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The Fantom’s, il Beat torinese nel 1965

I The Fantom’s suonavano a Torino quando non esistevano le discoteche, la città era coperta da una cappa industriale che imponeva rigidi orari alla vita quotidiana e portare i capelli lunghi era sinonimo di sporco e di peccato, quando, insomma un pensiero unico regolava la vita dei torinesi. Niente di strano, ma ieri come oggi, la necessità di evadere e rifiutare l’omologazione ha sempre rappresentato la scintilla della creatività.
Erano gli anni che andavano di moda le balere, le più famose erano il Castellino, La Perla e l’Hollywood, ambienti dove la nascente media-borghesia trovava le occasioni di svago ma che non lasciavano spazio a chi era influenzato dall’ondata beat che, partita da Londra,  prepotentemente scendeva verso il continente.
Oggi  può sembrare ridicolo ma il soul americano, la psichedelia e il successo planetario dei Beatles stavano stravolgendo non solo i gusti musicali, ma anche le abitudini dei ragazzini che all’ improvviso furono travolti da qualcosa che rompeva gli schemi ed esigeva la rottura con tutto quello che era standard, normale e accettato.  Oltre manica si parlava degli Who e dei Kinks, autori del riff di chitarra più famoso della storia musicale rock ‘You really got me’ (primato forse da spartire con Smoke on the Water dei Deep Purple).
In questo contesto storico nascono i The Fantom’s: i fratelli  Spartaco e Luigi Nagliero e i cugini Gino e Walter Nagliero.

The Fantom's, il Beat torinese nel 1965Oggi siamo abituati a vestirci un po come ci pare, anche se in realtà siamo vestiti tutti allo stesso modo, ma negli anni ’60, se portavi i capelli lunghi capitava spesso che venivi apostrofato con la solita e vuota esclamazione ‘vai a lavorare’.  Spesso succedeva che auto ferme al semaforo accennavano un accelerazione se le  strisce pedonali erano attraversate da un capellone, oppure che il bravo padre di famiglia ti fermava per strada per offenderti e compiere il proprio dovere di buon cittadino con qualche oggetto contundente in mano.
Uno dei modi per sfuggire a questo oscurantismo sociale era aspettare la sera e andare in uno dei tanti locali che permettevano di svagarsi ed esprimere la propria personalità.
In uno di questi , ‘La Tampa’,  gestito dal padre di Spartaco e Luigi, esisteva un rituale: le ragazze entravano in bagno vestite in un modo e ne  uscivano completamente diverse. Perché?
Per sentirsi libere di esprimere la loro personalità che la quotidianità sopiva con grigi vestiti. La musica e il ballo facevano il resto.
All’ interno di questo locale nascono i The Fantom’s dove cominciano a provare, ad esercitarsi  e suonare le canzoni che giungevano dalla lontana Inghilterra.  Una volta affiatati, cominciano a suonare di fronte ai clienti della ‘TAMPA’  ogni domenica  contribuendo  a fare del locale un punto di riferimento del Beat torinese.

The Fantom's, il Beat torinese nel 1965I The Fantom’s  non erano un semplice gruppo che scimmiottava gruppi famosi, oggi diremmo cover band,  erano musicisti e compositori influenzati da quello che accadeva attorno a loro e presto si dedicarono a realizzare brani di loro creazione caratterizzati da sonorità beat-psichedeliche.  Iniziano a suonare nei vari locali torinesi trascinandosi dietro il pubblico di affezionati che si era consolidato nel locale di papa Nagliero.
Nel  1966 pubblicano un primo 45 giri che contiene tre canzoni: Nadia, Il treno e Insegne Pubblicitarie.
Le canzoni sono facilmente reperibili su Youtube grazie a Spartaco che le ha pubblicate e danno una chiara idea della differenza che intercorreva tra la loro attitudine, che negli anni ’90 avremmo chiamato Underground, e le proposte della Rai, ai tempi unico canale di diffusione musicale. Il testo stesso di ‘Insegne Pubblicitarie’ che può sembrare avveniristico è un interessante denuncia nei confronti del consumismo che ai tempi si presentava solamente come minaccia.
Entrati in contatto con la casa discografica CEDI pubblicano un secondo 45 giri con due canzoni ‘Noi trionferemo’ e ‘Vieni qui Vicino’  che sarà seguito da un altro singolo per la Polydor ‘Felicità vuol dire’ e poi ….. una esperienza teatrale che li porta ad essere il complesso di scena che accompagna  Sergio Liberovici nell’allestimento di Il mercante di Venezia di William Shakespeare,  e poi … è difficile dire cosa sia successo.

Nel 1971 il gruppo si sfalda, non per dissidi interni ma, per la vicinanza di età dei componenti che li costringere ad assentarsi uno per volta per svolgere il servizio militare. L’ atmosfera si perde e ognuno prende la sua strada.
E denti stretti possiamo anche raccontare una storia diversa: capitava spesso in quei anni che entrare in contatto con una casa discografica era un modo per interrompere la propria carriera.
I gruppi venivano parcheggiati in una sorta di limbo dove ne usciva solamente chi, al momento giusto, era ritenuto un interessante opportunità commerciale e, se eri sotto contratto non potevi far nulla, non potevi pubblicare, non potevi  cambiare etichetta e non venivi inserito nelle tournee che ti permettevano di tirar su qualche soldino.

Luigi e Spartaco Nagliero si dedicano ad altri progetti musicali ma bisogna aspettare il 1998 per sentir parlare di nuovo dei The Fantom’s.
Luigi Nagliero all’insaputa di tutti e in accordo con la Destination X  autorizza la pubblicazione di un album, guardacaso dal titolo ‘Le Insegne Pubblicitarie’, che raccoglie 16 canzoni della fulminea  carriera della band torinese.
L’ operazione ha i suoi frutti.
In molti riscoprono il gruppo e la critica non può non notare quanto unica fosse la loro musica. Spartaco viene invitato alla Primavera Beat di Alessandria e sul palco con i Fenomeni canta ‘Insegne Pubblicitarie’, un singolare occasione che non passa inosservata: i più giovani conoscono  musica e testo della canzone più rappresentativa dei The Fantom’s.

Questa storia è stata raccontata grazie a Spartaco Nagliero che abbiamo avuto il piacere di conoscere e ascoltare.