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Tutti sbronzi per Vittorio Amedeo II, il duchino

Tutti sbronzi per Vittorio Amedeo II, il duchino

È il 1666 e nella città fervono i preparativi per la nascita del duchino Vittorio Amedeo II di Savoia, futuro erede della corte sabauda.
La corte si prepara ai festeggiamenti e la giovane mammina tra le varie richieste invita il sindaco Germonio a far si che la città si illumini a festa: lumi alle finestre delle case, un grande faro davanti a palazzo di città per rischiararlo completamente; trombe e violoni nella galleria ad allietare la popolazione e tutte le dame a danzare nel palazzo della città.
Tutte queste dimostrazioni di giubilo probabilmente non coinvolgono più di tanto il popolo,  preoccupato più a come sfamarsi che non a festeggiare obbligatoriamente l’arrivo del nascituro.

Queste le richieste di Madama Reale, ma il comune non vuole essere da meno.
A palazzo di città si cerca un’idea luminosa per festeggiare grandiosamente l’evento e coinvolgere il popolo  per metterlo di buonumore. In una seduta di maggio il consiglio approva all’unanimità, e con plauso generale, che “si facessero due fontane di vino ne’ canti del palazzo per qual possi dispensarsi a beneficio comune”.
Detto! Fatto! Vengono predisposte alcune fontane all’ interno del cortile di Palazzo di Città e per tutta la serata zampilla così tanto vino da far impallidire Bacco.

L’idea stravagante ha certamente coinvolto tutti i cittadini ben lieti di aderire a festeggiamenti così importanti e  tanto grati per aver potuto disporre a piacimento della bevanda degli Dei.
Ovviamente le conseguenze non tardano ad arrivare e qualche buontempone, un po’ brillo, attacca le torce dedicate ad illuminare piazza delle Erbe, lasciandola al buio proprio quando la coppia ducale si appresta a raggiungere Palazzo di Città per partecipare ai festeggiamenti!

Ma ci sta… diceva, d’altronde Publio Ovidio Nasone “Appresta il vino i cuori e alla passione li fa più pronti: sfumano i pensieri; nel molto vino ogni penar si stempra

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