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Storie di Torino

via Pietro Micca, la diagonale che rompe l’ordine torinese

Prima della via Pietro Micca, verso la metà 800, il centro storico della città di Torino versa in condizioni igienico-sanitarie malsane. Le strette vie, retaggio dell’antico impianto medievale  non lasciano circolare aria e il passaggio della luce è praticamente impossibile.
Nel 1885, il Comune decide di applicare anche a Torino la Legge di Napoli, varata pochi mesi prima per il risanamento della città partenopea, per promuove interventi di bonifica atti a riqualificare il centro storico cittadino.
Il risanamento inizia proprio da Via Pietro Micca, che diventa la prima via di Torino a rompere la planimetria urbanistica a scacchiera con una diagonale che unisce Piazza Castello a Piazza Solferino.

La via Pietro Micca

Un apposito comitato, del quale fa parte l’architetto Carlo Ceppi, studia il piano di risanamento e imposta le linee guida. Nel 1886 viene avviata l’opera di risanamento.
Il primo progetto prevede l’abbattimento della chiesa di San Tommaso, ma Ceppi si oppone promuovendo l’arretramento della facciata dell’edificio al fine di permettere la costruzione della nuova via senza privare la città di Torino della bellissima chiesa risalente al XVI secolo.

Nel maggio del 1897 via Pietro Micca è aperta al pubblico completamente porticata sul lato destro per permettere una continuità architettonica con Piazza Castello e ricca di eleganti palazzi Liberty.
Tra le costruzioni spicca ‘Casa Bellia‘ con i suoi prominenti bow-window, realizzata dall’architetto Carlo Ceppi.

via Pietro Micca, la diagonale che rompe l’ordine torinese