“le statue brute ch’a mostro? ..
A mostro un corno; tre ch’a ‘s dan”*

Così scriveva Viriglio alla fine dell’ottocento raccontando cosa pensavano i torinesi della statua del Conte Verde che ancora oggi fa bella mostra di se in piazza Palazzo di Città…

Eh si, la statua realizzata da Pelagio Palagi non ha colpito subito il cuore dei cittadini sabaudi.
E pensare che il Municipio voleva impressionare tutti, facendo realizzare la statua di Amedeo VI di Savoia dal grande architetto, come regalo di nozze per il matrimonio di  Vittorio Emanuele II di Savoia  con Maria Adelaide arciduchessa d’Austria nel 1842.

La statua è realizzata secondo lo stile troubadour, ricca di dettagli per celebrare le virtù guerriere del Conte Verde.
Inaugurata nel 1853 proprio da Vittorio Emanuele II, fin da subito non è gradita, e ben presto diventa motivo di scherno ed ottimo pretesto per alludere ai continui contrasti politici e alle baruffe che avvenivano allora, come oggi, all’interno di Palazzo Civico: i 3 soggetti che compongono la statua diventano i personaggi che occupano le più alte cariche politiche cittadine.

…quindi: “A mostro un corno; tre ch’a ‘s dan”

* le statue brutte cosa mostrano? Non mostrano un corno (assolutamente nulla); tre che si picchiano…

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