La statua equestre di Palazzo Reale

Tra le varie storie di Torino che abbiamo proposto, tante sono quelle dedicate ai monumenti e alle statue equestri che impreziosiscono le piazze di Torino, a cominciare dal mitico “caval ‘d brôns” di piazza San Carlo fino al monumento ad  Amedeo di Savoia duca d’Aosta al parco del Valentino.
Quasi tutti sono state erette tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo  ma, cerca cerca, un monumento equestre più datato c’è: la statua equestre situata in una nicchia nello scalone di Palazzo Reale. Ha una storia un po’ particolare ve la vogliamo raccontare.

Osservando il gruppo scultoreo salta subito all’occhio che l’abito di Vittorio Amedeo I è tipico del cinquecento: bavero alla spagnola increspato a cannoncini e la caratteristica corazza con il pettorale bombato. Strano se consideriamo il fatto che Vittorio Amedeo I è vissuto nella prima metà del seicento!
No, non è poi così strano! Semplicemente gli hanno cambiato la testa… ma andiamo con ordine, tutto inizia durante i lavori per la costruzione di Palazzo Reale.
Carlo Emanuele II ordina la costruzione di una statua equestre per magnificare il padre, Vittorio Amedeo I. In qualche modo si viene a sapere che, in vari locali disseminati per la città, ci sono le parti di una statua equestre fatta realizzare da Carlo Emanuele I per onorare la memoria di Emanuele Filiberto, ma che col passare del tempo, probabilmente, ci si è dimenticati sia della statua che della commemorazione.  Capita!

Una statua per due a palazzo reale!

 

Così, dalla citroniera dei giardini reali  salta fuori la statua di bronzo di Emanuele Filiberto, da un casotto nei pressi del campanile del Duomo sbuca il cavallo di marmo e da un altro locale del Duomo emergono le statue dei due schiavi sempre in marmo. È stata ritrovata la composizione statuaria realizzata nei primi anni del seicento dallo scultore Andrea Rivalta da Roma per la parte in marmo e da Federico Vanelli da Lugano per la parte bronzea  (In quei tempi era d’uso fondere separatamente il corpo da testa e braccia).

A quel punto Carlo Emanuele II ordina la fusione della testa del padre da collocare sulla statua del bisnonno ed il gioco è fatto!  La statua è pronta e viene fatta collocare nello scalone d’onore di Palazzo Reale e una bella lapide del Thesauro completa l’opera.
Tutto si è svolto in tempi rapidi ed i costi sono stati ridottissimi, ma in fondo, quel che conta è il pensiero…

Fonti:
Almanacco di Torino: compilato per cura di due studiosi di storia patria – Torino – 1883
I marmi scritti della città di Torino e de’ suoi sobborghi (chiese, istituti di beneficenza, palazzi, ecc.): dai bassi tempi al secolo XIX  – G. Derossi – 1899
www.museotorino.it

On this website we use first or third-party tools that store small files (<i>cookie</i>) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (<i>technical cookies</i>), to generate navigation usage reports (<i>statistics cookies</i>) and to suitable advertise our services/products (<i>profiling cookies</i>). We can directly use technical cookies, but <u>you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies</u>. <b>Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience</b>.