano assai schivo, introverso amante della semplicità e disdegnoso di feste e ricevimenti (durante il suo regno le feste sono proibite e lo sfoggio di ricchezza è considerato un reato), e allora perché una simile necessità?

Studi recenti fanno pensare al Bucintoro come ad una metafora.
Vittorio Amedeo II è in carica da oltre cinquant’anni (sale al trono nel 1675), pensa al modo migliore di rappresentare la propria magnificenza e la riuscita del proprio operato di Re (la conquista del titolo di re di Sardegna nel 1720 e il conseguente dominio dei mari) facendo costruire una Peota Reale in grado di esprimere, a colpo d’occhio, le sue gesta.
Nel 1729 Filippo Juvarra è a Venezia per assoldare gli artisti e consegnare il progetto del Bucintoro e dar via così al progetto regale e nello Squero veneziano “ai Mendicanti” (lo squero è il luogo in cui venivano costruite le imbarcazioni di piccola misura e non in un Arsenale, dove solitamente erano costruite imbarcazioni di più imponenti dimensioni come i Bucintoro) iniziano i lavori della “Peota di lusso”.  Diversi i maestri artigiani che si occupano dell’imbarcazione, squeraioli , intagliatori, pittori e doratori si susseguono per portare a compimento il Bucintoro sabaudo.

Intanto, il 3 settembre 1730, Vittorio Amedeo II firma l’atto di abdicazione in favore del figlio Carlo Emanuele III.
La Peota Reale è pronta nel 1731 ed il due agosto parte da Venezia alla volta di Torino; trainata da buoi percorre tutto il fiume Po fino al castello del Valentino, dove giunge il due settembre dello stesso anno e viene sistemato nella darsena coperta fatta appositamente costruire a lato del Po.  Il quattro settembre, Giovanni Battista Lanfranchi, firma l’atto di consegna ufficiale dell’imbarcazione e l’impegno alla custodia.

Il Bucintoro, la Peota dei SavoiaIl Bucintoro sabaudo è lungo sedici metri ed è ricco di simboli e fregi che, a suo tempo, dovevano rimarcare il potere e le gesta di Vittorio Amedeo II.
Al centro il “tiemo” (oggi lo definiremmo cabina) per ospitare il re con i suoi ospiti, è sontuosamente dipinto e arredato con decorazioni e drappi in velluto cremisi. Oltre ad un tavolo e due panche vi trovano posto due troni, cadreghe alla dolfina.
Sul frontespizio del tiemo le insegne reali rappresentanti l’armi in pieno di Sua Maestà ed il collare della Santissima Annunziata con al fianco due leoni rampanti, il tutto sormontato dalla corona Regia.
All’esterno sulla prua un gruppo scultoreo, in legno dorato, con al centro Narciso affiancato da due vecchi coricati sul bordo che rappresentano il Po e l’Adige. Sul retro due cavalli marini cavalcati da putti fanno da ala al timone. Tutt’intorno decorazioni sempre dorate effigiano figure marine e dei.

Quello che è certo è che il Bucintoro non è arrivato a Torino in tempo per la cerimonia di abdicazione di Vittorio Amedeo II.
Aveva già abdicato, aveva già ritentato di riprendersi il trono poco dopo, ed era prossimo ad essere confinato nel castello di Rivoli.
Di colpo, lo scopo per cui la Peota è stata ordinata, è cessato.
Diremmo oggi che c’è stato, ovviamente, un cambio di destinazione d’uso e il Bucintoro viene impiegato con obiettivi diversi.
Carlo Emanuele III e la moglie Polissena d’Assia-Rheinfels utilizzano la Peota per puro divertimento, successivamente viene sfruttato in occasione del matrimonio di Carlo Emanuele IV con la Principessa Clotilde di Francia nel 1776, per l’unione del principe Ereditario di Sardegna Vittorio Emanuele con l’arciduchessa d’Austria Maria Adelaide nel 1842 ed infine quando il principe Amedeo di Savoia duca d’Aosta sposa Maria dal Pozzo della Cisterna nel 1867.
Queste le cerimonie salienti dove, agli atti, risulta l’utilizzo del Bucintoro Sabaudo.
Donato da Vittorio Emanuele II alla città di Torino nel 1873, ha subito uno scrupoloso restauro che lo ha riportato agli antichi splendori ed è custodito presso la scuderia Juvarriana alla Reggia di Venaria.

Il Bucintoro, la Peota dei SavoiaBucintoro o peota?

Il Bucintoro è una grande galea veneziana utilizzata dal Doge durante la cerimonia annuale dello “sposalizio col mare”, mentre la Peota è una piccola e slanciata imbarcazione, a sei/otto remi, riccamente decorata solitamente utilizzata nelle regate e durante le cerimonie a seguito il Bucintoro. Filippo Juvarra nei suoi scritti parla quasi esclusivamente di Bucintoro, nominandolo più di cento volte, mentre utilizza il termine Peota solo quando definisce il tipo di imbarcazione da destinare al sovrano sabaudo.
Potremmo quindi definirlo una Peota chiamata Bucintoro?

IMMAGINI
Un sentito grazie a Maurizio Bonetti per averci dato la possibilità di proporvi le sue immagini che potete trovare, insieme ad altre, nella sua pagina Flicker.

Teatro Carignano, un teatro di famiglia

Teatro Carignano, un teatro di famiglia

Teatro Carignano, un teatro di famiglia

Come si trascorrevano le serate nel XVIII secolo, quando non c’era la TV? Semplice: ci si faceva costruire un teatro davanti casa, si indossava il vestito buono, si attraversava la piazza e si andava a vedere una commedia.
É ciò che fecero i Principi di Carignano che, probabilmente stufi di sola lirica, incaricarono Guarino Guarini di progettare un luogo dove passare il tempo con la famiglia e con gli amici.

Il teatro Carignano fu inaugurato nel 1711, quando ormai l’abate teatino era nel mondo dei più: si trattava di un piccolo gioiello interamente in legno, per favorire l’acustica, un giocattolino principesco destinato solo a pochi privilegiati e come tutti i giocattolini, a un certo punto venne a noia e fu quasi abbandonato.
Nel 1752 Benedetto Alfieri fu incaricato di ricostruirlo, questa volta in muratura: l’architetto realizzò una bomboniera tutta stucchi e dorature, la dotò di 84 palchi, previde una platea, la illuminò con centinaia di candele e in un solo anno l’ edificio fu pronto per l’ inaugurazione.
Ma il teatro, che aveva acquisito un pubblico un pò più vasto, anche se sempre d’ èlite, trent’ anni più tardi venne devastato dal fuoco: risorse dalle sue ceneri per mano di Giovanni Battista Feroggio, architetto della Casa di S.A.S. il Principe di Carignano, che rispettò la struttura pre-esistente, ma lo dotò di un sistema anti incendio e le diede, esternamente, l’ aspetto che oggi conserva.

Dopo il 1861, il teatro Carignano divenne proprietà della Città di Torino e da allora sul suo palcoscenico si avvicendarono i più bei nomi del teatro italiano.
Durante  i lavori di restauro eseguiti negli anni 2000, nei suoi sotterranei vennero alla luce alcune curiosità, come, per esempio, un muro di epoca romana e la birreria voluta da Carlo Alberto per intrattenere gli amici tra un atto e l’altro. Ma la scoperta più intrigante fu il corridoio di collegamento con il vicino palazzo del Museo Egizio: di che far sognare anche il più concreto indagatore di misteri.

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Teatro Regio o "Sallone dell’ oppere"

Teatro Regio o "Sallone dell’ oppere"

Teatro Regio

Un bel mattino Carlo Emanuele III di Savoia, si sveglia e tra se e se si dice:
Oibò il regno è sempre più grande e importante, è necessario che tutti sappiano, che vedano e che capiscano che noi Savoia abbiamo il prestigio degli altri regnanti d’Europa, magari anche un po’ di più!
Che ci manca? Un “Sallone dell’oppere”! Ecco cosa, nello stile e con la pomposità che ci contraddistingue!
Ed è così che il duca, lo stesso mattino fa convocare l’architetto più in voga del momento Benedetto Alfieri e gli parla del suo progetto per costruire un Regio Teatro.
A Carlino piace il progetto propostogli da Benedetto Alfieri, ma è ancora così giovane… meglio affiancargli, per sicurezza, l’esperto Giuseppe Nicolis di Robilant.
In poco più di due anni il teatro è pronto per l’inaugurazione avvenuta il 26 dicembre 1740 con “L’Arsace” di Pietro Metastasio.
Carlino è così contento che nomina Benedetto Alfieri architetto di corte, ma . . . . la realizzazione del Teatro Regio non è stata indolore: 822.606 Lire.
Una cifra esorbitante trattandosi del 1700, più di tre milioni di euro attuali! (non è cambiato nulla in tre secoli!)

Con l’occupazione francese il Teatro Regio perde il suo nome; diventa prima Teatro “Nazionale“, poi delle “Arti” ed in ultimo “Imperiale“, per ritornare “Regio” nel 1814 con la fine del predominio napoleonico.
Nel 1936 la tragica fine del Teatro Regio. Un incendio distrugge completamente l’edificio, quasi duecento anni di storia e di musica andati letteralmente “in fumo”.
Dopo la tragedia la corsa per alla ricostruzione di uno dei cardini culturali della città di Torino.
Da subito delibere, concorsi, appalti; piace il progetto di Aldo Morbelli, ma arriva la II guerra mondiale e c’è altro a cui pensare.

Teatro Regio o "Sallone dell' oppere"Teatro Regio

1948 e nuovi progetti si affacciano all’orizzonte e poi modifiche, progetti e ancora modifiche, progetti e costi lievitanti;:
Nel 1936 la spesa prevista di 22 milioni di lire per 3300 posti a sedere, diventa nel 1963 di 7 miliardi per 1800 posti (si sa, a fare progetti ci vuole tempo, soldi, amicizie e discrezione) .
Wow!
Comunque il Teatro Regio si fa, su progetto di Carlo Mollino e Marcello Zavelani Rossi (Aldo Morbelli a forza di fare progetti è morto l’anno prima) e il 10 aprile 1973 il nuovo Teatro Regio viene inaugurato con la rappresentazione dei “Vespri Siciliani” di Giuseppe Verdi con la regia di Maria Callas.
Di tempo per la ricostruzione ne è servito, ma il risultato è notevole.
Il Teatro Regio è all’avanguardia, sia dal punto di vista architettonico che tecnico.
Fiore all’occhiello della Torino culturale.